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  • Festival della Cultura – sesta edizione – prima serata. Ospiti: Roberta Frigeni e Giusi Quarenghi

Venerdì 27 ottobre si è tenuta, presso il teatro della Fondazione Opere Pie Rubini di Romano di Lombardia, la prima serata della VI edizione del Festival della Cultura. Storie del vivere, il Rotary Festival della Cultura parte con la serata dedicata alle Origini delle Storie. La rassegna culturale è come sempre organizzata dal Club in collaborazione con la Fondazione Rubini, l’Amministrazione Comunale ed è realizzata con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo dell’Oglio e del Serio. Grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, il progetto di questa edizione è sostenuto nell’ambito del bando di Ateneo per iniziative nel Public Engagement 2023.

“La vita è una questione di storie – ha detto Fabio Cleto, curatore scientifico del Festival – poco altro, tutto sommato. Storie che si collegano alle origini e alle fini dell’esistere, che nell’oscillazione fra inizio e fine trovano il proprio senso e che costituiscono una caratteristica fra le più fondamentali dell’umano. Sul palco c’erano due relatrici. Le storie della Storia, questo il filo conduttore di Roberta Frigeni, mentre narrazione e mito quello di Giusi Quarenghi, impegnate in un dialogo fra individualità e prospettive differenti che intreccia storia e narrazione. La Frigeni cita come la storia sia composta da tre concetti: l’indagine sulle azioni degli uomini, ciò che essi hanno compiuto (l’oggetto delle azioni), il racconto delle storie quotidiane che compongono la storia (con la S maiuscola). Giusi Quarenghi ha risposto: “la narrazione finzionale (con parti di fantasia) ci permette di allargare il campo semantico della parola storia, apre a forme di conoscenza diversa; non può esistere narrazione senza ascoltatore e proprio quest’ultimo ha una funzione di verità e la narrazione finzionale è uno spazio dove esistono le cose che non esistono. Anche lo storico deve ascoltare storie diverse, ha spiegato Frigeni: “Quelle di tutti coloro che offrono un punto di vista diverso e arricchente e che la Storia ad una voce ha trascurato o costretto al Silenzio”. Storie da valutare e collocare nel tempo e nello spazio, come si fa per un documento, che vale per il contesto in cui è collocato, anche ideologico e che mette in luce: “Ogni documento è un monumento, nel senso che è espressione di un’epoca, di un contesto socio-politico sulla base del quale va valutato. Qui sta la base del sapere adulto: quello che sceglie e sa distinguere”. Al metodo storico fa da contraltare l’approccio dello scrittore, ha ricordato Quarenghi: “Favorito dalla sensazione di avere un tempo infinito per raccontare storie, così come dall’ascoltare gli altri (lo dice ricordando la sua infanzia in Val Taleggio) che aiuta a sviluppare attenzione e – ha concluso – l’attenzione è la più alta forma di generosità (come disse Simone Weil) e questo significa dare realtà a quello che ti circonda”. Il prossimo appuntamento con la seconda ed ultima serata di questo VI Festival della Cultura sarà venerdì 17 novembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Opere Pie Rubini a Romano di Lombardia con il sociologo Enrico Finzi ed il teologo Giuliano Zanchi, che affronteranno l’idea di fine fra senso, realizzazione di sé e dimensione dell’oltre.

Cristian

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