Antropologia e teologia hanno chiuso gli appuntamenti autunnali della cultura targati Rotary.
Venerdì 17 novembre si è concluso il VI Rotary Festival della Cultura di Romano di Lombardia che in questa edizione autunnale ha avuto come tema: “Storie del vivere. Dialoghi”.
D’eccellenza i relatori dell’ultima serata: Enrico Finzi è espressione di chi getta uno sguardo antropologico e scientifico alla società, mentre don Giuliano Zanchi dello sguardo del teologo per il quale fine e fini sono certamente diversi.
Eppure, le due prospettive si intrecciano e l’incontro ce l’ha dimostrato; è difficile, infatti, fare i conti con la dimensione terrena senza considerarne il confine estre-mo e quanto ne segue; dall’altra parte, chi si fa carico dell’ultraterreno deve misurarsi sempre con chi viene prima e con la dimensione più intima dell’umano.
Enrico Finzi, nel 2019, aveva aperto il Rotary Festival della Cultura e si è confermato relatore colto ed avvincente. Se Finzi non si è limitato ai confini scientifici, don Giuliano Zanchi a sua volta ha raccontato di una spiritualità radicata nella vita, della dimensione umana che fa i conti con il trascendente. Il suo è stato un intervento dal taglio filosofico, con un’antropologia anche dell’arte e del mondo possibile: cioè la fantascienza. Entrambi dunque convocati per presentare la loro posizione sul tema della fine, hanno poi intrecciato le loro visioni aprendo a suggestioni estetiche e spirituali, in un gioco mobile delle parti. Per Finzi anche uno spunto sulla spiritualità.
“Ci ha fatto riflettere – continua ancora Cleto – sulla dimensione del post mortem, quella che determina la nostra esistenza e ci distingue dal non umano. Gli animali infatti sono consapevoli della morte soltanto quando essa sta per sopraggiungere nell’immediatezza, per l’uomo non è così e questo apre anche alla responsabilità dell’uomo.”
Cristian






