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  • INTELLIGENZA ARTIFICIALE: DOVE SIAMO E DOVE ANDREMO. Relatore prof. Manuel Roveri Politecnico di Milano

Martedì 4 giugno: una delle ultime conviviali dell’anno rotariano prima del passaggio delle consegne. In questa serata abbiamo trattato uno dei temi più discussi dell’ultimo periodo: l’Intelligenza Artificiale. Relatore della serata è stato Manuel Roveri, professore ordinario di Computer Science presso il Politecnico di Milano e vicedirettore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria con delega ai rapporti con le aziende oltre che membro dell’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale.
L’Intelligenza Artificiale è il ramo della computer science che studia lo sviluppo di sistemi hardware e software dotati di capacità tipiche dell’essere umano ed in grado di perseguire autonomamente una finalità definita prendendo delle decisioni che, fino a quel momento, erano solitamente affidate agli esseri umani. L’AI “lavora” utilizzando strumenti di Regressione, Classificazione, Clustering, Predizione, Ricerca delle Anomalie e Generazione; questa “cassetta degli attrezzi” consente all’Intelligenza Artificiale di “etichettare” i dati disponibili per fornire nuove classificazioni e risposte.
La quantità di dati richiesta per istruire un’intelligenza artificiale è elevatissima (basti pensare che tutto il contenuto di Wikipedia non copriva nemmeno il 3% del primo modello di Chat-GPT) ed inoltre richiede anche una notevole capacità computazionale.
Oggi, dopo essere passati dall’AI Tradizionale che era basata su quel che viene chiamato Deep Learning oppure Data Analytics, siamo di fronte all’AI Generativa.
L’AI tradizionale aveva come scopo quello di aiutare a prendere decisioni mentre quella Generativa ha come fine quello di creare dati con scenari verosimili; a differenza dell’AI tradizionale, che mappava input ed output con l’ausilio di una supervisione, quella Generativa apprende la distribuzione statistica dei dati per generarne di nuovi.
Per spiegare meglio l’AI Generativa, il prof. Roveri ha utilizzato il libro “Il Cigno Nero” di Nassim Taleb, citando la frase: “La storia e la società non strisciano, saltano: passando da una frattura all’altra con qualche vibrazione nel mezzo”.
Il cigno nero è qualcosa di imprevisto ed imprevedibile, caratterizzato da effetti rilevanti e che, solo a posteriori, può essere dedotto da alcuni segnali che ne accompagnano la comparsa. L’AI odierna, ossia quella generativa, risulta essere “troppo perfetta” se confrontata con quelle già esistenti negli anni ’60 (i cosiddetti chatbot): le risposte dell’AI Generativa so-no infatti troppo poco umane e questo le rende meno intelligenti se analizzate tramite il test di Turing.
L’AI generativa esisteva da molto, ma ciò che l’ha resa così travolgente nell’ultimo anno è stata la sua accessibilità: se in passato era necessario avere hardware complessi e capacità matematiche non trascurabili per poterla utilizzare, oggi siamo di fronte a un AI (Chat-GPT) che è facilmente accessibile dalle APP dei cellulari e che può essere facilmente utilizzata dai giovanissimi o da persone senza specifiche competenze.
I rischi sono notevoli, poiché l’AI può sbagliare in quanto non può prevedere tutti i possibili scenari che avvengono: ci sono campi, come la programmazione o la modellazione, dove è uno strumento prodigioso ma ce ne sono altri, come la medicina, dove invece non può essere lo strumento che sostituisce il medico ma sono uno strumento al servizio del medico.
Il futuro dell’AI è di divenire Adattiva, poiché l’adattività è una delle capacità chiave dell’essere umano che ne ha contraddistinto l’evoluzione; l’Adaptive AI consentirà ai sistemi dotati di intelligenza artificiale di adattarsi a nuovi tasks, nuove conoscenze e nuove condizioni di funzionamento (rimuovendo contestualmente conoscenze vecchie ed obsolete).
Al termine della relazione il prof. Roveri ha risposto alle numerosissime domande: l’AI è un tema caldo ed ancora poco conosciuto; la rapida esplosione assomiglia ad una bolla tecnologica e dovremo essere capaci di gestirne le aspettative e le relative delusioni. Predire il futuro non è lo scopo dell’AI, ma è quello di essere uno strumento a supporto dell’umanità; ci sono molti rischi, sia etici che finanziari e militari, che vanno guidati per evitare di fare un uso sbagliato di uno strumento che può veramente rivoluzionare il fu-turo.
Al termine della serata, dopo il consueto tocco della campana, l’appuntamento viene fissato a martedì 11 giugno per un “Parliamone tra noi” dove riassumere l’anno trascorso e dare una sbirciata a quello che verrà.

 

Cristian

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