Quella di martedì 6 maggio a Palazzo Colleoni è stata una serata ricca di storia e di visione. Protagonisti di questo prezioso intreccio di riflessioni, attualità e prospettive sono stati l’architetto Mauro Piantelli e il giornalista Dino Nikpalj.
Tema della serata è stata la riqualificazione del Gewiss Stadium, esempio emblematico di rigenerazione urbana, partendo da un contesto unico come quello del Lazzaretto.
Mauro Piantelli, fondatore dello studio De8_Architetti e della piattaforma NewitalianBlood, è attivo in Italia e all’estero su progetti che spaziano dalla scala urbana al dettaglio costruttivo. Il suo approccio “unspecialised architecture” lo ha portato a vincere di livello internazionale, ad essere candidato al Mies van der Rohe Award e a collaborare con figure del calibro di Tobia Scarpa, Perrault, Kuma e Rashid. Recentemente ha lavorato su interventi che coniugano patrimonio e innovazione, come Gres.Art a Bergamo o il cotonificio di Crespi d’Adda, sito UNESCO.
La storia dello stadio di Bergamo, che si sviluppa nell’arco di un secolo, è paradigmatica rispetto all’evoluzione degli impianti sportivi italiani, costruiti per lo più tra il 1920 e il 1940 come strutture “extramoenia”, esterne alla dinamica urbana e prive di un linguaggio architettonico specifico. “Tutti i progetti dell’epoca saccheggiavano l’architettura degli edifici civici”, osserva Piantelli. Ma a partire dagli anni Sessanta, con l’aumento delle capienze e l’espansione della città, gli stadi diventano vere e proprie infrastrutture tecniche, perdendo la loro dimensione civica. Un cambiamento evidente anche sul piano formale: “Fotografando lo stadio dal cortile del Lazzaretto, si notava chiaramente il passaggio da un lessico architettonico compatibile con il contesto, a uno ingegneristico, traumatico, con cui il dialogo era andato perso”. L’idea di realizzare un parcheggio interrato nasce proprio per restituire dignità al cortile, fino ad allora utilizzato come parcheggio a cielo aperto. Inoltre, la normativa prevedeva un’area di sicurezza tra impianto e città, impermeabile e sottratta all’uso collettivo. “Noi invece – spiega Piantelli – abbiamo eliminato quella separazione, trasformando il confine in bordo, ovvero in un margine poroso, aperto alla città”. Nasce così una nuova piazza e un nuovo parco urbano, tra i più estesi di Bergamo, che restituiscono lo stadio alla dimensione pubblica. Il piano terra ospita negozi al servizio del quartiere; il primo livello, attraversato da un anello distributivo, accoglie le funzioni richieste dalla normativa, mantenendo una facciata ventilata e aperta al 30%. Il Gewiss Stadium diventa così non solo un impianto sportivo, ma un intervento urbanistico, che offre una nuova prospettiva alla progettazione degli stadi in Italia. “Di solito si pensa allo stadio come infrastruttura tecnica o oggetto di design. Noi abbiamo voluto dimostrare che può essere occasione di rigenerazione urbana e motore della dinamica sociale ed economica di un territorio”.
Presentato a Roma, il progetto ha ottenuto una deroga storica: “È la prima volta che in Italia viene concessa una deroga di questo tipo. Lo stadio torna a essere un edificio civico: accessibile, attraversabile, vissuto tutta la settimana”. Una scelta di metodo, spiega Piantelli, fondata sull’idea che le norme non debbano vincolare la creatività architettonica, ma essere affrontate alla fine, a partire da un progetto convincente. Anche la forma rettangolare dello stadio nasce da una riflessione sul contesto: “Era l’unico modo per riallacciare il rapporto col Lazzaretto, spezzato dalle curve aggiunte negli anni Sessanta”. Questo approccio può indicare una strada ad altre città: “Non servono stadi fantasmagorici nelle periferie, slegati dal paesaggio. Serve un cambio di paradigma. Abbandonare la letteratura di settore, come dice Deleuze, e trovare una creatività di necessità”
Il progetto è stato raccontato anche da Dino Nikpalj, giornalista e scrittore bergamasco, autore di inchieste e reportage sull’Atalanta e sul rapporto tra sport, città e territorio. Nikpalj è vicecaporedattore de L’Eco di Bergamo, collabora con Bergamo TV e coordina l’Ufficio centrale del giornale. È inoltre vicepresidente della Cooperativa Città Alta e direttore artistico della rassegna “Liberi di sognare e pensare”. Da sempre attento ai temi urbanistici e culturali, ha affiancato con passione la narrazione di questo intervento, testimoniandone il significato simbolico e civile. “Lo stadio è tornato un edificio pubblico – ha sottolineato – non più solo luogo di evento, ma spazio di comunità”.





