Ristorante “Palazzo Colleoni” Cortenuova
Martedì 7 novembre 2017
S. MESSA IN SUFFRAGIO DI SOCI E FAMILIARI DEFUNTI
A seguire
“IL CENACOLO PRIMA E DOPO LEONARDO”
Celebrante eRelatore Mons. Tarcisio Tironi*
Martedì 3 novembre ci siamo ritrovati a Palazzo Colleoni per la prima nostra riunione novembrina, come di consueto preceduta dalla S. Messa dedicata ai nostri cari defunti. La S. Messa è stata celebrata dal Parroco Emerito di Romano di Lombardia e nostro Socio Onorario, Monsignor Tarcisio Tironi*, e con l’occasione sono stati ricordati anche tutti i soci defunti.
Dopo i convenevoli, presentato dal nostro Presidente Giorgio Finazzi, prende la parola Don Tarcisio che con l’ausilio di diapositive introduce il tema della serata “IL CENACOLO PRIMA E DOPO LEONARDO”. La serata novembrina, non fredda ma umida, le foglie degli alberi che hanno definitivamente assunto la colorazione autunnale, è particolarmente indicata per affrontare un tema che riconduce alla convivialità e anzi molti presenti richiamano le serate con cena a base di “lessi variegati” che Emanuele propone a Palazzo Colleoni; l’attenzione però questa sera è rivolta a “L’ultima cena” per come è rappresentata nell’arte pittorica e scultorea, con largo spazio al dipinto Leonardesco.
Don Tarcisio indica innanzitutto i significati religiosi di questo passaggio fondamentale di Gesù sulla terra:
- Il sacrificio del figlio di Dio fatto uomo;
- Il fallimento di Giuda;
- L’istituzione dell’eucarestia.
A riprova, le iconografie nella Storia dell’Arte, infatti, con grande frequenza si soffermano sugli aspetti riguardanti Gesù che istituisce l’eucarestia, il tradimento e la Comunione degli Apostoli.
“L’ultima cena” , ci riferisce don Tarcisio, viene rappresentata fin dall’antichità tanto che le prime tracce di disegni riferibili a tale circostanza si trovano nelle catacombe di Priscilla a Roma (II secolo d.c.) con l’evidente indicazione che le persone trapassate comunque presenziano al banchetto; molteplici sono i richiami ai racconti evangelici nelle rappresentazioni sul tema: dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci, al confinamento di Giuda collocato sotto il tavolo, cui comunque Gesù passa un tozzo di pane. Anche Giotto si cimenta nella rappresentazione dell’ultima cena, dipingendo Gesù con l’aureola d’oro a differenza degli altri apostoli, pur sempre con l’aureola, ma in finto oro tanto che con il tempo si presenta ora nera. All’inizio del XIV secolo le rappresentazioni dell’albero della vita riportano medaglioni in cui è rappresentata l’ultima cena.
In particolare assume diffusione il contrasto, dall’evidente significato, generato dalla rappresentazione del cenacolo e della scena della crocefissione su pareti opposte di uno stesso ambiente (la qual cosa viene riproposta anche nel refettorio di Santa Marie delle Grazie dove Leonardo da Vinci rappresentò il suo “Cenacolo”).
Non di meno la pittura fiamminga propone in molteplici circostanze la rappresentazione dell’ultima cena, ovviamente con ambientazioni, costumi e colori totalmente differenti.
Leonardo ha dipinto l’Ultima Cena( dimensioni: 880*460 cm) nel Refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie per volere di Ludovico il Moro, in un arco di tempo che va dal 1494 al 1497.
L’artista, trattandosi di pittura su muro, non si è affidato alla tradizionale quanto resistente tecnica dell’affresco, che impone una veloce stesura del colore sull’intonaco ancora umido, ma ha voluto sperimentare un metodo innovativo che gli consentisse di intervenire sull’intonaco asciutto e, quindi, di poter tornare a più riprese sull’opera curandone ogni minimo particolare. Purtroppo le intuizioni di Leonardo si rivelarono sbagliate e ben presto, per un ‘infelice concomitanza di cause, la pittura cominciò a deteriorarsi. Nel corso dei secoli, di conseguenza, si susseguirono molti restauri nel disperato tentativo di salvare il capolavoro.
Nel 1999, dopo oltre vent’anni di lavoro, si è concluso l’ultimo intervento conservativo che, grazie alla rimozione di tante ridipinture, ha riportato in luce quanto restava delle stesure originali.
In Lombardia tra i siti riconosciuti dall’UNESCO “Patrimonio dell’umanità” troviamo Milano con il complesso della Chiesa e Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie e uno dei dipinti più celebri al mondo: l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, due capolavori assoluti a livello mondiale. Il complesso è stato inserito nella lista del Patrimonio Unesco nel 1980, testimoniando una cultura ricca di valori da trasmettere all’umanità, che gravita proprio attorno al capoluogo di regione.
La fama del Cenacolo vinciano è testimoniata, oltre che dalle fonti scritte, dalle numerose copie che se ne fecero, sia a grandezza naturale (affreschi, tele e tavole), sia su supporti leggeri, come disegni e incisioni o anche attraverso sculture. Queste copie appaiono oggi particolarmente preziose per capire come il dipinto dovesse figurare in origine.
Attorno a Cristo gli apostoli sono disposti in quattro gruppi di tre, diversi, ma equilibrati simmetricamente. L’effetto che ne deriva è quello di successive ondate che si propagano a partire dalla figura del Cristo, come un’eco delle sue parole che si allontana generando stati d’animo più forti ed espressivi negli apostoli vicini, più moderati e increduli in quelli alle estremità.
Pietro (quarto da sinistra) con la mano destra impugna il coltello, come in moltissime altre raffigurazioni rinascimentali dell’ultima cena, e, chinandosi impetuosamente in avanti, con la sinistra scuote Giovanni chiedendogli “Dì, chi è colui a cui si riferisce?”. Giuda, davanti a lui, stringe la borsa con i soldi, indietreggia con aria colpevole e nell’agitazione rovescia la saliera. All’estrema destra del tavolo, da sinistra a destra, alcuni apostoli esprimono con gesti concitati il loro smarrimento e la loro incredulità, altro (quinto da destra) spalanca le braccia attonito; vicino a lui c’è chi porta le mani al petto, protestando la sua devozione e la sua innocenza.
La probabilità che certi particolari della composizione possano essere stati suggeriti dai domenicani è data dal fatto che questo ordine religioso dava grande importanza all’idea del libero arbitrio: l’uomo non sarebbe predestinato al bene o al male ma può scegliere tra le due possibilità. Giuda infatti nel dipinto di Leonardo è raffigurato in modo differente dalla grande maggioranza delle ultime cene dell’epoca, dove lo si vede da solo, al di qua del tavolo. Leonardo raffigura invece Giuda assieme agli altri apostoli.
Le rappresentazioni dell’ultima cena eseguite dopo Leonardo, appaiono largamente influenzate dal dipinto del maestro, ma anche la filmografia, come ad esempio, nel film di Pier Paolo Pasolini o in Jesus Christ Superstar.
Vivo è stato l’interesse dei presenti e solo l’ora tarda non ha permesso molte domande. La serata si chiude con i ringraziamenti al socio onorario don Tarcisio per la sua presenza e relazione e il consueto tocco della campana.
dieffe
*nativo di Grumello del Monte, ordinato sacerdote nel 1970, laureto in Sacra Teologia; primo incarico presso la Parrocchia S. Lucia in Bergamo, poi Vice-rettore del Seminario Vescovile, Direttore dell’Uffico della pastorale dell’età evolutiva, Consulente ecclesiastico del Centro Sportivo Provinciale, Cappellano delle Suore Clarisse, incaricato regionale per la pastorale giovanile e deglioratori, assistente diocesano dell’AC, dal 1991 Cappellano di Sua Santità; nel 1997 diventa Prevosto di Romano di Lombardia.














