Ristorante “Palazzo Colleoni” Cortenuova
Storia della Cardiochirurgia.
Vissuta da un protagonista
Relatore: il socio dottor Domenico Giordano
Martedì 17 marzo a palazzo Colleoni per la conviviale, complice una cena sopraffina, abbiam passato una serata memorabile. Salutati dal nostro Presidente Dario Bertulazzi, ci ha fatto una graditissima sorpresa Antonio Leoni, prestigioso fondatore del nostro CLUB, e grande era l’attesa per la relazione del nostro socio Mimmo Giordano. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per una conviviale davvero speciale. A partire per l’appunto dal menù, dopo un gustoso aperitivo, lo chef ha proposto fusilli freschi napoletani con ragù di astice (il bis ha spopolato…), un tenero filetto di branzino alle mandorle con insalata tiepida di champignon, patate e basilico (al solo pensiero viene ancora l’acquolina…) e per finire ananas fresco sciroppato in casa con gelato alla panna. Insomma… non plus ultra!
Dopo la presentazione del curriculum del relatore da parte del nostro Presidente, prende la parola Mimmo Giordano*, che con grande maestria e con l’ausilio di diapositive ci ha presentato uno spaccato della storia della Cardiochirurgia, che ha avuto proprio a Bergamo dei protagonisti assoluti, a partire dal protagonista per eccellenza che fu il compianto Prof. Lucio Parenzan, scomparso lo scorso anno. La Cardiochirurgia è una disciplina medica che ha avuto il maggior sviluppo negli ultimi 50 anni, che ha cambiato la qualità e la quantità della vita delle persone. Infatti per tantissimi anni il cuore è stato considerato un organo inviolabile, tanto che il Prof. Billroth, un insigne chirurgo tedesco (ideatore dell’anastomosi per il trattamento chirurgico del tumore dello stomaco), andava affermando che chiunque pensasse di fare un intervento sul cuore era da considerarsi un pazzo… Nel celebre quadro ‘lezioni di anatomia’, Rembrandt aveva già la genialità di riprendere un dottore, il Professor Tulp, nell’atto di eseguire un’autopsia che all’epoca veniva riservata solo ai condannati a morte… Questo concetto dell’inviolabilità del cuore, attorno agli anni 20 cominciò a scricchiolare: negli USA un chirurgo riuscì a dilatare una valvola mitralica in una ragazza di 15 anni, che sopravvisse per 4 anni. Rimase un fenomeno isolato: la Cardiochirurgia si affermò invece in tempo di guerra, nella 2° guerra mondiale, come chirurgia d’urgenza, sotto l’influenza del Dr. Dwight Harken, arruolato nell’esercito americano, riportando una casistica di ben 132 soldati operati per ferite cardiache. Altri seguirono dopo di lui in quello che è stato l’approccio primordiale della Cardiochirurgia come disciplina a sé, che è l’approccio esterno, ovverossia a ‘cuore chiuso’: Gross (legò un dotto di Botallo), Crafoord (corresse una coartazione aortica), Blalock & Taussig (fecero un intervento per la tetralogia di Fallot – la malattia dei bambini blu), Sellers (dilatò una valvola polmonare) e Baley& Harken (dilatarono la valvola mitralica con un dito). Erano interventi eccezionali, gravati da una mortalità assai elevata. Quello che cambiò radicalmente le sorti della Cardiochirurgia è stata proprio la macchina cuore-polmone, un dispositivo che permette di derivare il sangue che arriva al cuore, ossigenarlo, e quindi rimetterlo ossigenato nell’aorta, lasciando pertanto il cuore esangue (chirurgia a “cuore aperto”). In tal modo è possibile lavorare sul cuore senza avere interferenze da parte del sangue, su un campo “pulito”, per effetto della cosiddetta circolazione extracorporea (CEC). Grazie a questo dispositivo il chirurgo americano Gibbon nel ‘53 chiuse un difetto interatriale in una ragazza di 18 anni. In realtà sono gli anni sessanta che danno il là ai grandi interventi di cardiochirurgia: il Prof. Starr nel ’61 sostituì la prima valvola cardiaca, il medico argentino Renè Favaloro eseguì il 1° bypass aortocoronarico, e mitico!, nel ’67 Christian Barnard eseguì il 1° trapianto di cuore…
In generale gli obiettivi che si sono andati delineando per questa “neonata” disciplina sono: le cardiopatie congenite, le cardiopatie valvolare, le malattie delle coronarie, il trapianto cardiaco e le malattie dell’aorta.
Le cardiopatie congenite hanno rappresentato una tappa importantissima nella storia della cardiochirurgia: 6/8 bambini ogni 1000 nati hanno una malformazione cardiaca (6.000 ogni anno in Italia), il 50% non raggiunge il 1° anno di vita se non operato, il 97% di queste cardiopatie sono oggi correggibili, e almeno nel 50% conducono una vita normale nell’età adulta. Tali condizioni sono comunque in riduzione nel nostro paese (per lo più dovuto al calo delle nascite). Per quanto concerne le malattie che interessano le valvole cardiache, un tempo era la malattia reumatica la causa maggiore mentre oggigiorno prevalgono le forme degenerative per via dell’aumento dell’età media, insieme a un incremento notevole delle forme infettive (endocardite infettiva), grazie anche a un affinamento diagnostico. La chirurgia sulle valvole è di natura sostitutiva o riparativa. La sostitutiva si avvale di protesi biologiche e meccaniche. Il vantaggio delle protesi biologiche sta nel fatto che non necessitano di nessuna terapia per il buon funzionamento (basta una compressa di antiaggregante al dì) ma hanno una durata sui 10-15 anni max. Quelle meccaniche hanno una durata superiore alla vita media di un uomo, con l’inconveniente che abbisognano però di una terapia anticoagulante (terapia che serve per rendere il sangue più fluido in modo da non creare un inceppo nel meccanismo di apertura e chiusura della protesi). Non esiste una protesi che possa andar bene per tutti: ogni caso fa storia a sé, e soprattutto la scelta dell’intervento deve essere personalizzata, tenendo in conto le esigenze e/o preferenze del malato.
Tra l’interesse generale, Mimmo Giordano ha passato in rassegna i principali killer del cuore che sono l’infarto del miocardio e lo scompenso cardiaco. In particolare l’infarto miocardico che colpisce 160.000 persone tra i 35 e 65 anni all’anno in Italia (una persona ogni 3-4 min.) con circa 40.000 morti ogni anno. La malattia coronarica è dovuta all’occlusione o al restringimento di una delle arterie coronarie e può essere prevenuta in larga misura da comportamenti virtuosi come la riduzione di fattori di rischio importanti quali il fumo, elevati livelli di colesterolo, l’ipertensione, il diabete, l’obesità.
La parte conclusiva della sua seguitissima relazione è interamente dedicata al trapianto cardiaco. Il primo, come già ricordato, fu eseguito a Città del Capo il 13 dicembre 1967 da Christian Barnard e il paziente sopravvisse fino al 2 gennaio del 1968: il cuore era di una ragazza di colore (deceduta per un incidente), evento eccezionale per l’epoca in quanto in Sudafrica era in vigore l’aparthied. Poco dopo a Bergamo, agli Ospedali Riuniti, nasce la Cardiochirurgia, come Centro INAM di alta specializzazione cardiochirurgica della prima infanzia: il pioniere e protagonista assoluto di questa stagione che si è protratta fino ai nostri giorni è il Prof. Lucio Parenzan, maestro di vita, maestro di chirurgia per tanti. Prima dell’istituzione formale del Centro, l’attività cardiochirurgica era iniziata nel ‘66 con un intervento di correzione per stenosi polmonare, condotto in CEC; nel ’68 fu eseguito un intervento su una bimba di 2 mesi che aveva un ritorno anomalo delle vene polmonari nel cuore di dx (anziché a sx): questa signora cinquantenne sta tuttora bene… Il 1° bypass venne eseguito il 20 gennaio 1972. Il ricordo personale del relatore va al suo primo incontro con il Prof. Parenzan e alla frase che non ha mai dimenticato… La Cardiochirurgia bergamasca sotto la direzione e sotto la scuola del Professore ha conseguito risultati di prima grandezza: 1° centro di Cardiochirurgia pediatrica, 1° trapianto cardiaco (1985), 1° trapianto cuore-polmoni (1991), prime assistenze ventricolari (cuore artificiale), 1° banca homograft (valvole aortiche prelevate da cadavere), oltre 25.000 cardiopatici operati, 904 trapianti cardiaci (118 i pediatrici – uno dei numeri più alti in Italia). Tali risultati veramente strepitosi si sono avvalsi della grande collaborazione con i cardiologi, tant’è che oggi tutti questi professionisti lavorano in un unico grande dipartimento che è il Dipartimento Cardiovascolare. Questa collaborazione viene esemplificata in una celeberrima scultura del Canova, Amore e Psiche, che prende spunto dalle Metamorfosi: nell’ultimo episodio delle “Metamorfosi”, Amore o Eros sveglia Psiche che dorme e lei lo ricambia con un abbraccio. Ci lascia con questo indovinello: chi è il cardiochirurgo e chi il cardiologo? In realtà le “Metamorfosi” che scrisse Apuleio si chiamavano “L’asino d’oro” (le metamorfosi sono il sottotitolo). A questo punto per gli astanti l’indovinello si complica per la comparsa in scena del cardioanestesista: dulcis in fundo, a noi l’ardua scelta tra l’uomo che tira l’asino, l’Asino di Apuleio e la capra di….!?!?
Mimmo Giordano conclude quella che sarà ricordata come una serata altamente suggestiva per i contenuti e dal grande impatto comunicativo: prima di dare voce a una semplicissima lettera di ringraziamento della piccola Luisa al suo grande Professore Parenzan -“ora anch’io posso correre”, ricorda una delle ultime relazioni del Prof. che recitava “quelli che s’innamoran di pratica senza scienza son come il nocchiero ch’entra in naviglio senza timone o bussola che mai ha certezza dove si vada” (la frase è di Leonardo).
Grazie Mimmo per la passione, la passione di un protagonista vero!!
* nativo di Reggio di Calabria, si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1978 a Parma, si specializza in Cardioangiochirurgia a Bologna nel 1988. Dal 1979 lavora nella Struttura Complessa di Cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo (ora Papa Giovanni 23°), con la qualifica di Dirigente Medico con Alta Specialità a valenza Aziendale, e ha conseguito l’idoneità nazionale a Primario di Cardiochirurgia nel 1989. Dal novembre 1985 ha preso parte al programma di trapianto cardiaco. Nel novembre 1985 esegue il primo prelievo multiorgano in Italia presso l’Università di Padova. Dall’inizio della sua attività ha eseguito circa 2.500 interventi di cardiochirurgia come primo operatore. Coniugato, 3 figli: uno fa il cardiochirurgo a Edimburgo.
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