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  • IL FUTURO DELL’ENERGIA NUCLEARE DOPO FUKUSHIMA. IL CASO DELL’ITALIA – 13 DICEMBRE RISTORANTE “LA MURATELLA”
Il futuro dell’Energia Nucleare dopo Fukuscima. Il caso dell’Italia

Relatore prof. Ing. Ernesto Pedrocchi

Energia da sempre il carburante necessario all’economia mondiale. Tutta la nostra vita dipende dalle politiche di produzione e approvvigionamento di energie; che sono di tre tipi: quelle rinnovabili (dipendono dalla natura terrestre e dal sole), le energie di origine fossile (gas, petrolio) accumulate dalla evoluzione della terra e l’energia nucleare, inventata dall’uomo nel secolo scorso. Però, mentre le prime sono facili a comprendersi, l’energia nucleare è poco conosciuta e la sua natura impalpabile e pericolosa la rende misteriosa, ostica ai più. E’ nata male. Drammi epocali, come quelli di Hiroshima e Nagasaki, pur vecchie di 65 anni, sono là a ricordarci la sua perversità, alla fine, il numero dei decessi, in rapporto unitario all’energia prodotta, rappresenta un’incidenza molto bassa in termini di vittime. Nel mondo sono al momento attive circa 430 centrali e i paesi con la produzione percentualmente più alta sono la Francia, gli Stati Uniti e la Slovacchia. Da pochi anni (dopo ben 25 anni dall’incidente di Cernobyl) si era ricominciato a parlare del nucleare italiano (nel mondo l’Italia era la terza potenza del nucleare civile, appena dopo il conflitto 1940-45), ma il tragico incidente di Fukushima, a seguito del terremoto e del conseguente tsunami, ha di nuovo cambiato la situazione. Un nuovo referendum ha cancellato ogni possibilità futura, almeno nel medio periodo. D’altra parte sappiamo che anche il Giappone ha giocoforza ridotto dell’80% la sua produzione energetica e la Germania la sta riducendo del 50%. A livello mondiale si sta lavorando alla stesura di nuovi protocolli di sicurezza e si stanno approntando dei veri e propri “Stress Test” che costituiranno la base per riportare la fiducia dei cittadini nella nuova tecnologia. Usare i dati avulsi dal contesto serve ai giornali per fare notizia, ma, nel contempo, la stessa stampa dimentica di elencare il numero delle vittime provocate dalle altre industrie energetiche. Lo sviluppo di nuove tecniche di rigenerazione dellâuranio (una sorta di ricarica del materiale già utilizzato) porta vantaggi notevoli al settore il quale propone ormai cicli virtuosi e senza scorie che, alla fine, renderanno lâuranio un materiale praticamente inesauribile. I vantaggi del nucleare sono evidentissimi anche dal punto di vista ambientale vista la totale assenza di emissioni di CO2. Il carburante di una centrale nucleare incide solo per il 5% del costo di produzione, dunque una centrale sicura è una gallina dalle uova d’oro e si spiega perchè negli Stati Uniti siano state “estese” per altri vent’anni almeno una ventina di centrali. L’Italia anche nel medio termine non ce la farà, il suo gap tecnologico, prima all’avanguardia (la pila atomica di Fermi) è ormai esclusa da tutto e saremo giocoforza destinati ad acquistare energia elettrica prodotta all’estero (Francia e Svizzera in primis). Un destino economico di sicura decadenza visto che di energia ce ne occorrer è sempre di più. Nel frattempo chissà se riusciremo a sopravvivere. Una prospettiva interessante per noi, potrà essere quella di visitare una centrale nucleare Svizzera, situata tra Berna e Zurigo. Il professor Petrocchi si è offerto di accompagnarci, come fa con i suoi studenti del Politecnico e noi non potremo che ringraziarlo per la sua disponibilità, quella già dimostrata accettando il nostro invito a tenere questa interessante relazione.

(pieffe)

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