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  • Bergamo, “città duale”: la (ri)scoperta del centro Piacentiniano e dell’ingegner Giuseppe Murnigotti. Relatori: Antonio Cortinovis e Alfredo Verzeri

È stata una serata di grande interesse culturale quella di martedì 10 marzo, che ha visto protagonisti due ospiti d’eccezione: gli architetti Antonio Cortinovis e Alfredo Verzeri, studiosi del territorio e profondi conoscitori dell’evoluzione urbanistica della città di Bergamo. Ad aprire l’incontro è stata la presidente incoming Iva Conti Schivardi, che ha introdotto i relatori e il tema della serata, dedicato alla riscoperta del Centro Piacentiniano di Bergamo unita a una figura di grande rilievo nella storia dell’ingegneria e dell’urbanistica tra Ottocento e Novecento: l’ingegner Giuseppe Murnigotti.

Nato a Martinengo nel 1834 e scomparso a Nizza nel 1903, Murnigotti fu un ingegnere, inventore e imprenditore dal profilo straordinariamente eclettico. Nel corso della sua vita depositò diversi brevetti innovativi: tra questi, tra il 1879 e il 1883, un velocipede con motore a gas, considerato tra i primi tentativi di veicolo a motore individuale, e il velocigrafo per locomotive. La sua attività spaziò però ben oltre l’ambito dell’invenzione: Murnigotti si occupò anche di ingegneria idraulica, studiando metodi per il compattamento delle pietre cementizie, la mantellatura degli argini dei fiumi e nuove tecniche costruttive per le gallerie. Parallelamente sviluppò un’intensa attività imprenditoriale, tra cui la gestione di una fornace di laterizi nella zona Malpensata–Conventino a Bergamo.

La sua visione si estese anche all’urbanistica: negli anni tra 1891 e il 1900 elaborò progetti e proposte per la trasformazione dell’area dell’antica Fiera di Bergamo e studi per nuovi quartieri a Milano, nella zona della Piazza d’Armi, poi divenuta il Parco Sempione, sostenendo la conservazione del Castello Sforzesco e opponendosi alla costruzione massiva in quell’area verde. Dopo la tradizionale cena conviviale, la parola è passata ai relatori. L’architetto Antonio Cortinovis ha guidato i presenti in un affascinante percorso attraverso l’evoluzione urbanistica della città di Bergamo, definita efficacemente una “città duale”, per la sua natura divisa tra Città Alta e Città Bassa. Questa duplicità affonda le radici nella storia stessa del territorio: dalla città romana ai borghi medievali fino allo sviluppo moderno.

Il racconto ha attraversato i secoli fino alle trasformazioni dell’Ottocento e del primo Novecento, introducendo il contesto in cui maturò l’opera di Giuseppe Murnigotti.

A questo punto è intervenuto l’architetto Alfredo Verzeri, che ha approfondito la figura dell’ingegnere martinenghese e il suo contributo alla trasformazione della città. Secondo una rilettura storico-urbanistica basata su documentazione d’archivio, già nel 1891 Murnigotti presentò al Comune di Bergamo una proposta progettuale per la riqualificazione dell’area della Fiera cittadina, destinata a essere dismessa. La sua idea, selezionata dalla giunta comunale tra varie proposte, non venne allora realizzata per motivi economici, ma anticipò molti dei principi urbanistici che sarebbero stati ripresi anni dopo nel progetto vincitore del concorso del 1908, poi sviluppato dall’architetto Marcello Piacentini.

Secondo questa interpretazione, parte dell’impianto urbanistico dell’attuale centro di Bergamo Bassa, comunemente definito “Centro Piacentiniano”, sarebbe in realtà debitore delle intuizioni di Murnigotti. Non si tratta di ridimensionare il contributo di Piacentini, ma di riconoscere il ruolo pionieristico dell’ingegnere bergamasco, che già alla fine dell’Ottocento aveva elaborato una visione moderna della città. Tra gli elementi più innovativi del suo progetto vi era la volontà di preservare la visuale panoramica verso Città Alta, mantenendo la percezione scenografica del profilo della città storica: un’intuizione urbanistica e paesaggistica che dimostra la sensibilità di Murnigotti verso il rapporto tra nuovo sviluppo urbano e tutela del contesto storico.

Il suo progetto prevedeva inoltre una nuova organizzazione delle connessioni infrastrutturali e degli spazi pubblici del centro cittadino, con piazze e percorsi capaci di accogliere i flussi provenienti dalla provincia, eredità dell’antica funzione commerciale della Fiera di Sant’Alessandro. In questo senso Murnigotti può essere considerato, a pieno titolo, un urbanista ante litteram, capace di coniugare visione tecnica, attenzione al paesaggio e sviluppo urbano. La serata si è conclusa con un vivace momento di confronto, durante il quale i soci hanno posto domande e riflessioni sul tema dell’urbanistica moderna, sull’impatto sociale delle trasformazioni urbane e soprattutto sulla figura dell’ingegner Murnigotti, personalità di grande ingegno e visione, purtroppo non sempre adeguatamente ricordata dalla memoria collettiva.

Un sentito ringraziamento va ai nostri relatori, che con competenza, passione e chiarezza espositiva hanno guidato i presenti alla scoperta di una pagina affascinante della storia urbanistica del nostro capoluogo, contribuendo a riportare alla luce il contributo di un protagonista spesso dimenticato ma fondamentale per comprendere l’evoluzione della Bergamo contemporanea.

M.ko

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