Il Presidente Finazzi presenta la serata introducendo i relatori entrambi cittadini romanesi dediti con encomio al mondo del volontariato, sottolineando come donare sangue sia un aspetto culturale, fatto gratuitamente che ne definisce anche uno stile di vita. La cultura della donazione è fortemente presente sia in AVIS che nel ROTARY: mettere al centro la persona per il bene collettivo.
Originario di Romano di Lombardia, Oscar Bianchi, 53 anni, sposato con due figlie, ha un profilo accademico e professionale solido: è laureato in Economia e Commercio e in Giurisprudenza, e attualmente lavora come Responsabile d’area in un importante istituto di credito. Il suo percorso nel mondo del volontariato è segnato da numerosi incarichi di rilievo, tra cui Presidente di AVIS Regionale Lombardia, Presidente di AVIS Provinciale Bergamo e di CSV Bergamo.
Più recentemente, ha assunto anche il ruolo di Presidente di CSVnet Lombardia, realtà che coordina i Centri di Servizio per il Volontariato della regione, a conferma del suo radicato impegno nel terzo settore. Esperienze che mette a disposizione con una conoscenza profonda e capillare del mondo Avis.
Senza donatori non c’è Avis, esordisce Il Presidente AVIS che definisce le sfide per il futuro «Raggiungere nel più breve tempo possibile l’autosufficienza nei plasmaderivati, lavorare insieme per affrontare il tema del ricambio generazionale e valorizzare la cultura del dono, che in Italia è un vero e proprio modello»
Cultura del dono
Nel quadriennio che si è aperto con il mandato di Bianchi, Avis festeggerà i cento anni di vita (la data di nascita risale al 1927). Le sfide appartengano a due grandi mondi, dice il presidente. Il primo ha a che fare con la gratuità del dono: Dovremo mantenere alta l’attenzione e fare l’impossibile affinché il dono in Italia continui a essere gratuito e non si ricorra, come accade in altri Paesi, al mercato per quanto riguarda i globuli rossi, il plasma e i prodotti plasmaderivati ed emoderivati. Da quasi cento anni l’Italia opera dentro la gratuità del dono e vogliamo continuare a farlo. È un valore di cui abbiamo avuto la prova provata durante il periodo della pandemia, quando i donatori di sangue, pur nel rischio, hanno continuato a donare dentro le unità di raccolta associative: è il risultato di un percorso di costruzione di una cultura del dono che oggi è un vero e proprio modello e anche una forza. Una forza d’animo per il bene comune: la cultura del dono è un valore inestimabile che non possiamo permetterci di perdere, va oltre il dono perché intercetta la cura dell’altro e il bene per l’altro.
La seconda prova a cui è chiamata l’Avis nel guardare al futuro, secondo Bianchi, è la valorizzazione della rete associativa, o meglio, delle reti associative. Avis è dentro al mondo del volontariato che caratterizza il nostro Paese. Gli scenari e la società cambiano velocemente: noi non possiamo pensare di camminare da soli, dobbiamo costruire reti di associazioni di volontariato che collaborino ciascuna per il proprio pezzettino. Lavorare insieme è la via per affrontare il tema del ricambio generazionale e guardare al nuovo modo di fare volontariato dei giovani.
Il volontariato di domani è specializzato, professionalizzato, coinvolgente: per questo è importante mettere le persone nella condizione di acquisire competenze, formare e formarsi.
Che cos’è l’Avis oggi? Per Bianchi è «dono del sangue e volontariato, ma non solo. È cultura del dono, stile di vita, convivenza e socializzazione, attenzione al prossimo e cura di se stessi, perché l’atto della donazione può diventare luogo di prevenzione.». L’autosufficienza è un obiettivo
Le donazioni di sangue nel 2024 hanno superato il traguardo dei due milioni. Degno di nota il sorpasso dei numeri pre-pandemia, che aveva determinato una flessione di tutti i valori. È un dato che fa ben sperare, il segno di una rinnovata fiducia e disponibilità degli italiani verso un gesto fondamentale per la sopravvivenza di molte persone. Due milioni di unità di sangue raccolte sono importanti, ma l’autosufficienza va conquistata e mantenuta tutti i giorni. Dobbiamo ricordarci che vengono utilizzate cinque sacche di sangue ogni minuto negli ospedali italiani e che ogni giorno 1800 persone ricevono una sacca di sangue. Per questo è fondamentale reclutare sempre nuovi donatori: il miglior posto dove conservare il sangue è il corpo dei donatori e delle donatrici pronti a rispondere presente in caso di necessità. Per quanto riguarda il plasma, che viene girato all’industria per la produzione di farmaci, abbiamo superato la soglia dei 900mila chili ma non basta, non abbiamo l’autosufficienza. La vera sfida è raggiungere nel più breve tempo possibile l’autosufficienza nei prodotti plasmaderivati a fronte di una popolazione sempre più anziana e di bisogni crescenti. Dobbiamo intercettare e coinvolgere i giovani e i nuovi cittadini italiani. Prima di assumerne la guida a livello nazionale, Bianchi è stato segretario di sezione nel suo comune in provincia di Bergamo, poi presidente comunale, tesoriere e presidente provinciale e regionale. Una delle cose che mi sono ripromesso di mantenere è proprio il contatto con il territorio, aggiunge, una prossimità nei confronti del donatore. Soltanto respirando i problemi dal vivo si possono pensare soluzioni per tutti e di tutti: il donatore deve essere sempre ascoltato e accompagnato nel gesto della donazione, perché senza donatori non c’è Avis.
La parola quindi passa a Bruno Landi, Presidente AVIS a Romano, che oltre a descrivere l’organizzazione e l’operatività dell’AVIS locale svolge anche una attività di tipo sociale, volta comunque a far conoscere l’opportunità del donare sangue, come la ormai decennale Festa di San Giuseppe con “Öf, böcc e salàm nostrà” , oltre al Mercatino dell’Antiquariato ogni primo sabato del mese e all’evento “Lame sotto i portici” che ormai ha raggiunto un livello di partecipazione assolutamente importante.
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