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  • Le eccellenze della città di Romano. Arte, Architettura, Storia. Relatrici: Nicoletta Goffi e Miriam Bellini

Il Presidente Finazzi presenta la serata introducendo le relatrici che fanno parte delle guide che in occasioni speciali accompagnano i visitatori tra le bellezze di Romano, questa possibilità ha inizio con la fondazione del MACS a cura di Monsignor Tarcisio Tironi, nostro socio onorario, che con l’allestimento del museo ha anche favorito la presenza di cittadini volontari che illustrassero quanto propone la città.
Nicoletta Goffi parte dalle origini storiche di Romano, ricordando che i primi documenti che testimoniano l’esistenza di un nucleo di abitanti risale al 980 d.c., la cosiddetta Romano Vetere, poi distrutta e rifondata nel 1171 d.c., il giorno di san Biagio, motivo per cui nonostante non ne sia il Patrono viene festeggiato. Con la fondazione nel 1171 la località prese da subito la forma di scudo allungato completo di strade che si riunivano in quelle vie di maggior dimensione che ricordano il cardo e decumano di origine romana. La principale piazza ospita i palazzi che rappresentavano i due principali poteri: la chiesa parrocchiale e il palazzo della Comunità.
Come tutto il territorio circostante, anche Romano, nel corso del XIV secolo, subì l’influenza milanese: a questo periodo risale la Rocca, costruita a ridosso della cerchia muraria demolita nel XIX secolo, adattando una torre d’avvistamento del secolo precedente.
Nel 1428 ci fu il passaggio alla Repubblica di Venezia e da questo momento in poi Romano sarà un comune di confine, a ridosso del Fosso Bergamasco, che da sempre costituirà il confine con il Ducato di Milano.
Il centro abitato venne cinto da un possente impianto fortificato e protetto da un doppio fossato, tre erano gli ingressi, con le vie molto raccolte e gli edifici addossati l’uno con l’altro: Porta Bergamo, posta a nord, Porta Brescia, a est e Porta Crema.
I nuovi feudatari riconobbero molteplici privilegi ai romanesi, tra cui l’esenzione dalle tasse e l’inserimento in una sorta di zona franca, situazione che permise il prosperare a livello economico e sociale.
I Visconti, i quali pochi anni dopo iniziarono una lunga disputa con la repubblica di Venezia, volta ad ottenere il controllo sull’intera zona, ma Venezia ebbe la meglio come ricorda l’affresco con il leone alato presente nella rocca.

Gli abitanti godettero di esenzione dalle tasse veneziane per alcuni prodotti, questo portò all’incremento delle attività commerciali, e alla formazione di tre mercati settimanali per la vendita dei prodotti sotto i portici cittadini, con la conseguente ricchezza di alcune famiglie.
La dominazione veneta durò fino al 1797, quando vi subentrò la napoleonica Repubblica Cisalpina, e a Romano si forma il «Governo del popolo libero di Romano». Questa ebbe vita breve, dal momento che già nel 1815 venne sostituita dal Regno Lombardo Veneto, inserito nell’Impero austriaco.

La Rocca
La parola passa a Miriam Bellini che ci propone l’icona della città: La Rocca Viscontea, risalente al termine del XII secolo, può essere considerato uno degli edifici storicamente più interessanti dell’intera zona. In esso si possono notare più sovrapposizioni architettoniche risalenti a differenti periodi, che vanno dal XII al XVII secolo. A tal riguardo un esempio può venire dalle tre torri, poste ai vertici perimetrali della sezione rettangolare, delimitate esternamente da un profondo fossato prosciugato. Una delle torri risale al periodo visconteo, un’altra all’epoca comunale, e l’ultima all’epoca della signoria dei Colleoni, in cui il condottiero vi rinchiudeva i prigionieri. In età Viscontea la rocca era dotata di numerose armi da fuoco.
Le mura, alte oltre cinque metri, hanno un singolo ingresso al quale si accede da un ponte in muratura, venuto a sostituire il ponte levatoio originale, a lato dell’ingresso principale è apprezzabile la posterla poi murata. Le mura possiedono una merlatura di stampo ghibellino ma, a causa del succedersi dei domini, tratti di merlatura presentano riadattamenti di stampo guelfo. All’interno si aprono piccole contrade pavimentate in acciottolato (la Corte Grande e la Corte della cancelleria veneta) con numerosi affreschi raffiguranti gli stemmi della Serenissima.
La rocca fu ricostruita in sostituzione di una precedente fortificazione, già attestata nel 1152 e demolita nel 1170 per mano di Federico Barbarossa.

Basilica di san Defendente
Edificata all’inizio del XVI secolo, presenta una struttura su due navate sormontate da una volta a botte, e un aspetto esterno molto anomalo. Questo è dovuto al fatto che la chiesa è inserita tra la parrocchiale, a cui si accede mediante la sagrestia, e la chiesa di Santa Maria di Lourdes. All’interno spiccano i dipinti di Enea Salmeggia (la Santissima Trinità), di Andrea Pozzo (La disputa di Gesù), di Pietro Ricchi (San Defendente e Sant’Alessandro) e di Pietro Mango (Martirio di San Defendente). Di notevole impatto sono inoltre gli stucchi e le decorazioni di Filippo Comerio.

Chiesa campestre di San Giuseppe
Tuttavia la costruzione religiosa più antica di tutto il territorio di Romano è la piccola chiesa campestre di San Giuseppe, un tempo tempio pagano. Un tempo intitolata a sant’Eusebio, è documentata già nella prima parte del XII secolo, di cui sono rappresentative le forme romaniche. Dopo un periodo di totale abbandono, è stata restaurata nella seconda metà del XX secolo. Chiesa della Beata Vergine di Lourdes
Attigua alle altre due, comunica direttamente con la basilica di San Defendente. Detta anche chiesa delle Congregazioni Femminili, risale all’inizio del XX secolo, progettata dall’architetto Elia Fornoni in stile gotico-lombardo. Possiede una struttura a tre na-vate con presbiterio poligonale, nonché un buon numero di opere, tra le quali spiccano quelle di Giovan Battista Galizzi e Andrea Fanti.

Chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta e San Giacomo Maggiore
Posta sul lato ad est della piazza, venne edificata nel 1762 da Giovan Battista Caniana, noto architetto romanese. Tuttavia fu completata ed ampliata nei decenni successivi grazie al contributo di architetti del calibro di Francesco Caniana, Simone Elia e Giacomo Quarenghi, una delle poche opere realizzate da ultimo in Italia è l’altare maggiore che è stato creato su disegno dell’architetto e realizzato tra il 1797 e il 1799.
Numerose sono le opere in essa contenute: si va dalle sculture del Moneghini e del Gelpi, ai dipinti di Coriolano Malagavazzo (la Santissima Trinità), Giovan Battista Moroni (la sua celebre Ultima Cena).
Utilizzata come chiesa parrocchiale, presenta un’unica navata comprendente ben nove altari e due sagrestie, da cui si può accedere all’attigua chiesa di San Defendente. Le campane presenti sui campanili sono 12.

Santuario della Beata Vergine della Fontana
Numerosi sono gli edifici minori degni di nota: il santuario Madonna della Fontana, edificato all’inizio del XVII secolo in tardo-rinascimentale e dotato di una pianta ottagonale. Molto caratteristici sono il campanile in stile barocco, nonché gli stucchi ed i dipinti.

Palazzo Rubini
Edificato nel 1854 come residenza del famoso tenore romanese Giovan Battista Rubini, su progetto dell’architetto Pagnoncelli, presenta al proprio interno opere di tutto rispetto, tra cui statue, stucchi e dipinti di grande valore. Lo stile è neoclassico, con un bel giardino ed una piccola corte con porticato.
Nell’edificio in seguito venne istituito il museo intitolato al tenore stesso, nonché una succursale del Liceo Don Lorenzo Milani, la sede del Corpo Civico Musicale “G.B. Rubini” e di due scuole di musica.
Serata piena di suggestioni da cui traspare il trasporto delle nostre relatrici, che si sono passate la parola per la descrizione dei vari monumenti, e la passione con cui ci hanno descritto il tour della città di Romano. L’invito è quello di approfondire e visitare con attenzione i monumenti descritti.

Prima di salutare i convenuti, il Presidente ricorda l’appuntamento per martedì 10 febbraio quando sarà relatrice la Dottoressa Emi Biondi, Primario di Psichiatria al Papa Giovanni XXIII°, autrice de “Il maschio fragile” che interverrà sul tema: “Nuove generazioni a confronto, educazione, emozione e ricerca di sé”.
Un ringraziamento e i complimenti dei soci a Nicoletta e Miriam, cui è stato donato un piccolo ricordo della serata e del nostro club, per la presentazione delle eccellenze di Romano.

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