Ristorante “Palazzo Colleoni” Cortenuova

Martedì 24 Novembre 2015

Martedì 24 novembre 2015 sono intervenuti alla nostra
riunione settimanale il Presidentedel Cigar Club di Bergamo, CristianDi Lemma, il vice Presidente, Enrico Puglisi ed il Responsabile della Tabaccheria Paris di Osio Sotto (rivenditore ufficiale Habanos), Alessandro Paris.
Durante la presentazione ci sono stati mostrati filmati a corredo della parte di spiegazione relativi a tutta la linea di produzione
dei sigari cubani, dalla semina del tabacco fino all’inscatolamento del prodotto.
Cigar Club di Bergamo nasce dalla collaborazione e passione per il fumo lento di alcuni amici che hanno deciso di dar vita ad un punto di incontro tra gli associati, stimolandone la socializzazione e condividendo l’interesse per il fumo dei sigari.
Scopo principale del club è diffondere la cultura del sigaro ed educare alla corretta degustazione attraverso anche corsi di
formazione, eventi, gite e manifestazioni dedicate ai soci e agli ospiti che desiderano avvicinarsi a questo mondo.
I sigari sono un mondo di infinito piacere.
Ma anche di storia, tradizioni, cultura.
CIGAR CLUB BERGAMO è il club dedicato a tutti coloro che desiderano condividere questa passione. Durante gli incontri
organizzati dal CIGAR CLUB BERGAMO si può cenare e alla fine fumare un ottimo sigaro.
Il bravo ristoratore Emanuele ha anche stampato sul menu dedicato alla serata il motto “… un buon sigaro e una bella donna
risolvono completamente il problema dell’esistenza, almeno per un po’. Il sigaro ha il pregio aggiuntivo di consumarsi in silenzio: non parla e finisce nel nulla….”STORIA del Cigar Club Bergamo
Tutto nasce alla fine del 2009. Una forte amicizia ed una passione comune sfociano nell’idea di sviluppare in maniera adeguata
questa passione. Andare oltre la semplice fumata, cercare di creare un legame con il territorio, sviluppare nuove amicizie, dare più valore alla buona cucina cercando sempre i migliori abbinamenti enogastronomici.
Dopo tante cene, innumerevoli caffè ed infinite fumate, finalmente ad ottobre 2009 si arriva al momento tanto atteso la serata fondativa del CIGAR CLUB BERGAMO in occasione
di una cena indimenticabile.
Ma quello di cui più si va fieri è la risposta entusiasta di tanti amici ed appassionati.
La scelta del sigaro da fumare durante i nostri incontri, risiede nella continua ricerca della qualità, senza considerare la provenienza del prodotto cercando di rispettare il gusto
di tutti. Noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di proporre solo i migliori prodotti presenti sul mercato.
Dopo la parte introduttiva descrittiva del club Cristian Di Lemma – Presidente Cigar Club Bergamo ha dato corso alla sua relazione.
Il sigaro cubano è detto puro. Tutti i sigari cubani attualmente sono puros, termine che indica che tutte le sue componenti sono di
medesima provenienza: allo stesso modo esistono puros domenicani e altri. Per capire il significato è necessario capire come è fatto un sigaro.
È bene inizialmente premettere che gli avana apprezzati nel mondo sono tutti long filler, ovvero realizzati impiegando foglie di tabacco intere, e non trinciati o similmente prodotti.
Il sigaro viene generalmente prodotto assemblando diverse qualità di foglie nei tre principali costituenti: fascia (in spagnolo capa), sottofascia (in spagnolo capote) e ripieno (in
spagnolo tripa).
• La capa è la parte superficiale del sigaro, composta da foglie molto spesse raccolte da una varietà particolare di tabacco, detta
corojo. Le foglie ricavate per la fascia, scelte per la bellezza e la lucidità, non hanno invece grande importanza nel ‘sapore’ del sigaro (intorno al 10%).
• Il capote è la cosiddetta sottofascia del sigaro, composta da foglie di seconda scelta (dal punto di vista estetico) della varietà corojo,
la stessa della fascia.
La tripa è il ripieno del sigaro. Le foglie utilizzate sono molto più sottili di quelle usate per la capa. Inoltre vengono raccolte da una
varietà di tabacco diversa, detta criollo. Le foglie terminali della pianta, più potenti e ricche di nicotina, sono dette ligero, quelle
intermedie, dette seco, sono quelle più aromatiche, mentre le foglie più vicine a terra, dette volado, non hanno proprietà organolettiche particolari ma hanno un’ottima combustibilità.
Come detto, gli avana sono detti anche puros perché tutte le foglie suindicate provengono dallo stesso paese, Cuba. Diversamente da
come si potrebbe pensare questa è un’eccezione nel mondo dei sigari, visto che per ragioni di economia i paesi produttori di tabacco si sono specializzati in una singola tipologia di foglia. Per esempio, il sigaro toscano, salvo eccezioni, è composto da foglie
di provenienza americana (varietà Kentucky) per quanto riguarda le foglie per la capa, mentre le foglie della tripa sono solitamente
italiane (nel sigaro toscano il capote non esiste).
Il mix di queste tre tipologie di foglie del ripieno, detto ligada, conferisce a ciascun sigaro caratteristiche organolettiche tipiche e note a tutti gli amatori.
Cuba non è ovviamente l’unico produttore di sigari nel mondo, anche se ritenuta quasi all’unanimità il produttore dei migliori sigari del mondo per qualità. Le prime piantagioni cubane furono organizzate nella regione presso la cittadina di Santa Clara. Oggi tutto il tabacco di migliore qualità e diretto alla produzione dei sigari premium, ovverosia realizzati totalmente a mano e con foglie intere, proviene da questa zona. Si tratta di un’area relativamente piccola (di circa 32.000 ettari), situata all’estremo ovest dell’isola, che, grazie le sue particolarità meteorologiche
nonché per il suo unico terroir (un po’ come avviene in Francia per lo champagne), permette la produzione del miglior tabacco
del mondo.
Le prime marche produttrici apparvero a Cuba intorno ai primi decenni del 1800. Il loro successo fu alterno (tanto che a tutt’oggi non tutte le marche sono ancora in attività), anche a causa delle diverse sorti del prodotto nel paese che è sempre stato, fino alla rivoluzione cubana e all’embarga, il primo consumatore
di avana: gli USA. Fu proprio l’azione statunitense – che si avvaleva dei forti dazi imposti – a creare la prima grave crisi all’industria tabacchiera cubana e portando al fallimento
di numerose imprese.
Questo portò a un fenomeno di concentrazione delle marche all’interno di alcune società che accadde agli inizi del Novecento, fino appunto alla rivoluzione di Fidel Castro ed all’acquisizione, da parte dello stato, delle principali aziende cubane comprese ovviamente quelle produttrici di puros.
Un sigaro si compone di foglie di tabacco, cui sono state eliminate le nervature, arrotolate a mano o a macchina. Si distinguono tre elementi: tripa, capote e capa. La tripa, o ripieno, può essere composta da foglie intere (nei sigari di maggior pregio) o da trinciato di tabacco; ciò è rivestito da un’ulteriore foglia
di tabacco (capote), la cui funzione è quella di dare una prima forma al sigaro. Tripa e capote sono a loro volta racchiuse ancora da un’altra foglia appositamente tesa, lavorata e sigillata al corpo del sigaro con una goccia di resina vegetale del tutto inodore e insapore che è chiamata capa. La capa deve essere
rimossa o bucata in corrispondenza della “testa” (cioè la parte chiusa del sigaro) usando strumenti come il cutter, cioè una piccola
ghigliottina, o il puncher, che crea un foro per poter aspirare il fumo una volta acceso il sigaro.
Una volta effettuato il raccolto delle foglie di tabacco queste vengono sistemate in apposite strutture, quasi sempre di legno, per l’essiccazione e lo stagionamento. Si tratta di una fase fondamentale per la riuscita del prodotto sia per il metodo utilizzato (che tendenzialmente è unico) che per il tempo di
invecchiamento che è invece molto variabile: si va da un minimo di 6 mesi ad un massimo superiore ai due anni.
Terminata la stagionatura, le foglie vengono portate nelle fabbriche di produzione, a Cuba denominate galeras, in cui vengono creati da artigiani esperti denominati torcedores. La
tecnica e l’abilità di “arrotolamento” sono anch’esse fondamentali per la riuscita del prodotto sotto due profili; il primo è il mantenimento della tipicità della marca e del tipo
particolare di Vitola; il secondo è la tecnica di costruzione del sigaro, che deve essere correttamente riempito al fine di evitare che, se troppo “vuoto”, possa avere una resa qualitativa
minore o che, se peggio è troppo pieno, il tiraggio possa essere difficoltoso e la fumata decisamente compromessa.
Una volta creati i sigari questi passano davanti a operai esperti nella selezione del colore degli stessi; a seconda del tipo e della
qualità di foglia o soprattutto del periodo di stagionatura, le fasce possono essere di colori molto diversi: dal claro (ovvero un marrone molto sbiadito) fino al negro (ovvero un
marrone molto scuro e prossimo al nero). Gli addetti a questo compito si preoccupano di mettere assieme i sigari di colori simili, affinché in una scatola gli stessi non siano troppo diversi ed esteticamente poco appetibili.
Dopo la selezione del colore, come ultima fase, la grandissima maggioranza dei sigari vengono anillati, ovvero viene aggiunta
(tendenzialmente poco dopo la testa del sigaro, che è la parte da cui si tira) l’anilla, che è una fascetta rappresentante il marchio
della casa di produzione. Di questo compito sono incaricati degli operai molto veloci e abili, in grado di apporre l’anilla in pochissimi
secondi. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, questa è una fase molto delicata perché la fascetta deve essere chiusa
con una quantità minima di colla (al fine di restare attaccata al sigaro) stando bene attenti che il collante non entri in contatto con
la fascia; diversamente, al momento di rimuoverla, il fumatore si troverebbe in mano un pezzo di foglia e questo potrebbe causare
il progressivo srotolamento del sigaro stesso.
Va detto infatti che nessun sigaro, specialmente nessuno di quelli di alta qualità, è assemblato utilizzando collanti o elementi
chimici simili.
Il sigaro è un oggetto particolarmente delicato e bastano poche ore di conservazione scorretta per compromettere, a volte in modo
irrimediabile, il suo pieno utilizzo. Per questo motivo un sigaro deve essere sempre confezionato se deve essere trasportato da un
luogo ad un altro, ragione per cui è conservato nei seguenti modi:
Il sigaro è un prodotto che necessita di un sistema di conservazione particolare affinché vengano preservate le qualità organolettiche nel tempo. Un avana di buon livello continua
a migliorare per oltre 10-15 anni dalla produzione, per poi lentamente calare.
La questione sul numero ottimale di anni per la conservazione è dibattuta: alcuni preferiscono fumare il sigaro “fresco”, appena rollato o comunque entro 3 anni dalla fattura, altri
propendono per stagionature più lunghe (5, 10 anni), altri ancora sono sostenitori del sigaro “vintage”, con più di 10 anni di invecchiamento.
Premettendo che la scelta si basa sul gusto personale, un sigaro fresco avrà aromi più distinguibili e ruvidi, un sigaro invecchiato tenderà a offrire sapori più amalgamati e pastosi. A prescindere comunque da queste preferenze, ogni appassionato deve munirsi di un sistema di conservazione.
Due sono i parametri fondamentali da tenere presente quando si parla di sigari: umidità e temperatura.
In chiusura della presentazione numerose sono state le domande tutte volte a chiarire le curiosità dei soci intervenuti. In chiusura i
nostri gentili ospiti hanno anche fatto dono al Club della cratta di ordinanza dei soci, così come il Presidente Diego Finazzi, nel ringraziare per l’intervento, ha ricambiato con il
guidoncino del RC Romano di Lombardia: poi tutti chiusi in saletta a degustare un buon sigaro cubano e, come vuole la tradizione
dello slow smoke, a una graditissima conversazione.

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