Visita alla Mostra “Giornali in Trincea”
Illustrata da Paolo Moretti, PdG
e
Ristorante “Caffè Rubini” Romano di Lombardia
La Satira e i recenti avvenimenti di Parigi
Relatore: Paolo Moretti PdG
Si è conclusa martedì 20 con la visita guidata riservata al nostro Club la Mostra “Giornali in Trincea” dedicata ai disegni satirici della “Grande Guerra” organizzata con il Comune di Romano nella Rocca della nostra città.
Guida d’eccezione il PdG Paolo Moretti che ha curato con Dino Aloi la Mostra che è stata visitata da un buon numero di persone, anche provenienti da fuori Romano, nonché scolaresche delle Scuole Medie e Superiori accompagnate dai loro insegnanti.
Paolo Moretti, come già aveva fatto all’inaugurazione, con dovizia di particolari e informazioni ha illustrato l’esposizione mettendo in evidenza le caratteristiche salienti dei pezzi esposti, comprese alcune rarità editoriali dell’epoca e le peculiarità dei disegnatori, oltre ad inquadrare il tutto nel contesto storico di quegli anni.
La descrizione è stata seguita con grande attenzione dai Rotariani presenti che, al termine, si sono recati al vicino “Caffè Rubini” per la conviviale che ne è seguita.
Al termine Paolo Moretti, dopo aver ringraziato il nostro Club e l’Amministrazione comunale di Romano per l’iniziativa attuata, ha tenuto una relazione sulla satira alla luce dei recenti fatti di Parigi, vicenda clamorosa che nessuno poteva prevedere.
La satira espressa da Charlie Hebdo è dedicata a tematiche che in Italia non sarebbero possibili, almeno con i toni espressi dalla rivista francese. La Francia, Stato decisamente laico con una netta separazione fra Stato e Chiesa, è terreno e cultura più fertile per queste iniziative editoriali.
La satira, quella dedicata alle tematiche religiose, ha suscitato risentimenti nel mondo cattolico, che ha visto attacchi anche violenti ai Papi, mentre l’estremismo musulmano ha reagito in modo violento, cosa peraltro che già si era registrata con le famose vignette danesi dedicate a Maometto.
Il limite della satira implica l’attenzione al buon gusto, la contestualizzazione del luogo, alla cultura del luogo e i limiti della legge.
Nella solidarietà alla Rivista con “Je suis Charlie”, relativamente alla satira, gli Stati Uniti non si sono schierati proprio per lo spirito tipico del mondo anglosassone, il puritanesimo che permea quella cultura.
Anche l’Italia vanta le sue riviste fin dal lontano 1848 (“Il Fischietto” a Torino, “La Forbice” a Palermo, “Il Lampione” a Firenze, ecc.) a volte con vita editoriale decisamente breve, fra le più famose “L’Asino” nato a fine secolo di ispirazione socialista con un forte contenuto anticlericale che cesserà le pubblicazione negli anni ’20 con l’avvento del fascismo. Altra rivista “Il Mulo” su posizioni più clericali. Anche durante il fascismo la satira riuscì a sopravvivere (Vedi il “Becco Giallo” e la “Tradotta Coloniale” durante la guerra d’Africa; oggi, dopo varie iniziative esiste solo “Il Vernacoliere” stampato a Livorno.
Al termine del suo intervento, qui riassunto si pur in modo incompleto, Paolo ha letto un articolo di Massimo Gramellini, *** giornalista de “La Stampa” di Torino che riportiamo e che rappresenta il sunto del concetto di libertà.
*** Da “La Stampa” di Torino del 9 gennaio 2015
Checkpoint Charlie
A chi impugna mitragliatrici per sterminare matite, e a chiunque si sottometta a qualcosa di diverso dalla propria coscienza, ci piacerebbe spiegare che avventura faticosa e fantastica sia la libertà. Ma non lo faremo, perché la libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione.
La forma estrema, per molti incomprensibile, di libertà è la satira. Offensiva, provocatoria e irrispettosa per definizione, ribalta ostinatamente il punto di vista, perciò è detestata dai possessori di verità assolute e dai fautori delle religioni, categoria ideologica di cui fa ormai parte il Politicamente Corretto caro agli americani.
La satira non è mai blasfema, perché non si occupa dell’assoluto, ma del relativo. Non di spiritualità, ma di umanità. La satira non manca di rispetto a Dio, casomai agli uomini che usano Dio per dominare altri uomini.
La vignetta di Charlie Hebdo che più di ogni altra è costata la vita ai suoi autori raffigurava un Profeta disperato per il tasso di stupidità degli integralisti islamici. Non era un attacco a Maometto, ma a un gruppo di fanatici superstiziosi e ignoranti che in suo nome ammazza le donne che vogliono andare a scuola e i maschi che bevono e fumano.
L’attenuante della provocazione che è echeggiata in queste ore sul «Financial Times» – la bibbia di un’altra religione dogmatica, quella dei soldi – è il sintomo di quanto sia ancora lunga e avvincente la marcia verso la libertà. C’è stato un tempo non lontano in cui le corna erano considerate un’attenuante per l’uxoricida e la minigonna per lo stupratore. Arriverà il giorno in cui anche l’accettazione dell’uso, e persino dell’abuso, di satira diventerà qualcosa di scontato. Intanto la guerra continua, e si combatte dentro di noi.
Massimo Gramellini
Il Club ha consegnato a Paolo una “fotocopia” di un “numero unico” satirico “I Scatoloc” stampato a Romano nel 1930.
Un sentito ringraziamento a Paolo Moretti a nome di tutto il Club per la disponibilità e la collaborazione dimostrata, con grande spirito rotariano, prima, durante e dopo la Mostra.
Un grazie particolare da parte di Dario.
Dibi

















