I SIMBOLI OGGI

Mercoledì 22 maggio u.s.si è svolto un interessante interclub al Palace Hotel di Zingonia. Erano presenti i soci dei, Treviglio P.B., Bergamo Sud, Dalmine Centenario e RC di Romano di Lombardia. Dopo il saluto dei Presidenti Moroni, Pavoncelli, Elzi e Ventura, la presidente Inner Wheel, King e la Presidente Interact, Baruffi è stato mandato in onda un breve filmato, presentato da Franco Pellaschiar, sulla storia della lotta alla POLIO che ha visto nel RC Treviglio e nella prestigiosa figura del suo socio Sergio Mulitsch di Palmemberg un grandissimo esempio di servizio. Il filmato (che è stato preparato per essere proiettato all’evento teatrale di Nembro del 27 Maggio) si basa su una voluminosa documentazione, custodita presso gli archivi del RC Treviglio, sulla serrata attività impostata da Sergio Mulitsch, attraverso i costanti contatti con il Prof. Albert Sabin, le Università, l’Istituto Sieroterapico Sclavo, con le aree d’intervento dell’immunizzazione di massa. Nel corso della serata è intervenuto come relatore il Prof. Claudio Bonvecchio, Ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali, Facoltà delle Scienze MM.FF.NN. dell’Università degli Studi dell’Insubria (Varese), con una relazione molto intrigante dal titolo “Il Simbolo oggi”, esordita con la proiezione di uno spezzone tratto dal celebre film “Il Codice da Vinci”, nel momento in cui il prof. Robert Langdon affascina i suoi studenti alludendo alla comune missione di cercare sempre la verità storica. Ed è proprio sul ruolo della simbologia ai nostri giorni che il prof. Bonvecchio ci intrattiene con garbo e con indomita capacità di suscitare la curiosità dei numerosi presenti in sala, non prima di averci raccontato di essere lui stesso incappato in una inedita (ancora per poco, sembra) ricostruzione storica, commissionatagli qualche anno fa a Palermo, al capezzale della tomba di Federico II nella Cattedrale di quella città, che ha degli aspetti sconvolgenti sulla verità del ritrovamento del suo corpo e del suo armamentari. Per saperne di più bisognerà attendere il romanzo che sta per finire di scrivere (sicuramente lo inviteremo all’anteprima…). Che cos’è  invece un simbolo? Siamo pieni di simboli: la nostra vita è simbolica, come diceva un grande del Rinascimento, Girolamo Cardano (“vita humana simbolica est”). Guardando molto al concreto, ad es. i tavoli rotondi non sono quelli quadrati! No, non è il caso di scomodare La Palice: il rotondo rimanda alla perfezione, al cielo, al sole, all’uranico e la tavola rotonda non è solo il tavolo dove si siedono i pari, ma in cui i pari fanno cose, qualunque esse siano, che sono celesti, sacrali. La tavola quadrata rimanda alla terra perché il quadrato rappresenta la terra. Nel passare in rassegna molti altri simboli, il Professore si sofferma su alcuni di essi: la campana e il martelletto. Le campane delle Chiese hanno un nome: la campana viene battezzata e viene cresimata 7 volte dal Vescovo con l’olio santo, perché  la campana è sacrale e i rintocchi rappresentano in qualche modo la voce di Dio. La campana è quella che ritma la vita delle persone e il ritmo non è solo una cosa che riguarda la musica, ma riguarda ad es. il fatto che anche il cuore ha un ritmo e se si altera succedono dei guai: quindi la campana da’ il ritmo e suonare la campana significa dare il ritmo. Una cosa molto semplice diventa un simbolo molto forte. Il martello che si abbatte dall’alto sta a significare il fulmine, il fallo e il fallo viene associato alla fecondità: sta a significare anche la pioggia (la pioggia è qualcosa che fa nascere e che rafforza l’idea di fecondità): martello e incudine, forza e recettività, maschile e femminile. E che dire della rosa? La rosa ha il suo equivalente nel loto nel mondo orientale e rappresenta qualcosa di più che il fiore che voi regalate: rappresenta un sogno, un desiderio, l’amore, perché la rosa in tutte le tradizioni rappresenta il femminile per la sua stessa forma che rimanda all’utero, alla caverna (la caverna è il luogo dove c’è l’acqua e l’acqua è il luogo della nascita). La rosa è l’eternità dell’amore che da’ luogo alla creazione, e quindi… è l’eternità! E quando si regala una rosa si regala l’eternità. Da qui possiamo trarre un’importante considerazione: il simbolo è qualcosa di materiale, concreto, che rimanda a qualcosa che però non è materiale, che è astratto, metafisico. Le due cose messe insieme, l’astratto e il concreto, presenti nel simbolo rimandano a quella totalità che noi siamo e a cui l’uomo aspira. La vita di tutti noi è intessuta di simboli, ma non è che ne siamo così coscienti: è importante diventarne consapevoli perché se uno riesce a farlo ha una marcia in più, ha un equilibrio maggiore e comprende qual’è il ritmo segreto del mondo proprio perché a sua volta il mondo è una tessitura di simboli. Il “mandala” della tradizione tibetana è un quadrato inserito in un cerchio, terra vs. cielo: significa che terra e cielo devono unirsi, con il centro che si chiama “chakravarti”, il volgitore di ruota, quello che fa andare la ruota del mondo, la perfezione (vedi il famoso uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, il rosone di una cattedrale, con al centro al posto del chakravarti, l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo e che rappresenta la totalità che ciascuno di noi deve diventare). Il simbolo diventa una grande forza: S. Paolo nella lettera ai Romani scrive….  “vediamo attraverso lo specchio dell’enigma”. Quando noi sappiamo il valore del simbolo, la nostra vita può cambiare perché sappiamo qualcosa di più, abbiamo “la chiave di intepretazione”. In definitiva il fatto di avere coscienza di questa dimensione simbolica della vita ci aiuta a vivere pienamente, indirizzandoci su quella strada che in fondo non può che portare a quell’uomo perfetto, quella coincidenza di materiale e spirituale che non è nient’altro che il simbolo. Dopo scroscianti applausi e una serie di domande a raffica su superstizione, vampiri, numeri, conscio e divino, passando per una citazione di Dante (“State contentiumana gente, al quia; ché, se potuto aveste veder tutto, mestier non era partorir Maria”), il Professore ci consegna il suo messaggio finale: … il vero segreto del mondo è il ritmo e la misura… però questo è, appunto, un segreto, e non si può dire! (ndr – ci prenotiamo un’altra serata, caro Professore!, anche prima della pubblicazione del suo prossimo romanzo su Federico II). (floti)

*ndr – un aggiornamento della campagna targata R.I. è rintracciabile sul recente bollettino del RC Romano di Lombardia (http://www.rotaryromanolombardia.it/wp-content/uploads/2011/01/n.-30-del-9-aprile-2013.pdf)

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