Ristorante “Antico Borgo La Muratella” Cologno al Serio
Storia della Colonna Infame a Milano… e a Bergamo
Relatore: dottor Cesare Persiani, scrittore
Nella serata di martedì 12 marzo u.s., il Dott. Cesare Persiani* è stato nostro graditissimo ospite, deliziandoci con un sapiente quanto garbato tuffo nella storia e che storia… quella della colonna infame, con precisi riferimenti alla nostra cara provincia di Bergamo.
Tutti sanno infatti, anche per averla magari studiata sui banchi di scuola, quanto la peste abbia, è proprio il caso di dirlo, ‘contaminato’ la prosa manzoniana, facendola gravitare molto attorno alla città che ne vide i natali, Milàn!
Accompagnato da accattivanti immagini e didascalie preparate dal nostro Presidente, il Dottor Persiani – già medico di famiglia in quei di Sorisole e Ponteranica, che si è sempre dilettato nella scrittura – ha fatto un interessante excursus (ricordando anche il Decameron del Boccaccio che cita la terrifica “peste nera”), dall’agente eziologico della peste, il bacillo Yersinia pestis, alle conseguenze che questo determinava sul singolo e sulla società del tempo. Il bacillo imperversava nei secoli fa perché non c’era la disponibilità come oggi di validi presidi terapeutici, diconsi gli antibiotici, e trovava il terreno fertile nella malnutrizione e nelle precarie condizioni igieniche. Le pestilenze erano dovute al diffondersi di questi bacilli attraverso le pulci che a loro volta avevano i loro serbatoi nei topi, che ci giungevano con le navi: il contagio era molto elevato tra le persone e avveniva per contatto diretto o anche per via aerea.
La peste di Bergamo, si diceva… Se la conosciamo lo dobbiamo a tale Lorenzo Ghirardelli, figlio del notaio bergamasco Alessandro, che ha scritto la storia del contagio nella nostra terra. A Romano per esempio la peste ha colpito in modo severo: oltre 350 morti su un totale di circa 3000 abitanti all’epoca, mentre a Martinengo meno, poco più di 30 su circa 1700 abitanti…(“iera forse pioe bu’??”), considerandolo un po’ alla fine dell’area di contagio, tant’è che l’approvvigionamento del pane per i cittadini di Bergamo avveniva al Casinu’ e i fornai di Martinengo vi provvedevano, dietro congruo compenso in… (“non ricordo il conio!” – ndr) per tutta la durata della pestilenza.
Dopo una breve digressione sui Lanzichenecchi, la carestia (il sale!), vengono passati in rassegna in modo brillante altri aspetti collegati alla diffusione e al contenimento della peste, a partire da come il medico dell’epoca si attrezzava per fare la sua diagnosi, alle processioni, sepolture, fedi di sanità (ossia certificati di idoneità sanitaria), fino ai famosi lazzaretti (che per Bergamo erano per appunto nell’area denominata ancora oggi ‘il lazzaretto” e altri nell’attuale sede del Conventino e Casa del Giovane). Grande interesse ha suscitato la ricostruzione del processo agli untori durante la celeberrima peste a Milanonel 1630, che portò alla condanna a morte di alcuni sventurati tra cui il commissario di Sanità Guglielmo Piazza e il barbiere Giangiacomo Mora (la casa di quest’ultimo venne rasa al suolo dalle autorità milanesi e al suo posto fu eretta una colonna a ricordo “infame” delle sue presunte malefatte, che dà il titolo al saggio e allude evidentemente all’infamia dei giudici che lo condannarono).
Basta una scintilla, al momento giusto, perché divampi un incendio. Una fiammata può improvvisamente scatenare un popolo, che tutto insieme invoca qualcuno su cui riversare le proprie paure, le proprie miserie,, la propria carica di odio. Un meccanismo infernale, ripetutosi nella storia mille volte. Così è a Milano, durante la peste del ’30: un uomo, il Piazza sarebbe stato visto sfiorare un muro nei pressi di Porta Ticinese, dove poi viene ritrovata una sostanza giallastra che è subito presa per l’unguento venefico che diffonde il contagio. Arrestato e posto alla tortura, viene indotto a confessare e ad accusare di complicità il Mora, sospettato in quanto barbiere (i barbieri esercitavano in modo improvvisato alcune pratiche mediche e preparavano vari intrugli a base di erbe medicinali), quindi viene loro estorta la denuncia di altre persone del tutto estranee alla vicenda, ma che vengono a loro volta arrestate e torturate. Alla fine cinque uomini vengono condannati a morte e giustiziati in modo atroce, nel tentativo di placare la popolazione irritata per l’infuriare del morbo cui le autorità milanesi non hanno saputo opporre alcuna seria misura di prevenzione.
Diciamo che ci è venuta voglia di ri-spolverare questi libri che giacciono da qualche parte nelle nostre case: sicuramente è facile trovare tra i propri amati libri i ‘Promessi Sposi’, qualcuno ‘La storia della colonna infame’, pochissimi ‘Il memorando contagio seguito in Bergamo 1630’ di Lorenzo Ghirardelli, pubblicato postumo(1681- ndr): anche stasera abbiamo imparato e ringraziamo il dottore che ci ha condotto per mano, e come una domanda del pubblico ha ben evidenziato, abbiam potuto constatare che non sono solo i virus che si diffondono e mietono vittime…
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* Cesare Persiani, nativo di Martinengo, già medico di famiglia o come lui ama definirsi ‘medico della persona’, è un esperto di storia e autori di diversi libri. La sua ultima fatica è ‘Il giardino dei semplici’, Flavius Ed., 2011.





















