SERATA FUTURISTA

Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno“.

Queste le parole di Filippo Tommaso Marinetti del 1909, all’alba del movimento futurista che terminerà solo nel 1951 con una dichiarazione ufficiale stilata a Milano e che ebbe tra i contro firmatari Ignazio Scurto giornalista e scrittore, nonno del nostro giovane relatore Emanuele Panzera, artista, pittore cresciuto sotto le ali protettrici della nonna Olga Biglieri in arte Barbara dei Colori, aviatrice, pittrice futurista e amica di Marinetti che la volle giovanissima alla Biennale di Venezia del 1938.

Il clima della serata é iniziato sotto i migliori auspici al tavolo “imperiale” allestito nel salone voltato al pian terreno di Palazzo Colleoni. Gustosi i piatti serviti, delicati i sapori del dolce alle mele con gelato. Il nostro Presidente, dopo aver presentato il relatore, rimarcando oltre che la sua qualifica di nipote d’arte anche la sua instancabile attività artistica che lo ha visto esporre in Italia e nel mondo, ha introdotto brevemente il tema del Futurismo partendo dalla lettura di alcuni passi del famoso Manifesto del 1909. “È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari… Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono…” Parole di fuoco ancorché letterariamente ben combinate da una volontà tesa a chiari effetti onomatopeici, proprio come Marinetti amava fare. Parole che ai nostri moderni orecchi inducono immediatamente a sospetti e riflessioni sulla difficile contemporaneità socio politica attuale non del tutto neutrale se, come é stato già detto e scritto, questi anni di crisi economica profonda stanno producendo sconvolgimenti di pensiero e di azioni in qualche modo simili a quelle che il Futurismo produsse nei suoi quarant’anni di vita e dentro i quali si agitarono eventi epocali e tragici come la Rivoluzione Russa, quelle fascista e nazista e ben due guerre mondiali. Gli artisti (pittori, architetti, scultori e anche attori) hanno sempre avuto la capacità straordinaria di percepire prima degli altri il cambiamento e il poeta Filippo Tommaso Marinetti su Le Figaro del 20 febbraio 1909 non fece altro che riassumere, in undici punti, la voglia di reazione al Passatismo imbelle, paludato; “marcatamente femminile” della sua epoca desiderosa di novità e di rivoluzione. Dopo solo tre anni Valentine de Saint-Point a Parigi, nel marzo 1912 corrispose a Marinetti con il suo altrettanto famoso MANIFESTO DELLA DONNA FUTURISTA nel quale veniva rimarcato ancora di più che “Ciò che più manca alle donne, come agli uomini, è la virilità” e che “Per restituire una qualche virilità alle nostre razze infiacchite nella femminilità, bisogna educarle ad una virilità spinta fino alla brutalità“. parole come pietre acide che indurranno anni dopo Olga Biglieri minorenne di sedici anni a falsificare la sua data di nascita per poter accedere al Brevetto Aviatorio ed essere annoverata tra le prime donne pilota europee. Emanuele Panzera ci ha spiegato che la pittura futurista sorse spontanea nell’animo dell’inquieta ragazza, la quale tra gli amici e anche in famiglia, essendo considerata figlia ed erede della forza bruta, proprio quella celebrata dai futuristi, la chiamavano Barbara riferendosi proprio all’esatto significato della parola etimologicamente collegata alle invasioni della civiltà classica prodotte dai barbari provenienti dal nord del mondo nei secoli più inquieti della nostra Era. Nata con queste premesse Barbara dei Colori, come tutti la chiamarono poi, inizió la sua carriera di pittrice esponendo alla Biennale di Venezia invitata proprio da Marinetti il quale avendo visto un suo dipinto in una vetrina nel quartiere Brera a Milano la volle conoscere personalmente. Già nel 1939 Olga sposò Ignazio Scurto che come giornalista l’andò ad intervistare all’aeroporto dove si esercitava come pilota d’aereo e ne divenne amico e fidanzato. Insieme ebbero due figlie. Scurto, futurista della parola scritta, si avventurò anche nel mondo della moda pubblicando il manifesto della Cravatta Futurista, una sorta di rivoluzione del modo di vestire maschile che arrivò a proporre cravatte di metallo, in luogo di quelle di seta. L’esperienza artistica di Barbara non si fermó al futurismo, anzi superandolo, ideó opere d’arte come L’albero della Pace, una tela lunga dieci metri esposta al Memorial Museum di Hiroshima in Giappone nel quale le impronte delle mani di molti dei parlamentari italiani dell’epoca e di semplici cittadini, formano un disegno apparentemente caotico. questa sua azione, portata avanti con la giapponese Machyo Kurokawa le valse, negli anni “80 la candidatura al premio Nobel per la Pace. La serata sviluppatasi in un clima conviviale, attento e partecipato si è conclusa con una domanda che ha permesso a Emanuele Panzera (www.emanuelepanzera.com/) di parlare della sua di arte e di annunciare una mostra che si sta preparando a Roma proprio laddove un incontro fortuito con il Presidente Pavoncelli, in cittá per incontrare il Presidente Internazionale del Rotary, Sakuji Tanaka e per preparare il viaggio del Club che si terrá tra due mesi nella capitale, é nata l’idea di questa “Serata Futurista”.

(effepi)

Eventi Passati