È stata una serata di grande interesse sotto il profilo architettonico ma anche culturale quella di martedì 7 aprile, che ha visto protagonista un professionista ben conosciuto nella nostra zona di riferimento geografico, ma in particolare nel nostro club, visto che il relatore, Francesco Pavoncelli, è stato nostro socio e nostro Presidente.
Nonostante tutti conosciamo Francesco, ad inizio serata il Presidente Finazzi, ha presentato il relatore come figura poliedrica che ha interpretato diversi ruoli nella vita sociale delle nostre comunità; è stato amministratore comunale e Sindaco del comune di Martinengo, sua città d’origine, ma è anche rotariano: da socio del Rotary Club Romano ha contribuito alla Fondazione del RC Dalmine Centenario ed è poi stato Assistente del Governatore nel Distretto Milanese dove si è trasferito. Questa sera però è tra noi in veste di professionista e architetto; infatti ha esercitato la professione affrontando molti progetti proprio sul tema della architettura religiosa.
L’architettura religiosa rappresenta una delle espressioni più profonde e durature della cultura umana. Attraverso templi, chiese, moschee e santuari, le civiltà hanno tradotto in forme materiali la propria visione del sacro, creando spazi destinati alla preghiera, alla meditazione e alla celebrazione del divino.
Fin dalle prime civiltà, l’uomo ha sentito l’esigenza di costruire luoghi dedicati al culto. Nell’antico Egitto, i templi erano concepiti come dimore degli dèi, accessi-bili solo ai sacerdoti. In Grecia, edifici come il Partenone incarnavano armonia e proporzione, riflettendo l’idea di un ordine cosmico.
Con l’avvento del cristianesimo, l’architettura religiosa si sviluppa attorno alla basilica, un edificio originariamente civile adattato al culto. Esempi emblematici sono la Basilica di San Pietro e la Basilica di Santa Sofia, che mostrano l’evoluzione delle tecniche costruttive e delle forme simboliche.
In particolare con la promulgazione del Sacrosantum Concilio (1963), a valle del Concilio Vaticano II, si passa da una liturgia clericale ad una liturgia che diventa comunitaria e partecipata.
L’Altare si rivolge verso l’assemblea (prima era rivolto verso Dio). Il celebrante diventa primus inter pares, ed ha una sua propria sede dalla quale presiede l’eucarestia, il leggio diventa il luogo dell’Ambone, cioè il luogo della parola, il Tabernacolo assume centralità.
Uno degli aspetti fondamentali dell’architettura religiosa è la gestione dello spazio e della luce. L’illuminazione naturale, spesso filtrata da vetrate o aperture strategiche, crea atmosfere suggestive che favoriscono la contemplazione. L’orientamento degli edifici, la disposizione degli altari e la gerarchia degli spazi contribuiscono a guidare l’esperienza spirituale del visitatore. L’architettura religiosa non è soltanto costruzione, ma linguaggio simbolico. Attraverso forme, materiali e proporzioni, essa racconta la storia delle credenze umane e continua a rappresentare un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale. Ancora oggi, questi edifici restano luoghi di identità culturale e di profonda suggestione, capaci di parlare a credenti e non credenti.
Uno degli aspetti più importanti dell’architettura religiosa è il suo valore simbolico. Ogni elemento ha un significato preciso:
• La luce: rappresenta il divino e la presenza spi rituale.
• L’altezza: indica l’aspirazione verso il cielo.
• L’orientamento: spesso gli edifici sono orientati secondo punti cardinali o direzioni sacre. • La pianta: può assumere forme simboliche, come la croce nelle chiese cristiane.
Anche i materiali utilizzati (pietra, marmo, oro, vetro) contribuiscono a creare un’atmosfera di sacralità e a comunicare valori religiosi.
L’architettura religiosa è progettata per influenzare l’esperienza emotiva e spirituale del visitatore. L’ingresso, il percorso interno e la disposizione degli elementi guidano il fedele in un cammino simbolico. La combinazione di luce, suono e proporzioni crea un ambiente che favorisce il raccoglimento e la contemplazione.
Tra gli elementi fondamentali dell’architettura religiosa, la proporzione e la luce rivestono un ruolo centrale, poiché contribuiscono a trasformare uno spazio costruito in un’esperienza spirituale.
La proporzione riguarda il rapporto equilibrato tra le diverse parti di un edificio. Nell’architettura religiosa, essa non è solo una questione estetica, ma ha un significato simbolico profondo: rappresenta l’ordine e la perfezione del cosmo.
Già nell’antichità gli edifici religiosi erano progettati secondo precisi rapporti matematici. Si riteneva che l’armonia delle forme riflettesse l’armonia dell’universo. Questa idea influenzò anche l’architettura cristiana del Rinascimento, dove la ricerca della perfezione geometrica divenne centrale.
In molte chiese, la pianta a croce latina o greca non è casuale: è una scelta simbolica che unisce funzione e significato. Allo stesso modo, il rapporto tra altezza e larghezza guida lo sguardo verso l’alto, invitando alla contemplazione.
La luce è forse l’elemento più potente nell’architettura religiosa. Non serve solo a illuminare, ma diventa un vero e proprio simbolo della presenza divina. La luce non è più solo funzionale, ma diventa esperienza spirituale.
Proporzione e luce non agiscono separatamente, ma in stretta relazione. Le proporzioni determinano come la luce si distribuisce nello spazio: finestre alte e strette creano fasci luminosi verticali, mentre aperture ampie generano una luce diffusa.
Questa combinazione è studiata per guidare l’esperienza del fedele:
• le proporzioni ordinano lo spazio e danno stabilità
• la luce lo anima e lo rende spiritualmente significativo
Insieme, questi elementi trasformano l’edificio in un luogo capace di elevare l’animo umano. La proporzione e la luce sono strumenti fondamentali attraverso cui l’architettura religiosa comunica il sacro. Attraverso l’equilibrio delle forme e il gioco della luce, gli architetti riesco-no a creare ambienti che non solo ospitano il culto, ma lo rendono un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di mettere in relazione l’uomo con il divino.
A ricordo della serata è stato lasciato a Francesco Pavoncelli il nostro guidoncino, rinnovato rispetto a quando è stato nostro socio e il calendario perpetuo, così come si sono ringraziati i gentili ospiti che hanno accompagnato il relatore, tra cui la sorella Lucia e l’arch. Andrea Pandolfi, oltre a Mons. Erminio Villa.
Prossimo incontro martedì 21 aprile a Palazzo Colleoni con la dott.ssa Federica Facchetti, Egittologa presso il Museo Egizio di Torino.
Dieffe












