Martedì 6 dicembre 2016

Ristorante “Palazzo Colleoni” Cortenuova

“Giacomo Quarenghi: un bergamasco a S. Pietroburgo”

Relatore: Dott. Gianfranco Guerra

Past President e socio Onorario RC Romano di Lombardia

 

Martedì 6 dicembre a Palazzo Colleoni a Cortenuova la serata è fredda, ma tanto fredda …. giusto per proporci il clima invernale della città dove il nostro relatore odierno ci guida dopo avere operato in modo importante per lunghi anni.

La riunione è aperta dal Vice Presidente Eliana Brandazza che dopo avere salutato ospiti e soci, ricorda che venerdì 16 dicembre è fissato l’incontro per il service natalizio a favore delle popolazioni terremotate che viene presentato attraverso la locandina (vedi box)  predisposta dal socio Mirko Rossi ( grazie Mirko per il contributo che stai dando a tutte le iniziative del club).

Eliana introduce poi il relatore della serata che è ben conosciuto nel club essendo stato presidente nell’anno rotariano 2003-2004 e attualmente socio onorario.

Dopo avere sottolineato il piacere per l’invito e la soddisfazione per la sua presenza al club di questa sera, Gianfranco Guerra ci presenta il personaggio protagonista della presentazione partendo dalle sue origini.

Giacomo Quarenghi nacque il 21 settembre 1744 a Capitone, frazione di Rota Imagna, nella provincia di Bergamo, secondogenito di Giacomo Antonio Quarenghi, notaio e di Maria Rota. La sua famiglia era di antico lignaggio e possedeva diverse proprietà a Bergamo, città ove Quarenghi trascorse la sua giovinezza, precisamente nella dimora familiare presso il Mercato delle Scarpe, a Bergamo Alta; sia il padre che il nonno Francesco, notaio ed agrimensore, si erano inoltre interessati alla pittura, realizzando perfino qualche opera nel circondario.

La formazione del piccolo Giacomo avvenne nell’ambito del Collegio Mariano di Bergamo, dove acquisì solide basi umanistiche (arrivò perfino a tradurre Catullo, Tibullo e Virgilio): egli, tuttavia, sentiva più viva l’inclinazione per la pittura, alla quale si dedicò con piena dedizione nonostante le ostilità del padre, il quale aveva scelto per lui la carriera di avvocato o di sacerdote. Dopo un iniziale tirocinio presso Paolo Bonomini, Quarenghi nel 1763 si trasferì a Roma, città ricca di scavi e di fermenti artistici dove perfezionò le proprie doti pittoriche sotto la guida del celebre pittore neoclassico Anton Mengs, il quale lo accolse nella propria scuola. Dopo la partenza del Mengs per la Spagna, Quarenghi passò all’atelier di Stefano Pozzi; al contempo, tuttavia, iniziò ad interessarsi di architettura, imparandone i rudimenti. Decisiva fu la lettura de “I quattro libri dell’Architettura” di Andrea Palladio, opera che per un giovane appassionato architetto come lui, alla ricerca di uno stabile orientamento artistico, fu una vera e propria folgorazione improvvisa.

Maturata definitivamente la propria vocazione per l’architettura, Quarenghi maturò un gusto classicheggiante e un vivo interesse per le antichità di Roma. Iniziò, inoltre, un lungo viaggio di formazione nell’Italia centrosettentrionale, si recò a Firenze, Vicenza, Verona, Mantova e Venezia; nel Veneto, ammirò personalmente le architetture del Palladio. Del 1771 è, invece, la prima realizzazione architettonica del Quarenghi: si tratta della ristrutturazione interna della chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, intervento che denota una feconda comprensione della lezione palladiana, seppur filtrata in funzione del gusto neoclassico. Nel 1775 Quarenghi viaggiò molto facendo tappa a Venezia, Parma, Piacenza e Milano e spingendosi sino a Napoli: questo secondo itinerario pure fu particolarmente significativo, in quanto gli consentì di venire a contatto con le realizzazioni di altri architetti ma sempre comparate con quelle dell’amato Palladio. Non mancò ovviamente di fare ritorno a Bergamo, dove sposò sempre nel 1775 Maria Fortunata Mazzoleni: questo matrimonio si rivelerà molto felice e sarà coronato nel 1776 dalla nascita di ben quattordici figli, di cui si segnalano la primogenita Teodolinda e Giulio, futuro architetto.

Nel 1779 la zarina Caterina II di Russia, non soddisfatta degli architetti a suo servizio, aveva dato incarico al suo ministro, il barone von Grimm di trovare architetti italiani. La scelta ricadde su Quarenghi, che giunse in città nel gennaio 1780 in veste di «virtuoso architetto» della corte imperiale russa.

Fu così che si concluse il periodo di formazione di Quarenghi, durato ben diciotto anni. In Russia l’architetto lavorò alacremente, progettando a ritmo incalzante costruzioni sia a Pietroburgo e a Mosca che in campagna, tanto che la stessa Caterina II dovette ammettere che egli lavorava «come un cavallo». Le varie realizzazioni russe di Quarenghi di questi anni sono dettagliatamente elencate: il prestigio acquisito, inoltre, gli consentì di promuovere il suo stile monumentale, d’ispirazione palladiana, il quale riscosse vasti consensi, tanto che l’incarico (che inizialmente aveva una durata di tre anni) venne gradualmente rinnovato; infatti la produzione progettuale di Quarenghi si sviluppò sotto ben quattro zar. Nell’autunno del 1810 Quarenghi fece finalmente ritorno alla natia Bergamo, che non vedeva dal 1794. Scortato dai compaesani in festa, gli fu riservata l’accoglienza di un eroe. Quarenghi ritornò a San Pietroburgo nel novembre del 1811. Anche in questi anni lavorò intensamente: speciale menzione merita l’Arco di Trionfo di Narva, eretto per glorificare la vittoria dell’esercito russo sulle milizie napoleoniche. Giacomo Quarenghi, infine, morì il 2 marzo 1817: le sue spoglie, dapprima collocate nel cimitero luterano di Volkovo, oggi riposano in un sepolcro del cimitero del Monastero di Aleksandr Nevskij.

Giacomo Quarenghi è stato il maggiore interprete dell’eredità di Palladio durante la stagione neoclassica; dal Palladio, infatti, egli trasse ispirazione per «l’armonia spaziale delle masse, la scanditura degli elementi tettonici [e] l’interpretazione […] legata al concetto di severe masse murarie (dove spesso le finestre s’aprono senza cornici), armonizzate da logge, colonnati e pronai rotondi». Le influenze assorbite dal Quarenghi, tuttavia, sono molto più eterogenee, e non si limitano al ricordo costante dell’esempio palladiano. Durante gli anni romani, infatti, egli fu assai sensibile anche ad altri insegnamenti e della tradizione inglese.

Appena si trasferì in Russia, Quarenghi conciliò il proprio orientamento di impronta prettamente palladiana con il gusto slavo, medievale e bizantino ivi imperante, realizzando architetture contraddistinte da una «classicità non fredda e archeologica, come quella per lo più imbalsamata dalla moda contemporanea, ma fatta viva e sincera in quanto aveva le sue premesse nel Rinascimento italiano» . Nelle sue realizzazioni Quarenghi fu assai attento nel conciliare il proprio orientamento neoclassico con le esigenze culturali e funzionali della Russia, sfruttando un linguaggio architettonico che esalta il rapporto tra architettura, paesaggio e città: molte, infatti, sono le architetture quarenghiane che si integrano armoniosamente con il paesaggio circostante, come nel caso dell’Accademia delle Scienze o del teatro dell’Ermitage di San Pietroburgo, adagiati lungo la riva del fiume Neva.

Giacomo Quarenghi, insigne architetto, è sicuramente una delle figure che meglio hanno rappresentato l’eccellenza della terra bergamasca nel mondo, partendo da questo la vice Presidente Eliana ringrazia Gianfranco Guerra per la sua presenza al club e per la sua interessantissima relazione che per molti ha ricordato le meraviglie che la visita di S. Pietroburgo ha permesso di godere per altri ne ha fatto nascere la volontà di andarci presto.

Il tocco della campana segna la conclusione della riunione, …….. fuori è freddo ma non siamo a S. Pietroburgo.

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