Ristorante “Antico Borgo La Muratella” Cologno al Serio
Parliamone tra Noi
Per affrontare le tematiche relative alla vita del Club, il “Parliamone tra Noi” rappresenta certamente il momento più adatto e così è stato nell’ultima conviviale a ciò destinata.
E’ il momento della chiacchierata, dello scambio di idee sulle vicende del Club sempre volte a migliorare e stimolare il senso di appartenenza dei soci e verificare inoltre l’andamento delle attività.
Gli interventi dei soci hanno sottolineato questo importante aspetto sempre volto a privilegiare il rapporto interno per accrescere sempre più il senso dell’amicizia nello spirito di collaborazione proprio dell’essere rotariani.
Nel corso della serata è stato ricordato l’importante appuntamento dell’Assemblea Distrettuale di cui troverete qui a fianco una dettagliata relazione.
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Milano, Università Bicocca – 14 aprile 2012
Assemblea Distrettuale
Sempre interessante riuscire a essere presenti alle assemblee annuali del Distretto. Non solo perché è li, in quelle occasioni, che ci si carica a sufficienza per andare avanti, ma anche per la presenza che “ripara” eventuali assenze alle conviviali e dunque contribuisce a mantenere accettabile lo standard di frequenza rotariana. Nelle prolusioni introduttive del Presidente Zuffi del Rotary Club Milano e del Governatore Roche, ci siamo riconosciuti e da subito abbiamo affinato la nostra percezione di ciò che ci succede intorno, stando insieme ad amici fraterni. Il tema per l’anno rotariano che ci aspetta: La Pace attraverso il Servizio, è gravido di implicazioni, almeno tante quante ne nascono dal momento che si parla di PACE. I rotariani sono avvezzi al service, tutti i club ne fanno con continuità d’intenti e con regolarità, indipendentemente dalla leadership in carica. Non esiste una via per la pace, è la Pace stessa che è la Via. Da essa discende tutto il resto.
Roberto Radice (Università cattolica di Milano), moderatore della tavola rotonda, ha offerto da subito una chiave di lettura semplice e profonda allo stesso tempo.
Alla domanda: chi è l’uomo più fortunato del mondo; gli ateniesi indicavano senza esitazione, il re di Persia. Lui aveva a sua disposizione 1500 persone che lo accudivano ogni giorno e che ogni giorno gli facilitavano la vita. Pensiamo invece a quanto progresso le nostre società sono riuscite a compiere e ad offrirci oggi. Quante persone, ogni giorno, lavorano per noi? Solo per permetterci di accendere la luce la mattina quando ci svegliamo, in quanti hanno lavorato per noi? Di quanta utilità beneficiamo, ogni giorno e quanta di quest’utilità è possibile solo, perché siamo in pace e tutto funziona? La pace è responsabile delle nostre anche più piccole comodità, come quelle di prendere il treno, la metropolitana, il cappuccino al bar. Basta che anche per un piccolo incidente di percorso l’equilibrio si spezzi, che la benzina non arriva ai distributori o le linee telefoniche s’interrompono, magari per un banale conflitto di lavoro. Infatti la politica è nata perché tutto funzioni, per comporre le differenze e superare gli interessi personali più sfacciati. È nata per tendere all’Armonia dello Stato civilizzato che deve essere equilibrato e gestito da persone attente e dedite al loro impegno.
Per questo la PACE, non ci lascia mai in pace. Il Rotary, fin dai primi anni dalla sua fondazione (pensiero di Giuseppe Viale, relatore e docente universitario) ha scoperto l’attitudine al servire per costruire la pace partendo dalla soluzione di problemi concreti. Il servizio, voluto fin dall’inizio anche per superare quell’aspetto eminentemente utilitaristico dello stare insieme, che da fuori era visto come una bella invenzione volta a favorire gli interessi personali. Il primo service rotariano fu una colletta organizzata per acquistare un cavallo a un ambulante che avendolo perso non poteva servirsi del suo abituale mezzo di trasporto, nella Chicago di quegli anni. Già nel 1912 il Rotary arrivava in Irlanda e in Inghilterra. Questo fatto fece sorgere, da subito, l’impegno a coltivare la fraternità tra i popoli e tra le nazioni. Ci si accorse che bisognava adoperarsi con buona volontà per una pace diffusa e condivisa. Dopo meno di due anni però scoppierà la Guerra più grande mai combattuta e alla fine del conflitto, il Rotary, suggerirà, inascoltato, di non infierire sui vinti degli Imperi Centrali, usciti sconfitti. La seconda Guerra Mondiale nascerà, infatti, proprio da questo e la Germania democratica cadrà sotto le spinte rivendicatrici del Terzo Reich. La lezione verrà capita dopo il 1945 quando l’America attiverà il Piano Marshall. La terza relatrice, Tiziana Agostini, si è invece cimentata a sviluppare il tema della Chicago del 1905, ai tempi del club Number One rispetto alla situazione italiana e mondiale oggi.
Sono stesse le motivazioni per volere la pace? A quel tempo si attuarono risposte concrete a bisogni concreti. Nella Chicago di allora mancava un tessuto sociale comune. La città era passata dalle dimensioni di un villaggio a tre milioni di abitanti. Oggi, anche da noi vengono a mancare i valori condivisi e sta venendo meno il tessuto valoriale tradizionale che era senza sforzo alcuno condiviso da persone unite da una comune storia. Oggi dobbiamo, come nella Chicago squilibrata del 1920, la necessità è quella di superare la solidarietà per passare alla sociabilità. Riconoscere l’altro, il diverso e andare verso un incontro con lui. Il contrario di quello che viene spontaneo pensare. Trovare un terreno comune di amicizia è la via per costruire la pace. Un individuo che va incontro all’altro reciprocamente, la formula magica per risolvere conflitti che richiederebbero generazioni. La stessa amicizia rotariana, coltivata settimanalmente, serve a superare le divisioni, quando queste ci sono. Sederci a tavola, come facciamo, serve anche a riconoscerci e a costruire con gli altri una pace interiore che è alla base di una pace più ampia e complessa. Mons. Luciano Baronio, della Curia milanese, ha confermato il binomio tra pace e servizio per gli altri. Sono due realtà molto descritte e dimostrate. Già la Bibbia viene da esse attraversata. Shalom, Pace in ebraico, è un termine di origine sumerica, vuol dire essere sano e in salute, …stare bene. Vuol dire anche vivere volentieri. Vuol dire aver interiorizzato la pace, quella vera; quella che aiuta a risolvere i conflitti, col cuore. Un’aspirazione, importante che porta l’operare attraverso il servizio, a diventare una concezione di vita. Dunque il tema della Pace, ottenuta anche col servizio agli altri, va collocato in quest’ottica e per questo lo stesso Governatore 2012-2013, Marco Milanesi ha focalizzato il suo intervento sulla traccia proposta dalla Tavola Rotonda. Il pomeriggio, dedicato agli adempimenti statutari e organizzativi, ha concluso una giornata intensa e produttiva.
(pieffe)
