Quella vissuta presso il ristorante “InGalera” è stata un’esperienza unica e profondamente significativa. Come suggerisce il nome, questo locale si trova all’interno di un carcere, quello di Bollate. A prima vista, potrebbe sembrare un paradosso: un luogo di convivialità e piacere gastronomico immerso in un contesto di privazione della libertà. Ed è proprio sul concetto di detenzione carceraria che vale la pena soffermarsi, perché troppo spesso il senso comune relega chi si trova in carcere alla condizione di reietto, marchiato da colpe indelebili, come se né il tempo, né il percorso di rieducazione e riscatto potessero mai restituire dignità e opportunità.

Di tutt’altro avviso è la sig.ra Silvia Polleri, visionaria e audace pioniera di un nuovo modello di rieducazione penitenziaria. Imprenditrice della ristorazione, oltre dieci anni fa ha dato vita a un progetto straordinario, concretizzando l’idea che il lavoro e le relazioni possano essere gli strumenti più potenti di reinserimento sociale. 

E quale luogo, più del carcere, dovrebbe essere il simbolo di una vera opportunità di rinascita? 

Così, con il supporto di Fondazione Cariplo, dell’Istituto Alberghiero Paolo Frisi e di PwC, nasce “InGalera”, un ristorante aperto al pubblico esterno e gestito da una cooperativa in cui operano alcuni detenuti del carcere di Bollate.

“Ho incuriosito la gente e l’ho portata tutta in galera”, racconta con orgoglio Silvia Polleri, con quella determinazione e quella passione che le hanno permesso di superare ostacoli e diffidenze. Dopo anni di semina, oggi raccoglie i frutti di un progetto che non solo restituisce dignità ai detenuti interessati, ma che coinvolge ed emoziona ogni ospite, in un processo empatico e travolgente.

L’atmosfera di “InGalera” è unica: tra sguardi che si incrociano, il confine tra chi è libero e chi sta cercando una seconda possibilità, si dissolve. E proprio in questa percezione si realizza la grande impresa di Silvia Polleri: abbattere il muro dell’indifferenza. Il cibo, eccellente senza dubbio, diventa così molto più di un’esperienza gastronomica. È un ponte, un’occasione di incontro, un mezzo attraverso cui le storie si intrecciano, permettendoci di conoscere da vicino le esperienze e il profondo desiderio di riscatto di chi cerca, e forse ha trovato, una nuova opportunità. 

A fine serata, abbiamo avuto il privilegio di ascoltare alcune di queste storie direttamente dalla voce di chi le ha vissute: storie che in quel luogo trovano espressione e significato.

Per aspera ad astra.

M.ko

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Consegnata la spilla “Rotariana per un giorno” a Silvia Polleri, ideatrice del progetto InGalera

Anche la Signora Polleri, come Dante nella Commedia, ha scelto di intraprendere un viaggio attraversando i regni ultramondani.

Sia il progetto del ristorante InGalera che i percorsi danteschi rappresentano invero l’emblema della strada di espiazione che anche ognuno di noi è chiamato a fare alla ricerca di sè e degli errori commessi.

La privazione della libertà quale finalità propria della detenzione carceraria è finalizzata a cercare di far sì che il detenuto possa essere rieducato per far ritorno nella società, al pari di tutti i cittadini, nella consapevolezza dei propri errori ma dotato di strumenti che prima non aveva, nell’auspicio di evitare il reiterarsi delle condotte criminose.

Il lungimirante progetto della Signora Polledri salva e conserva l’uomo e lo ricolloca nello spazio proprio della società, togliendolo dai margini della stessa.

Del resto tutti i rotariani sono chiamati ad ascoltare per poter comprendere e adoperarsi per la risoluzione di un bisogno dell’uomo.

La Signora Polleri, attraverso la caparbia realizzazione di questo unico progetto che si cela al di dentro di un ottimo ristorante, ha nei fatti incarnato i più puri valori che nobilitano l’uomo e che si accomunano con i principi rotariani del servire.

E anche noi, quindi, al termine di questa indelebile esperienza “uscimmo a riveder le stelle”!

Angelo

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