Ristorante “Palace Hotel” di Zingonia
INTERCLUB GRUPPO ORBICO 2:
R.C. TREVIGLIO E PIANURA BERGAMASCA, R.C. DALMINE CENTENARIO,
R.C. ROMANO DI LOMBARDIA, E R.C. SARNICO VAL CAVALLINA
“La Famiglia Agnelli, John Elkann e Marchionne: chi è il vero padrone della FIAT (anzi dell’FCA)?”
Relatore: dott. Luigi Moncalvo *
L’occasione è importante e i quattro Club del Gruppo Orobico 2 si riuniscono in Interclub con folta presenza di soci e ospiti accorsi interessati e numerosi.
Ospite e relatore della riunione è il giornalista e scrittore dott. Luigi Moncalvo, che recentemente ha pubblicato il libro “Agnelli segreti”. Il Presidente dell’R.C. TREVIGLIO E PIANURA BERGAMASCA esordisce con gli onori di casa per poi passare la parola ai Presidenti degli altri club convenuti che a loro volta salutano presenti, soci, ospiti e relatore.
Gianni Agnelli è scomparso da dieci anni. In questo tempo ha cominciato a incrinarsi il quasi totale silenzio stampa, determinato da forti pressioni torinesi e da una diffusa autocensura dei giornali italiani, che per anni ha circondato i “lati oscuri” della famiglia. Quanto emerge dall’azione giudiziaria intrapresa da Margherita Agnelli contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron per ottenere il rendiconto del patrimonio segreto del padre custodito all’estero, consente di scoprire vicende inimmaginabili. Questo è il filo conduttore di tutta la relazione che il dott. Moncalvo ci presenta.
Gli Agnelli sono stati la vera famiglia regnante del Novecento italiano, ma raramente nel nostro paese si è scritto di loro con schemi diversi dal rispetto e deferenza per quello che è stata la “famiglia” e la Fiat. Del resto il mito piccolo borghese dell’Avvocato era troppo evidente per essere ignorato da giornalisti in fondo alla caccia soltanto di una battuta da titolo. Di qui milioni di articoli e servizi su Ferrari, Juventus, nuovi straordinari modelli di auto, quadri, tendenze della moda, eccetera, e un po’ meno sull’onnipresenza di Agnelli nel mondo finanziario e politico. In altre parole, per decenni invece di parlare del principale gruppo finanziario italiano e della principale industria si è trovato più facile parlare della figura di Gianni Agnelli.
Il dott. Moncalvo ci racconta, supportato da una molteplicità di documenti raccolti negli anni, quanto emerge a seguito della azione giudiziaria di Margherita attraverso la storia della famiglia, con qualche incursione nel gossip.
Molti sono gli incisi che vengono proposti. La prima è quella della relazione fra Virginia Agnelli, fresca vedova di Edoardo e madre di Gianni, Susanna, Umberto, eccetera, con Curzio Malaparte. I dettagli da cronaca rosa sono incredibilmente messi in fila dall’OVRA, la polizia segreta fascista, che appare quasi al servizio di Giovanni Agnelli, il fondatore. Il rigidissimo e sabaudo (ma all’occorrenza levantino) Senatore. Malaparte non è certo un comprimario, e la sua storia con Virginia, ma soprattutto il modo in cui viene osteggiata, dice molto del potere FIAT nell’Italia fascista, nonostante il Senatore a Torino provi a smarcarsi perché nella vita non si sa mai.
Il secondo inciso è quello riguardante Gianni Agnelli, il nipote del senatore, non dal lato mondano ma da quello della presa del potere nei confronti di fratelli e altri parenti, per precisa volontà del nonno. Impressionante è la valutazione del gruppo FIAT subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. La costruzione di ‘Agnelli’ passa attraverso vent’anni di mondanità ma anche di rapporti internazionali coltivati ai massimi livelli fra una donna e l’altra (Pamela Churchill, nuora di Winston, su tutte le altre), mentre la FIAT veniva mandata avanti con intelligenza da altri fino ai 45 anni dell’Avvocato.
La vicenda forse più appassionante è quella di Edoardo Agnelli, della sua infelice vita e della sua stranissima morte avvenuta nel 2000, a 46 anni, seguita da un’inchiesta imbarazzante per le lacune della magistratura e i tentativi di insabbiamento.
La quarta storia, che avvolge tutte le altre, è vero giornalismo investigativo e riguarda il reale controllo del gruppo dagli anni Novanta ai giorni nostri. Attraverso la costituzione di società più o meno schermate, in Italia e in Lichtenstein. Attraverso documenti riservati e pubblici Moncalvo sottolinea che, di fatto, il controllo del gruppo ad un certo punto è stato nelle mani di due avvocati, uno svizzero, René Merkt, e uno del Liechtenstein, Herbert Batliner, ma che nell’ultimo ventennio è stato sostanzialmente di Gianluigi Gabetti e di Franzo Grande Stevens, cioè due fra i più stretti collaboratori di Agnelli.
La presentazione, magistralmente condotta da Moncalvo, si è incentrata sulle questioni ereditarie seguite alla morte di Gianni, che hanno contrapposto la figlia Margherita e la moglie Marella, eredi di un patrimonio smisurato che via via è stato possibile definire; l’autore ha poi evidenziato il passaggio della FIAT alla FCA e la scelta di Marchionne di dislocare i siti industriali in sedi estere, con fiscalità più favorevoli, a discapito di migliaia di lavoratori italiani. E’ stato proprio a seguito delle tante verità scottanti che Gigi Moncalvo ha voluto ribadire come la vera ricchezza sia rappresentata non da famiglie che detengono il potere finanziario, ma da chi, con l’amore per i propri cari e con il lavoro giornaliero, costituisce la vera forza italiana. In sintesi sostiene il relatore : ” La FIAT è un esempio della socializzazione delle perdite e della privatizzazione degli utili”.
Sicuramente ci è stata offerta una prospettiva decisamente diversa della epopea della famiglia Agnelli rispetto a quella nota su cui fare molte riflessioni, anche se quanto abbiamo sentito in fondo (ma proprio in fondo) contribuisce al mito di Agnelli, mettendo in luce molte contraddizioni del personaggio: un patriottismo poco retorico insieme a un cosmopolitismo cinico, la coscienza dell’importanza sociale della FIAT insieme all’evasione fiscale, le follie da jet set e i bei gesti sconosciuti ai più, la noia mortale per qualsiasi argomento e allo stesso tempo la curiosità vampiresca.
Non si possono scrivere biografie senza essere appassionati al soggetto, e Moncalvo ha evidenziato questa sua partecipazione in tutti i passaggi della sua esposizione. C’è ancora tanto da scrivere sugli Agnelli. Sarebbe adesso più urgente, non soltanto per i mitici ‘mercati’, rispondere alla domanda: chi c’è dietro a John Elkann?
Applausi finali accompagnato dalla consegna dei guidoncini ricordo al relatore chiudono la serata.
dieffe
*Laureatosi nel 1973 in Scienze Politiche con specializzazione Politico-Internazionale all’Università di Genova, diviene giornalista professionista nel 1976. Nel 1974 inizia la carriera giornalistica presso la cronaca de Il Secolo XIX di Genova sotto la direzione di Piero Ottone. Nel 1975 passa sotto la direzione di Cesare Lanza presso il “Corriere d’Informazione” di Milano.
Un anno dopo, sempre a Milano ritorna con Ottone, stavolta al Corriere della Sera, occupandosi della sezione politica; al Corriere diventa capo servizio nel 1978 e un anno dopo caporedattore della sezione spettacoli e cultura. È del 1980 il passaggio, con Maurizio Costanzo, a l’Occhio, in qualità di caporedattore centrale. Tre anni dopo è caposervizio della sezione tv e spettacoli de Il Giorno (direttore Guglielmo Zucconi).
Nel 1981 compie il passaggio dalla carta stampata al piccolo schermo come capo-redattore e curatore del programma “Buongiorno Italia” di Canale 5. Nel 1985 diventa capo-redattore delle emittenti televisive del gruppo Fininvest occupandosi di diversi programmi, tra i quali “Monitor”, gli “Speciali News” delle tre reti (1986), “Dentro la notizia” (una sorta di telegiornale in differita del 1988, di cui è il conduttore alternandosi con Jas Gawvroski e Alessandro Cecchi Paone).
Nel frattempo continua a realizzare reportage nelle zone “calde” del mondo: è il primo giornalista non sovietico a entrare con la sua troupe all’interno della Centrale nucleare di Chernobyl dopo lo scoppio del reattore numero quattro.
Nel 1989 diventa inviato speciale in URSS seguendo le vicende di glasnost e perestrojka nel periodo di Michail Gorbachev. In quel periodo realizza importanti reportage, non solo nell’ex Unione Sovietica, ma anche tre volte durante la guerra in Afghanistan (un suo documentario “Kabul addio”, acquistato da molte TV in tutto il mondo, ottiene riconoscimenti in vari paesi).
Nel 1990 viene promosso alla conduzione del TG Canale 5 News, antesignano del TG5 in alternanza con Cristina Parodi e Alessandro Cecchi Paone e l’anno dopo è anche uno dei responsabili incaricati di realizzare in Italia e all’estero i documentari e i collegamenti all’interno della trasmissione TeleMike di Mike Buongiorno.
In seguito si occupa di varie trasmissioni su emittenti o circuiti nazionali, come Retemia (dove conduce il programma “Vietato ucciderci”, 1993/94), Antennatre di Milano (dove conduce “Silenzio Stampa”, dal 1994 al 1996), Antenna Tre Nordest di Treviso (di cui diventa direttore del TG, sul finire degli anni novanta, TelePadania (conduttore di “Alta Tensione”, nel 2001) e il circuito nazionale Odeon (conduttore di “Sfida Finale”, sempre nel 2001 e “Barba e Capelli”).
Oltre a essere spesso ospite come opinionista politico in trasmissioni come Omnibus su LA7 e Agorà su Raitre, dal 2004 è anche autore e conduttore del programma “Confronti”, in onda su Raidue. È stato un dirigente RAI, con la qualifica di capo struttura dell’informazione di Raidue fino al 2008.










