Relatore Rag. Fabio Bombardieri
Presidente della MIA
Di rientro dalla pausa delle festività è con grande piacere che ci scambiamo gli auguri per il nuovo anno rotariano.
In apertura di serata il Presidente, Diego Finazzi, porge le felicitazioni del club al socio e, presidente incaming, Francesco Locati per la sua recente nomina a Direttore Generale della Azienda Ospedaliera di Seriate da parte del Presidente della Regione Lombardia. Siamo certi che Francesco svolgerà questo doppio incarico con grande professionalità, capacità manageriali, competenza e spirito di appartenenza all’istituzione o club.
Un fortissimo e amichevole abbraccio da parte di tutti i Soci.
Subito il Presidente incaming viene chiamato ai suoi doveri rotariani con la presentazione della squadra: dopo un breve ringraziamento per la vicinanza e disponibilità prestata, viene presentata la squadra per l’A.R. 2016-2017. (vedi elenco in altra sezione del Bollettino).
Un caloroso applauso accompagna le designazioni e contemporaneamente suggella gli auguri per il mandato che Francesco si accinge ad affrontare.
Dopo le conversazioni conviviali, presentato dal presidente che ne legge il curriculum, prende la parola Fabio Bombardieri, Presidente dell’Opera Pia Misericordia Maggiore per la trattazione del tema di questa serata.
La Misericordia Maggiore o MIA (nell’abbreviazione storica che l’ha evidenziata nei secoli e che appare in talune opere d’arte site nella Basilica di S. Maria Maggiore) sorse a Bergamo nel 1265 come sodalizio spirituale e caritativo per opera di due domenicani, il vescovo Erbordo e il beato Pinamonte da Brembate, che ne dettò la regola originaria. Il soccorso dei poveri, degli infermi, dei carcerati e degli altri bisognosi fu l’obiettivo della Misericordia, le cui prime rendite furono le offerte raccolte tra i Confratelli; si aggiunsero quindi beni e lasciti legati ad eredità che col tempo e grazie ad una accurata amministrazione si accrebbero fino a costituire un ingente patrimonio.
La Misericordia divenne il principale punto di riferimento per quei diffusi orientamenti dei laici conosciuti come “rivoluzione della carità”. Attuò un’assistenza a tutto campo, che, oltrepassando i confini di una solidarietà strettamente confraternale, innestandosi e al tempo stesso superando l’impianto vicinale, si rivolgeva all’intera cittadinanza e copriva l’intera città, i suoi sobborghi e le vicine valli, in pratica tutto il territorio del medioevale “Comune di Bergamo”, cioè l’attuale territorio di tutta la provincia.
La maggioranza dei confratelli era espressione della cultura urbana dei ceti più direttamente solidali con la città e più fortemente produttivi, coscienti di rappresentare la parte più impegnata dei cittadini, sia nel settore economico che in quello politico religioso. Senza dimenticare che nella Misericordia confluirono anche i membri di consorzi parrocchiali e alcune religiose, testimonianza della varietà dei legami che intercorrevano tra la Misericordia ed il panorama religioso di Bergamo.
Pur mantenendosi in piena autonomia nei confronti dell’istituzione comunale, la Misericordia seppe fin dall’inizio garantirsi il suo appoggio. Le attività della Misericordia si mossero abilmente all’interno degli spazi concessi dal regime podestarile e fu proprio nel campo dell’assistenza che maggiormente si concretizzò l’appoggio – economico e politico – dell’istituzione comunale. La MIA era diventato un organismo complementare della pubblica amministrazione: alla Misericordia il Comune aveva delegato tutte quelle funzioni di pubblica assistenza che non erano proprie degli ospedali.
Già nel XIV° secolo i membri del consiglio vengono eletti con un collaudato meccanismo che, ostacolando favoritismi e maneggiamenti, garantisce il continuo alternarsi dei consiglieri, peraltro nominati dai Consiglieri uscenti, in rappresentanza di tutte le vicinie cittadine e già allora si instaura un sistema di “Consorzio” di beni e di persone. In occasione del rinnovo del Consiglio si pregava perché i nuovi Amministratori “con ogni amore reggessero e difendessero il Consorzio, amministrassero il patrimonio dei poveri con pazienza e carità ed erogassero le elemosine lasciando da parte odio, amore e timore di ogni umana debolezza”. Col trascorrere del tempo i Consiglieri si organizzano in Commissioni che si occupano di particolari aspetti dell’attività del Consorzio e che riferiscono al Consiglio mediante relazioni scritte. Il Consiglio decide poi a maggioranza.
Il prestigio del Consorzio andò sempre più aumentando: divenne istituzione di grandissima importanza non solo benefica, ma anche nel campo economico, sociale, culturale e dell’istruzione. Il luminoso esempio della Misericordia Maggiore destava l’emulazione delle famiglie di censo, permettendo la sopravvivenza dell’istituzione.
Fu proprio in considerazione di questo suo prestigio che nel 1449, con atto del 23 giugno, il Comune affidò alla Misericordia Maggiore la Basilica di S. Maria Maggiore, monumento sorto per volontà dei cittadini bergamaschi e costruito con le loro offerte, che era ed è un monumento civile di proprietà del Comune di Bergamo e che da allora divenne “parte nobilissima e principale” dell’amministrazione del Consorzio, che si dedicò con grande impegno all’abbellimento del sacro edificio ed al suo arricchimento.
Nel 1453 il Papa Nicolò V con una Bolla sanzionò l’autonomia del “Consorzio della Misericordia” e sottrasse la Basilica alla giurisdizione del Vescovo, sancendo il vincolo tra l’Opera Pia e la Basilica medesima.
Le funzioni solenni alle quali partecipavano le autorità erano anche cerimonie della vita pubblica. La Basilica era anche luogo di rappresentanza; le più importanti e drammatiche convocazioni dei capi famiglia durante le guerre del primo Cinquecento si tennero proprio sotto le volte della chiesa. Ma nei secoli medievali nella chiesa si custodivano anche i beni cittadini, si organizzavano riunioni, si rogavano atti notarili, ecc..
Misericordia Maggiore e Basilica di Santa Maria Maggiore divennero di fatto una sola cosa: e il nome ufficiale fu appunto Consorzio della Misericordia Maggiore e della chiesa e fabbrica di S. Maria Maggiore.
Dopo questa unione si moltiplicarono le donazioni e i lasciti testamentari in cambio di distribuzione di pani ai poveri, di mantenimento allo studio di studenti bisognosi ma anche di messe di suffragio da celebrarsi quotidianamente dai numerosissimi preti al servizio del Consorzio.
Allo splendore del culto della Basilica, come pure al mantenimento e continuo abbellimento dell’edificio, la MIA da sempre dedica parte delle sue risorse economiche e dell’attività degli Amministratori.
Ogni secolo ha lasciato l’impronta della sua arte nella gloriosa Basilica cittadina. Basti ricordare le mirabili tarsie del coro (su disegno di Lorenzo Lotto), i preziosi arazzi di fabbrica toscana e fiamminga, il magnifico confessionale di Fantoni, le decorazioni barocche, ecc…
A Bergamo, specialmente in occasione di feste solenni, giungevano cantori ed orchestrali da tutta Europa. Alcuni Maestri di Cappella che si susseguirono nel corso dei secoli furono degli eccellenti musicisti.
In occasione delle solenni feste mariane e delle feste della Repubblica, nella Basilica si costruivano apposite tribune per i cantori. L’affluenza del pubblico era grandissima. Seguitissimi erano anche i celebri quaresimali, con predicatori qui convocati da tutta Italia a spese della Misericordia. I facoltosi cittadini erano arrivati persino a comperare il diritto del posto dove appoggiare una sedia portata da casa per seguire i sermoni che dovevano essere lunghissimi.
Proprio il significato e l’importanza del luogo avevano fatto apparire ancora più gravi l’agguato e l’uccisione del Conte Achille Brembati durante la Messa solenne di S. Maria, e la giustizia Veneziana aveva fatto tutto per assicurare alla forca i figli del Conte G. Gerolamo Albani, che fu condannato all’esilio.
La Basilica, nel bene e nel male, era diventata lo “specchio” di tutta la città.
Le crescenti esigenze per garantire l’ufficiatura della basilica suggerirono la fondazione di una scuola di chierici. Con l’istituzione del seminario vescovile, la scuola per i chierici (Accademia) finì col trasformarsi in collegio cittadino (Collegio Mariano che anticipò il ginnasio-liceo di piazza Rosate) e la Misericordia Maggiore per oltre due secoli e mezzo si assunse l’onere di gestire la scuola pubblica superiore cittadina.
La Misericordia godeva di ampi privilegi concessi dalla amministrazione veneziana e perfino dal papa, che garantivano di amministrare patrimonio e basilica senza ingerenze esterne. Per evitare che il vescovo cittadino interferisse nella gestione della chiesa, fu smontato l’antico battesimale da secoli custodito nel battistero che sorgeva dentro la navata maggiore.
Col trascorrere dei secoli il patrimonio della Misericordia crebbe notevolmente nonostante le ingentissime vendite di beni effettuate negli anni di carestia per procurare quanto necessario per il soccorso dei poveri. Negli anni più difficili, col ricavato dei poderi venduti, la Misericordia poteva garantire la sopravvivenza di migliaia di affamati.
Ma per secoli quasi ogni primavera, esaurite le scarse provviste custodite nei granai, da tutto il contado affluivano in città migliaia di derelitti, sicuri che dalla Misericordia avrebbero ottenuto almeno il minimo necessario per sopravvivere fino al prossimo raccolto.
Nel corso dei primi secoli una saggia amministrazione portò al riordino delle proprietà terriere , che per una più efficace gestione, mediante cessioni e permute dei poderi e degli appezzamenti di terra più distanti ed isolati, furono concentrate attorno a grandi fattorie a Fara Olivana, Comun Nuovo, Bonate Sopra ed alcune altre minori. Il patrimonio fondiario si stabilizzò intorno alle 24.000 pertiche.
I Rettori Veneti di Bergamo non mancano mai di sottolineare la buona gestione e la grande cura con la quale il patrimonio della Misericordia veniva amministrato. Si calcola che nel 1626 le rendite della Misericordia ammontassero a 20.000 scudi l’anno, dei quali 15.000 circa venivano spesi per i poveri.
Le donazioni alla Misericordia non vennero mai meno, ma furono drasticamente limitate dalle leggi veneziane volte ad evitare la formazione della cosiddetta manomorta.
In particolare dopo il 1605 furono vietati i lasciti ai luoghi pii, alle chiese e ai conventi, ed in ogni caso i beni nuovamente pervenuti dovevano essere venduti all’asta.
Il flusso di denaro ed i proventi degli estesi poderi del Consorzio finirono in parte anche nelle fastose e costosissime decorazioni della Basilica. Opere d’arte e di fede come sono la serie degli arazzi, il coro intarsiato e gli splendidi stucchi non sarebbero mai stati realizzabili senza la forza economica della Misericordia.
Alla fine del ‘700 la Rivoluzione Francese portò tali e così profondi cambiamenti che si dovette variare l’organizzazione del Consorzio della Misericordia. L’antichissimo Consorzio perse moltissima della sua autonomia diventando a tutti gli effetti parte della pubblica amministrazione.
Attorno al XIX secolo il Maestro Giovanni Simone Mayr, all’epoca il più noto ed importante Compositore europeo, concepì il progetto della “Pia Scuola di Musica”, in cui vennero accolti alcuni ragazzi poveri per apprendere il canto ed il suono. La Pia Scuola ebbe risultati eccellenti, sia per il valore dei discepoli (valga per tutti il nome di Gaetano Donizetti e Giovan Battista Rubini) sia anche per le scelte esecuzioni in S. Maria, la cui fama superò presto i confini della provincia. Qualche anno dopo, la Pia Scuola fu staccata dalla Cappella Musicale, divenendo un’entità autonoma e trasformata nel Civico Istituto Musicale Gaetano Donizetti. Rimane oggi viva ed attivamente operante la Cappella di S. Maria Maggiore, cui la MIA dedica le proprie cure.
Varie furono le traversie della Misericordia Maggiore che, subendo gli eventi storici, dal 1808 confluì nella Congregazione di Carità e nel 1937 nell’Ente Comunale di Assistenza, per ritrovare una certa maggior autonomia nel1978.
Il D.P.R. 6161/1977 infatti dettò le norme per il trasferimento ai Comuni delle funzioni amministrative relative all’organizzazione ed all’erogazione dei servizi di assistenza e beneficenza. Tale D.P.R. escludeva dal trasferimento le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza che svolgevano in modo precipuo attività inerenti la sfera educativo – religiosa, tra le quali venne riconosciuta l’Opera Pia Misericordia Maggiore, che venne pertanto inclusa nell’elenco pubblicato con D.P.C.M. del 23 dicembre 1978. Con la normativa ultima, l’istituzione da IPAB è passata a Fondazione dal 01/01/2004 e viene amministrata da un Consiglio composto da nove Consiglieri, nominati dal Sindaco del Comune di Bergamo.
Dal gennaio 2004 la MIA, Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, già “Opera Pia”, ha assunto la forma giuridica di Fondazione, in modo da poter proseguire, con strutture più adeguate alle necessità di oggi, la missione che l’ha contraddistinta negli oltre sette secoli di esistenza: occuparsi di istruzione, cultura, religione e assistenza, secondo i principi dello Statuto, per i quali (art. 3) la Fondazione:
• non ha scopo di lucro;
• riconferma il rispetto degli interessi e delle finalità espressi nelle tavole fondative e negli statuti originari;
• partecipa, sulla scorta della legislazione vigente ed in aderenza alla propria ispirazione cristiana alla realizzazione del sistema sociale, nell’ambito caritativo-assistenziale, educativo e formativo.
Nello specifico, la Fondazione ha i seguenti scopi primari e fondamentali:
• promuove attività inerenti la sfera educativo religiosa, nel rispetto dell’originaria connotazione cristiana cattolica;
• provvede a soddisfare le esigenze di tutte le antiche e nuove povertà;
• sostiene l’attività di istruzione e cultura nei più ampi aspetti e manifestazioni tendenti sia alla conservazione dei beni strumentali che delle tradizioni, nonché promuovere nuove attività ed opere nell’ambito prioritariamente bergamasco ed eventualmente lombardo;
• garantisce l’ufficiatura, il governo e l’amministrazione della Basilica di S. Maria Maggiore, Cappella della Città con gli inerenti servizi religiosi, culturali ed educativi, prevedendo apposito convenzionamento con la diocesi di Bergamo;
• mantiene, valorizza ed incrementa l’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare e gestisce al meglio i beni in affidamento.
In conclusione il Presidente Bombardieri, si sofferma sulle vicende più recenti relative al Monastero di Astino.
A seguire l’interessante relazione alcune domande da parte dei soci con i ringraziamenti per l’intervento e la consegna del guidoncino del club con la pubblicazione del ventennale; a sua volta Bombardieri fa dono al club di una pubblicazione a fascicoli relativa alla MIA.















