Martedì 19 gennaio 2016

Ristorante “Palazzo Colleoni” Cortenuova

“L’acqua nell’arte dei giardini”

Relatrice: Arch. Silvia Carminati

Martedì 19 gennaio a Palazzo Colleoni a Cortenuova riprendiamo il percorso già avviato lungo le strade dell’acqua. Questa sera l’arch. Silvia Carminati ci accompagna in un viaggio nei secoli per raccontarci il rapporto tra l’acqua, segno di vita, ed i giardini che rappresentano serenità e relax.
Il presidente Diego Finazzi ringrazia Silvia non solo per la sua presentazione, ma anche per il contributo che sta offrendo al nostro club essendo impegnata in tutti i service che si stanno portando avanti.
Luogo di svago, oasi verde rifugio dal grigiore del cemento, il giardino oggi è il luogo ideale dove trovare pace e rilassarsi dopo una giornata di lavoro, ma come nasce l’idea di una “stanza” della casa dedicata al verde? Qui nasce il viaggio nei secoli alla scoperta del valore dei giardini nella storia.

Il giardino egizio.

Le scoperte archeologiche collocano la nascita dei giardini in Egitto durante il periodo storico denominato Nuovo Regno. Il giardino nacque come antagonista al deserto che era un ambiente ostile, caotico, arido e pericoloso. Costruito all’interno delle cinte murarie di edifici civili e religiosi, al sicuro dalle inondazioni del Nilo e dalle tempeste di sabbia, dalle scorribande di tribù ostili o belve feroci, il giardino costituiva un ambiente intimo, rigoglioso, un’oasi colorata, armoniosa, sicura, ordinata e tranquilla dove ripararsi dalla calura all’ombra di alberi, piante e vasche d’acqua. Gli Egizi riconoscevano ai giardini grande pregio e vi si dedicavano con estrema cura, coltivando in essi piante utili come alberi da frutto, viti, verdura per il sostentamento delle famiglie, ma anche piante ornamentali. Famosi per il calcolo matematico e il rigore geometrico applicato nell’arte, gli egizi dedicavano molta attenzione alla progettazione, alla scelta della specie da coltivare alle combinazioni cromatiche. L’acqua sempre presente sotto forma di bacino rettangolare o di più vasche, intorno ad esse si sviluppava il resto del giardino. L’irrigazione veniva assicurata grazie allo stesso sistema di canalizzazione dell’acqua che veniva utilizzato in agricoltura. Gran parte delle informazioni provengono da dipinti, testi e attrezzi trovati nelle tombe che ci testimoniano non solo l’esistenza del giardino in quell’epoca, ma anche che i defunti vollero portarsi oggetti per il giardinaggio e fiori durante il viaggio verso l’Aldilà.

I giardini romani
Affreschi di Villa Livia
La forma più diffusa del giardino romano era quella dello “passaggio coperto” collocato di solito nel peristilio, nelle terme della palestra o nei teatri e che consisteva una serie di viali che si sviluppavano in uno spazio limitato fornito di una copertura di portici o di rami d’alberi cresciuti a formare una galleria ombrosa, dove si potesse tranquillamente passeggiare.Nell’età imperiale la passione per i giardini e le ville si diffuse tra le classi più elevate che nella loro ville insieme al giardino costruivano una serie di edifici destinati per lo più a godere del giardino stesso: portici, criptoportici, esedre, fontane, piccoli templi .Le ville romane erano ricche di acqua che scorrendo da serbatoi posti in alto con una serie di canali rifornivano le case e le terme e irrigavano i giardini.Le piante utilizzate dai Romani per i loro giardini non erano diverse da quelle da noi usate ancor’oggi: vi erano infatti gli alberi a crescita spontanea nei boschi, come l’abete, il faggio, il castagno, il pino silvestre, il leccio, il pioppo, la quercia, il rovere, e gli alberi da città come il platano, l’olmo, il pino fruttifero, la palma, l’olivo, il tiglio e il cipresso che si adattavano alla condizione urbana, e che quindi potevano essere piantati anche in città per godere dei loro frutti o della loro ombra. Si usava anche piantare sullo stesso terreno alberi cresciuti in clima diversi per provare la possibilità di un loro accostamento e per creare composizioni originali. Gli alberi da frutto venivano piantati in una parte del terreno della villa a loro riservata di solito posta accanto al vigneto e all’uliveto. Poche le specie dei fiori coltivate: soprattutto rose per onorare gli dei e le viole per i culti funebri.

Il giardino Islamico

Nella cultura islamica, il deserto è visto come un luogo di negazione e assenza della vita, pertanto il giardino, dove la vegetazione rigogliosa e l’acqua sono fonti di vita, è la concretizzazione perfetta del paradiso descritto nel Corano; è un luogo di delizie e piaceri, dove si può raggiungere la felicità dei sensi ed ha un ruolo centrale in questa cultura. Grandi studiosi di matematica e geometria e grandi conquistatori, gli Arabi applicano al giardino non solo le loro conoscenze della geometria, ma anche dei criteri che derivano da culture differenti come quella persiana e quella romana.Il giardino islamico eredita da quello persiano, il gusto decorativo, la pianta regolare, il perimetro delimitato da alti muri, la spartizione dell’area in quattro parti (simbolismo che allude ai quattro elementi sacri, ovvero il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra) attraverso canali d’acqua all’incrocio dei quali è posta una fontana. Dall’impianto del giardino romano gli Arabi traggono invece il rigore classico. Il giardino, quasi sempre rettangolare e delimitato da alti muri coperti da vegetazione, costituisce un’area nella quale si fondono profumi e colori e manifesta l’aspirazione del paradiso maomettano che si cerca di ricreare nella vita terrena. L’elemento di maggiore rilevanza, sempre presente in questi giardini, è l’acqua, simbolo di vita e di purezza. Essa riempie gli spazi con il suo dolce suono, presentandosi sotto diverse forme come fontane, vasche, canali e zampilli. Le pavimentazioni sono realizzate in ciottoli colorati o con mattonelle in maioliche. Il carattere lussureggiante del giardino è mantenuto attraverso l’impiego di piante a foglia perenni, come ad esempio il cipresso, simbolo della bellezza femminile e dell’eternità.La vegetazione del giardino, composta soprattutto da piante importate, era molto folta, ricca di fioriture, habitat naturale dei numerosi uccelli esotici del sultano, aiuole di cipressi, bossi e aranci creavano la tipica atmosfera orientale.La curiosità dei viaggiatori era stimolata soprattutto dai numerosi giochi d’acqua presenti.

Il giardino medioevale

L’Hortus Medievale ha una struttura atipica rispetto alla concezione corrente di giardino, ma tuttavia soddisfa sia le esigenze richieste ad uno spazio verde urbano come anche le esigenze culturali degli studiosi, degli appassionati di botanica e di storia. Nel caso specifico, l’impianto ha valenza di Orto monastico, ma sarebbe stato difficile immaginarlo diversamente poiché il Medioevo fu un’epoca storica ove la religiosità pervadeva la vita quotidiana e l’esperienza artistica. Storicamente l’Orto Medievale si rifà all’Hortus conclusus dei monasteri, un giardino circoscritto, limitato, chiuso entro una frontiera, che era soprattutto una rappresentazione miniaturizzata e simbolica del “Giardino dei Giardini”, cioè del Paradiso terrestre. Vasca o pozzo centrale da cui diramano 4 sentieri che rappresentano le virtù cardinali. Nato dalle profonde esigenze culturali e religiose che caratterizzano l’uomo medievale, l’Orto si configura come il luogo concreto in cui l’uomo può trovare le risposte a quesiti esistenziali della vita quotidiana e a scoprire la relazione tra sé stesso, la Natura e Dio. L’Orto medievale rappresenta, in definitiva, lo strumento capace di esprimere l’esperienza umana nel campo del naturale attraverso un percorso di perfezionamento spirituale.

Il giardino del ‘500 (Rinascimento)
Il giardino all’italiana sancisce il predominio assoluto dell’Italia nell’arte dei giardini per tutto il rinascimento costituendo la premessa della successiva affermazione del giardino alla francese (600). Esso è la naturale evoluzione del giardino dell’umanesimo, già frutto della cultura antropocentrica, e si connota per un carattere magnificente in cui regna una perfetta armonia. Il giardino entra nel portico ed è adornato da una moltitudine di fiori: diventa luogo di incontro. Ulteriore affermazione del dominio della razionalità dell’uomo che tutto controlla fino a ridurre la stessa natura in forma architettonica, il giardino all’italiana si diffonde a partire da due grandi poli: Roma e Firenze. Quest’ultima, protagonista nel 400, definisce i criteri che caratterizzeranno il giardino italiano per tutto il corso del rinascimento e del barocco, ma nel 500 è Roma a conferire eclatanza e opulenza all’impianto tipologico e a produrre la committenza che darà l’impulso più significativo alla fioritura di tale forma d’arte. Un luogo celebrativo della dinastia medicea è l’impianto di Boboli o Firenze. In tutti questi casi, si evidenzia il carattere scenografico e spettacolare dei giardini all’italiana, mirato a suscitare lo stupore del visitatore. Tutti gli elementi vegetali vengono ricondotti in forme geometriche, mentre l’acqua si presenta in forma di zampilli, cascate, fontane, canali e vasche, costituendo uno degli elementi che concorrono maggiormente a suscitare stupore nel visitatore. La perfezione del giardino e il suo carattere di permanenza sono determinati anche dall’uso di piante sempreverdi (cipresso, bosso, tasso, leccio, pino, mirto, alloro) in funzione ornamentale. Quello del 500 è un giardino nel quale i toni del verde, uniti alla pietra degli elementi architettonici, costituiscono le uniche note cromatiche.
Il giardino Barocco (‘600)
Nel ‘600 l’architettura dei giardini è ancora la stessa, con gli stessi schemi tardo-rinascimentali. Il 600 è il secolo dello stupore e della meraviglia, alcune scoperte scientifiche rivoluzionano la visione del mondo, scuotendo radicate credenze religiose. In tale rinnovato contesto culturale, l’arte risente della nuova concezione dell’universo ed assume, nelle sue manifestazioni, connotazioni di dinamismo, opulenza e complessità. Nel giardino i nuovi canoni sono applicati sia per la definizione dell’impianto che per le scelte di tipo ornamentale. La matrice del giardino barocco è costituita dall’impianto all’italiana, ma nel corso del secolo conosce un’evoluzione: viene trasformato, ampliato, reso più articolato; ridondante ed è caratterizzato da effetti pittoreschi e scenografici che ne dissimulano il rigore di base. Se la composizione del giardino all’italiana è ancora la stessa, maggiore è la ricerca di novità nella scenografia, nelle preziosità e nelle sofisticazioni. L’architettura si anima, si muove, si riempie di luci, di ombre, di curve. Il verde comincia ad avere il sopravvento sulle parti in muratura, inizia una lenta trasformazione del giardino in parco. La fantasia degli architetti è arrivata a creare nello stesso tempo, ampi spazi con scenari teatrali adatti alle più fantastiche feste e rappresentazioni e parti intime e raccolte come il giardino segreto (dove si potevano ammirare i fiori) o le grotte ideate dagli architetti come luoghi di ristoro e di frescura durante le torride giornate estive. Siamo all’esasperazione del giardino Rinascimentale nato come forma d’arte piena di novità, fantasia, bellezza ed invenzione. L’idea di spazio, di estensione, dinamismo, spettacolarità, esuberanza si concretizzano nell’impiego di grandi curve, di tracciati ad ampio respiro, si moltiplicano le visuali e gli effetti prospettici. Nelle fontane, nelle vasche e nelle grotte, riprodotte artificialmente, appare il genere rustico.
La rivoluzione del giardino nel 600 avviene in Francia ad opera di architetti e maestri giardinieri che lavorano al servizio dei sovrani.In esso la complessità dell’impianto, le dimensioni e l’opulenza dell’insieme raggiungono proporzioni mai viste che interpretano l’assolutismo dei sovrani e la grande rappresentazione della realtà.Il prototipo delle più compiute manifestazioni del giardino francese del Seicento è senza dubbio quello di Versailles e la sua arte raggiunge la massima espressione sotto il regno di Luigi XIV. La struttura è costituita a partire dalla casa il viale centrale, i viali trasversali chi intersecano quello principale e i parterre posti in corrispondenza dell’edificio; gli impianti sono ancora caratterizzati dalla ricerca di equilibrio e di armonia e risultano ordinati da una rigorosa regola compositiva. Protagonista del nuovo giardino alla francese è il parterre (area in piano del giardino caratterizzata da disegni geometrici o a volute realizzate con bosso o tasso e caratterizzata da un’ immagine unitaria che la isola dal resto della composizione).A Claude Mollet va il merito dell’invenzione dei Parterre De Broderie (basate su complicati disegni arabescati o a ricamo, formati da bossi posti sul terreno coperto da sabbie colorate e fondi di ardesia).L’acqua, in forma piana, è racchiusa in grandi bacini o canali che, attraverso l’effetto riflettente, concorrono ad accentuare la vastità delle superfici.Versailles, realizzato per volontà di Luigi XIV, è certamente l’espressione più solenne e spettacolare dei giardini di tutti i tempi.
Il Rococò è uno stile ornamentale sviluppatosi in Francia nella prima metà del 700 come evoluzione del tardo barocco. Si distingue per la grande eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate in riccioli e lievi arabeschi floreali. Sono espresse soprattutto nelle decorazioni, nell’arredamento, nella moda e nella produzione di oggetti. Caratterizzato da delicatezza, grazia, eleganza, gioiosità e luminosità si poneva in netto contrasto con la pesantezza e i colori più forti adottati dal precedente periodo barocco. I motivi Rococò cercano di riprodurre il sentimento tipico della vita aristocratica libera da preoccupazioni o del romanzo leggero piuttosto che le battaglie eroiche o le figure religiose.
Il giardino dell’800
L’800 raccoglie l’eredità dei secoli precedenti che avevano elaborato e definito gli impianti classici e paesaggistici; di conseguenza, nell’ambito dell’arte dei giardini, la prima metà del XIX secolo è caratterizzata da una commistione di stili. Permangono, infatti, gli elementi geometrici propri del giardino classico che vengono combinati con le libere forme paesistiche; a ciò si aggiunge un rinnovato interesse per le scienze botaniche e, soprattutto, un’attenzione particolare alle essenze esotiche importate. Ne consegue che l’immagine complessiva degli impianti, supportata dall’eclettismo, risulta spesso poco organica, confusa, impropria e, quasi sempre priva di una vera ed originale visione estetica. Formale ed informale si scontrano e si accostano. Non è altro che lo specchio di una società che vive profonde trasformazioni e che è alla ricerca di uno stile che la rappresenti. Vivace è nell’800 il dibattito tra giardino formale ed informale. L’eclettismo rimane il filo conduttore dei giardini botanici sia nell’800 che nel 900, dando vita spesso ad impianti in cui manca, una concezione unitaria, proprio perché i giardinieri si sentivano liberi di utilizzare le più disparate essenze vegetali (indigene o alloctone), ricorrendo agli esempi del passato.

I parchi di scultura

Per arrivare ad epoche più vicine in cui si sta diffondendo la tendenza ad inserire opere di vario genere, in particolare sculture, nei parchi; tipico esempio è IL GIARDINO DEI TAROCCHI DI CAPALBIO (GR). Provate a visualizzare i personaggi che animano le carte dei tarocchi. Non ci riuscite? Non importa, a Pescia Fiorentina, frazione di Capalbio, l’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle ha realizzato un intero giardino popolato di statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi. Sono 22 le figure in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche decorate che animano questo speciale luogo di magia e fantasia aperto al pubblico dal 1998 dopo tanti anni di lavoro e impegno da parte dell’artista e di tanti colleghi che l’hanno aiutata in questa straordinaria impresa artistica immersa nella Maremma toscana.
Silvia Carminati ha saputo scaldare una fredda serata di gennaio con la sua relazione estremamente interessante, ben organizzata e di estrema chiarezza che ci ha permesso di godere la tranquillità dei giardini allietata dal lieve scorrere dell’acqua.Grazie Silvia, grandi applausi e ……….alla prossima.

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