La serata di mercoledì 4 dicembre ha rappresentato un evento di grande suggestione e ricchezza di spunti, portando il nostro Club a scoprire uno dei luoghi culturalmente più proficui della bergamasca. Non si è trattato di una semplice visita guidata, ma di un approfondimento significativo sulla Performance Art e sulla sua straordinaria capacità di interpretare la società. Un’arte che evidenzia problematiche, stimola riflessioni e avvia processi in grado di generare cambiamenti rilevanti cui possiamo diventare fautori.

Tali considerazioni sono emerse al termine della visita alla mostra Between Breath and Fire dell’artista Marina Abramović, allestita presso gres art 671 di via San Bernardino a Bergamo. Un’esperienza immersiva nell’opera dell’artista nata a Belgrado nel 1946, che ha avuto l’ardire di mettere il corpo al centro della sua arte. Attraverso performances spesso provocatorie e simboliche, Abramović ha esplorato il rapporto tra l’artista e il pubblico, i limiti fisici e mentali del proprio corpo, e le dinamiche della presenza umana.

L’utilizzo del corpo come strumento primario è stato dunque fondamentale per l’artista, che ne ha testato i limiti con performances estreme, evidenziandone la capacità comunicativa, coinvolgendo il pubblico che spesso diveniva parte integrante dell’opera stessa.

Un’Opera -quella della Abramović- che oltre alla corporeità è fortemente influenzata dalla spiritualità e dalla trascendenza, come dimostrato da performances che attingono a pratiche e rituali provenienti da diverse culture, esplorando la possibilità di trascendere il dolore e la mortalità. Tra i temi centrali affrontati dall’artista, oltre al “tempo” e alla “presenza” spicca il “respiro”, tema cardine della mostra. Altro tema importante, che affonda le radici anche nel mondo rotariano, è quello delle relazioni umane, che la Abramović ha esplorato in particolare durante la sua collaborazione con il compagno di vita Ulay. Memorabile la loro performance, The Lovers (1988), in cui i due percorsero la Grande Muraglia cinese per incontrarsi e dirsi addio, trattano temi come l’amore, il conflitto e la separazione.

La visita ha offerto una ricca varietà di suggestioni, contribuendo ad alimentare un dibattito approfondito sul rapporto tra arte e pubblico, nonché tra arte e società. Tali temi sono stati al centro delle due relazioni che hanno seguito l’evento conviviale presso Gres Café: la Prof.ssa Orietta Pinessi ha esplorato il tema della Performance Art, mentre la Dott.ssa Elena Barcella ha illustrato il Metodo Abramović.

Un’esperienza di straordinario valore, che ha saputo coniugare cultura e convivialità in un ambiente unico, capace di armonizzare bellezza, approfondimento culturale e relazioni umane.

Concludo questo resoconto con una frase significativa dell’artista.

M.ko

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“Nella mia esperienza, – afferma Abramović – maturata in quaranta anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance. Senza il pubblico, la performance non ha alcun senso perché, come sosteneva Duchamp, è il pubblico a completare l’opera d’arte. Nel caso della performance, direi che pubblico e performer non sono solo complementari, ma quasi inseparabili”.

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