Una serata ricca di fascino e suggestioni quella di martedì 16 giugno al Rotary Club Romano di Lombardia, riunitosi in esterna presso la sala Consiliare del Filandone a Martinengo, grazie alla disponibilità del sig. Sindaco Pasquale Busetti, con una conviviale dedicata alla figura di Bartolomeo Colleoni e a Martinengo. Protagonista dell’incontro è stata il dott. Paolo Aresi, autore del romanzo “Pettirosso che miri i miei occhi”, protagonista Medea la figlia prediletta del Colleoni. Paolo Aresi, giornalista professionista, laureato in Lettere alla Statale di Milano, fino al 2016 è stato inviato presso il quotidiano Eco di Bergamo. Attività di giornalista che continua a svolgere dedicandosi però anche a quella di scrittore. Cominciò a scrivere racconti nel 1978. Il suo primo romanzo è stato pubblicato dall’Editrice Nord nel 1987: Oberon, l’avamposto fra i ghiacci. Paolo Aresi è uno scrittore conosciuto, che ha all’attivo diversi romanzi. La sua ispirazione è sempre oscillata tra la narrativa fantastica (fantascientifica, ha vinto anche un Premio Urania nel 2004 con “Oltre il Pianeta del Vento”) e realistica e alcune sue opere sono state ambientate proprio nella nostra terra (“Bergamo dell’altro ieri”, “La vita a pedali”). Il relatore ci fa scoprire un Bartolomeo Colleoni, bergamasco di Solza, sicuramente coraggioso e forte, ma anche uomo capace di grande pietà nonostante fosse sostanzialmente un mercenario, infatti in battaglia non uccideva gli avversari ma faceva abbattere i cavalli perché il soldato a terra era ritenuto inoffensivo. Tutta la vita di Bartolomeo Colleoni è assolutamente inserita e al passo con il tempo in cui vice, infatti il ‘400 cambiò il mondo, passando dall’umanesimo al rinascimento e Colleoni è sicuramente un rappresentante di questo cambiamento. Bartolomeo Colleoni non è solo quel grande Capitano di Ventura che tutti conosciamo, ma è noto che mise in campo un notevole impegno civile, speso in favore dei ceti meno abbienti. A tal riguardo fondò il Luogo Pio della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni, voluto inizialmente per fornire doti alle fanciulle povere e legittime nate in territorio bergamasco, al fine di facilitarne il collocamento in legittimo matrimonio. La fondazione dell’ente benefico venne stipulata il 19 febbraio 1466 nel Palazzo del Podestà di Bergamo alla presenza del Gran Consiglio. Questo accordo garantiva una somma di 2 000 ducati l’anno da distribuirsi per l’iniziale scopo, nonché un lungo inventario di beni che comprendeva proprietà, abitazioni, diritti giuridici, livelli perpetui, dazi e diritti sulle acque, che avrebbero dovuto essere gestiti dall’istituto per scopi caritatevoli. L’ente, tuttora esistente, opera negli ambiti di filantropia, beneficenza e promozione di iniziative storico-culturali legate alla figura del condottiero. Bartolomeo Colleoni fu inoltre fautore di una lungimirante politica di gestione delle acque nella provincia di Bergamo. In primo luogo volle migliorare l’irrigazione delle campagne della media pianura bergamasca, principalmente quelle inscritte nei suoi possedimenti feudali. A tal riguardo ampliò canali già esistenti e ne fece costruire di nuovi, creando una fitta rete irrigua che garantiva il fabbisogno idrico ai campi dell’intera pianura. Uno dei primi interventi in ordine temporale fu l’ampliamento delle bocche di presa sul fiume Serio: le acque vennero incanalate in una roggia chiamata Colleonesca, utilizzata per l’irrigazione delle campagne attorno a Cavernago, borgo dove era posto il quartier generale del condottiero. Si rese inoltre promotore della ristrutturazione delle terme di Trescore Balneario, in quei tempi in stato di completo abbandono. Ottenute le concessioni dal la Repubblica di Venezia le abbellì, ampliandole e rendendole efficienti. Il romanzo “Pettirosso che miri i miei occhi” è il racconto di Medea, fanciulla che morì a soli quindici (o forse quattordici) anni, di cui si sa soltanto che fu la figlia prediletta di Bartolomeo Colleoni, per la quale il padre fece scolpire il meraviglioso sarcofago in marmo da parte di Giovanni Antonio Amadeo, che oggi si ammira nella Cappella Colleoni e che conserva le sue spoglie. Il libro presenta il diario della ragazza negli ultimi mesi della sua vita. Un’opera di immaginazione, rigorosa nella ricostruzione storica, che racconta di quel mondo e del grande amore che la giovanissima visse in quel periodo, libro che realizza la magia di trasformare quella giovinetta lontana nel tempo in una ragazza presente, palpitante, piena di vita. L’autore ha realizzato il libro in forma di diario, come se fosse stato scritto dalla stessa fanciulla, morta a soli quindici anni. Il romanzo presenta una ricostruzione storica di ambiente e di personaggi e pure cerca di comunicare i sentimenti, i pensieri della protagonista. Che persona era Medea, quali i suoi amici, chi era sua madre? Perché Medea non era figlia della consorte del Colleoni, Tisbe. Era nata da un’altra relazione, come cinque altre figlie (su otto in totale) del Colleoni. Venne accolta nella famiglia, esattamente come tutte le altre: in quella seconda parte del Quattrocento esisteva molta tolleranza rispetto a queste situazioni, che venivano accettate con naturalità. L’opera letteraria è stata voluta dal Luogo Pio Colleoni, dalla pro loco e dal Comune di Cavernago, dall’associazione Pianura da Scoprire e da Terre Colleonesche per ricordare un aspetto importante e particolare della vita del condottiero, di cui sono ricorsi i 550 anni della morte. Medea è protagonista, l’opera rappresenta il suo diario, che lei ha scritto negli ultimi mesi di vita, mesi particolari perché hanno portato nelle sue giornate un evento straordinario: un grande amore, impetuoso come sono gli amori degli adolescenti. L’amore travolgente per un giovane pittore, Francesco, venuto da Santa Croce, in Val Brembana. Francesco Santa Croce arriva in pianura attirato a dalla fama del principe, il grande condottiero Bartolomeo Colleoni, uomo di guerra e di pace, promotore di tante realizzazioni sul suo territorio, comprese opere d’arte e di architettura. È il principio di maggio del 1469 quando Medea annota sul suo quaderno la prima visione del giovane pittore, nel viottolo vicino al castello, tra i campi di grano e di miglio. È un amore immediato, fortissimo, che non lascia scampo. Ed è l’avvio di una vicenda drammatica, perché la figlia di un così celebre condottiero non può certo andare in sposa a un giovane plebeo. Medea racconta del suo amore, delle sue angosce. Del pettirosso che viene a trovarla in quel radioso maggio nella sua stanza di Malpaga. Delle corse a cavallo attraverso la campagna di Martinengo e Ghisalba, delle passeggiate sul fiume, delle lezioni di magister Cornazzano, precettore delle ragazze e biografo ufficiale di Bartolomeo Colleoni. E poi ancora racconta dei giochi alla sera nel cortile, delle preghiere, dei sensi di colpa, dei progetti per fuggire via, lontano, insieme al suo giovanissimo amore. Ci è stato presentato uno scorcio del Rinascimento, sospeso tra grandi avvenimenti e intime relazioni. Il romanzo “Pettirosso che miri i miei occhi” di Paolo Aresi è stato presentato al Salone del Libro di Torino. Attraverso la forma immaginaria di un diario degli ultimi mesi di vita, il romanzo restituisce voce e presenza a questa giovane figura del Quattrocento. È un’opera di immaginazione, ma rigorosa nella ricostruzione storica: racconta il mondo di quell’epoca e il grande amore vissuto dalla giovanissima Medea, trasformando una figura lontana nel tempo in una ragazza viva, palpitante e sorprendentemente vicina alla sensibilità contemporanea. A chiusura della presentazione, il Presidente Finazzi, ringrazia Sindaco e Amministrazione comunale di Martinengo per la splendida ospitalità e il relatore Paolo Aresi per la presentazione di una epoca storica che ha interessato in modo importante il nostro territorio e per averci fatto conoscere un po’ meglio Bartolomeo Colleoni. Ci siamo poi trasferiti in un complesso che richiama l’epoca colleonesca, ex cascina Asnenga dove abbiamo chiuso la serata in ottimo clima di convivialità.

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