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  • L’intelligenza artificiale: il dovere della competenza, trasparenza ed Etica. Relatore: mons. Giulio Dellavite

“L’intelligenza artificiale: il dovere della competenza, trasparenza ed Etica”. È stato questo il tema al centro della serata rotariana che ha visto come relatore monsignor Giulio Dellavite, protagonista di un intervento intenso, ricco di riferimenti culturali e provocazioni capaci di accompagnare i presenti dentro una delle questioni più decisive del nostro tempo.

Sin dalle prime battute, monsignor Dellavite ha chiarito il punto fondamentale della sua riflessione: l’intelligenza artificiale, di per sé, non è né buona né cattiva. È uno strumento. E come ogni strumento dipende dall’uso che l’uomo decide di farne, dalle intenzioni che lo guidano e dalla visione entro cui viene collocata.

Per spiegare il concetto il relatore ha richiamato esempi semplici ma estremamente efficaci: un coltello può servire per condividere il pane, per uccidere oppure, come nel caso del bisturi di un chirurgo, per salvare una vita. La vera domanda, dunque, non è se l’intelligenza artificiale sia buona o cattiva, ma chi la utilizza, con quale consapevolezza e con quale responsabilità. Monsignor Dellavite ha quindi inserito il fenomeno dell’AI dentro la lunga storia delle grandi trasformazioni che hanno accompagnato l’umanità. Ogni innovazione, ha ricordato, ha sempre generato timori e resistenze. Già Platone e Socrate guardavano con sospetto alla scrittura, temendo che potesse indebolire la memoria e la capacità viva del pensiero. Lo stesso è accaduto con l’automobile e con tutte le rivoluzioni tecnologiche che hanno cambiato il modo di vivere e di lavorare.

Anche per l’intelligenza artificiale, secondo il relatore, il punto decisivo sarà la capacità delle persone di governare il cambiamento senza subirlo. Si creerà inevitabilmente una distanza crescente tra chi saprà usare questi strumenti in modo consapevole e chi invece finirà per esserne usato. Da qui l’immagine centrale della serata: il “treno dell’intelligenza artificiale”. Un treno partito ormai molti decenni fa e oggi lanciato a velocità sempre maggiore. Di fronte a questo treno, ha spiegato monsignor Dellavite, esistono diverse possibilità: lasciarsi travolgere, farsi da parte, tentare di agganciarsi rischiando di essere distrutti, salire a bordo lasciando però che siano altri a decidere la direzione, oppure provare a guidarlo. Ed è proprio quest’ultima la vera sfida contemporanea. Guidare il treno non significa pretendere il controllo assoluto del futuro, ma acquisire la possibilità di orientare il percorso, di frenare, accelerare o cambiare binario quando necessario.

Per farlo servono però competenze precise. La prima è il senso critico sulle domande. In un tempo dominato dalla rapidità delle risposte, il vero valore non consiste nell’ottenere immediatamente informazioni, ma nel saper formulare le domande giuste. Chi non sa interrogare la realtà, distinguere l’essenziale dal superfluo e definire correttamente il problema, rischia inevitabilmente di essere guidato dalle risposte senza nemmeno rendersene conto. La seconda competenza è la verifica delle fonti. Un sistema di intelligenza artificiale può fornire molte risposte corrette e poi improvvisamente produrre un risultato errato se il procedimento iniziale o la base informativa sono sbagliati. Per questo, ha sottolineato il relatore, l’uomo non può delegare completamente il proprio giudizio: resta indispensabile la capacità di controllare, confrontare e verificare. La terza competenza riguarda invece la comprensione dei processi. L’intelligenza artificiale sta infatti diventando sempre più “agentica”, capace cioè di perseguire autonomamente obiettivi assegnati, senza che tutti i passaggi intermedi risultino immediatamente visibili. Un aspetto che aumenta enormemente la complessità e i rischi del sistema. Il problema dunque non è soltanto la potenza dello strumento, ma la comprensione del processo che esso mette in moto.

Il cuore della relazione è poi approdato al tema dell’etica, affrontato però in modo molto concreto e lontano da ogni retorica. L’etica, ha spiegato il relatore, non può essere considerata un semplice abbellimento esterno o una dichiarazione di principio. È struttura. Richiamando l’etimologia greca di “ethos”, monsignor Dellavite ha evidenziato il significato originario della parola: casa, abitare, dunque struttura portante. Significativo anche il richiamo finale a Italo Calvino e alle sue “Lezioni americane”, scritte nel 1983, molto prima dell’attuale sviluppo dell’intelligenza artificiale. Monsignor Dellavite ha ricordato come già allora Calvino intuì che il futuro del mondo avrebbe dipeso dalla capacità degli uomini di custodire ciò che resta profondamente umano. Un’intuizione che oggi appare straordinariamente attuale.

In chiusura, il relatore ha richiamato anche una provocatoria regola del web: “o stai vendendo, o stai comprando, oppure sei ciò che viene venduto”. Un invito alla lucidità e alla vigilanza, soprattutto in un’epoca in cui molti strumenti apparentemente gratuiti finiscono per trasformare gli utenti stessi in merce. Il messaggio conclusivo della serata è apparso chiaro e condiviso: l’intelligenza artificiale non va né idolatrata né demonizzata. Va conosciuta, compresa, verificata e orientata. Il futuro dipenderà dalla qualità umana di chi saprà utilizzarla, dalla capacità di mantenere vivi il senso critico, la responsabilità e un’etica autentica, intesa non come facciata ma come struttura portante della società e delle relazioni.

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