La serata di chiusura, prima delle vacanze estive, Eliana la gioca in casa. Infatti la meta della conviviale è Soresina, dove viene visitata la Sala del Podestà, accompagnati dalla professoressa Emilia Cominetti che, con minuziosa descrizione ci illustra questo bel salone, ultimo avanzo della vasta residenza che la famiglia Barbò tenne fin quasi alla fine del secolo XIX.

Nella seconda metà del secolo XVI il palazzo era parte delle estese proprietà che Ludovico Barbò aveva nel territorio soresinese. Grazie alle sue risorse finanziarie ottenne per il secondogenito Camillo la titolarietà del Feudo di Soresina; questi sposerà nel 1580 la nobile bresciana Giulia Caprioli e il loro figlio Ludovico otterrà poi il titolo di primo marchese di Soresina.

Il nome di Sala del Podestà si riferisce al fatto che in questo salone fu trasferita nei primi anni del 1600 la sede ufficiale del Podestà-Pretore, giureconsulto che esercitava nel feudo la giustizia civile e penale in nome del feudatario che l’aveva a sua volta ricevuta dal Re di Spagna.

Dopo una storia di abbandoni ed usi impropri la sala venne restaurata nel 1972 e nel 1994.

Gli affreschi, dopo studi e una diversa attribuzione, sono stati collocati nell’ambito di Bernardino Campi, importante e prolifico pittore cremonese. I dipinti sono divisi in due registri sovrapposti; nel superiore gli 8 riquadri narrano la storia di Roma secondo la versione di Tito Livio, nell’inferiore una sequenza di divinità classiche e ricche decorazioni che circondano anche tutte le aperture. Due le tecniche di pittura individuate a seguito del restauro: quella ad impasto corposo e quella a âscialboâ. Dell’intensità e della varietà cromatica che il salone aveva in origine è rimasta solo una vaga idea. L’obiettivo era senz’altro quello di stupire e dare un segno visibile del prestigio e della magnificenza del novello feudatario.

Un caloroso applauso ha salutato la piacevole e dotta relazione che ha interessato e coinvolto l’uditorio.

Dopo la parte dedicata alla cultura non poteva mancare quella altrettanto piacevole dedicata alla cena, cosa che si à verificata con il trasferimento al vicino ristorante “La Mucca della Nonna”, con un insolito pavimento in vetro per mostrare le sottostanti vestigia.

L’ottimo menù innaffiato da buon vino ha chiuso la bella serata a Soresina che, secondo qualcuno deve il suo nome al vescovo Syro, per altri a “silicina”, una via selciata costruita dai Romani, per altri ancora ad un’unica superstite di una pestilenza “Sol Regina”.

Comunque sia, un grazioso centro della pianura cremonese.

Dibi

Eventi Passati