Nella serata di martedì 12 Aprile si è tenuta, presso Palazzo Colleoni, una delle ultime conviviali sul tema della famiglia, la quale ha avuto il pregio di riscattare l’immagine degli istituiti professionali, considerate nell’immaginario comune, “Scuole di serie C”. I relatori della serata, a cui si deve tale merito, sono stati: il direttore dell’ENAIP, Stefano Mariotto, e il coordinatore della sede ENAIP di Romano di L., Massimo Reboldi.
É in primo luogo opportuno chiarire alcuni punti. La sigla ENAIP sta ad indicare “Ente Nazionale ACLI Istruzione Professionale” e descrive una rete nazionale di servizi per la formazione e il lavoro, nata nel 1951 grazie all’associazione ACLI (Associazione Cristiani Lavoratori Italiani), operante nel settore dell’educazione, istruzione, formazione professionale e politiche attive per il lavoro.
Accanto alle figure degli istituiti professionali di Stato, che prevedono un percorso di studi biennale, esistono gli istituiti professionali ENAIP, che si distinguono nettamente dai loro omologhi statali.
In primo luogo il percorso di studi in un istituto ENAIP è temporalmente variabile; vale a dire che il ragazzo che sceglie di iscriversi a questa tipologia di istituti professionalizzanti, può decidere di terminare il suo percorso di studi alla fine del terzo anno, ottenendo una qualifica professionale, oppure può proseguire per un altro anno conseguendo un “diploma” di specializzazione.
Lo studio, tuttavia, può ulteriormente avanzare con la frequentazione di percorsi di formazione tecnica superiore annuali (IFTS) o biennali (ITS).
Se la scelta è quella di frequentare solo i primi tre anni, per entrare nel mondo del lavoro il prima possibile, questo percorso permette agli studenti, ancor prima di prendere la qualifica professionale, di usufruire dell’apprendistato ex art. 43.
Questa flessibilità è uno dei pregi del nuovo modello di scuola professionale; inoltre, diversamente da quanto si possa pensare, il monte ore dedicate ai laboratori e alla formazione professionale dell’ENAIP è molto più elevato di quello degli istituti professionali di Stato. Questi ultimi infatti perseguono ancora un modello scolastico tradizionale, fatto di nozioni e lezioni frontali (che è anche causa delle numerose bocciature che interessano questi istituti), invece di dedicare una buona parte del tempo alle attività pratiche e all’esperienza delle competenze.
Per quanto riguarda l’ENAIP di Romano di Lombardia, l’Ente offre agli studenti tre indirizzi: operatore servizi di vendita, percorso agricolo per disabili e corso di operatore meccanico (quest’ultima è una novità degli ultimi tempi, nata dall’esigenza del territorio di reperire questa tipologia di figura professionale).
Si tratta di percorsi che offrono ampie collaborazioni con le aziende del luogo, tramite tirocini ben strutturati nel mondo del lavoro e rientranti in un progetto formativo particolarmente attento anche al tema della sicurezza. Infatti gli alunni, prima di essere inseriti nella ditta, svolgono in aula un corso sulla sicurezza specifico per alto rischio e, sul luogo di lavoro, seguono un aggiornamento legato al piano di sicurezza della ditta (via di fuga, DVR, piano d’emergenza, differente per ogni tipologia di impresa).
Secondo quanto emerge dalle statistiche, le famiglie tendono a privilegiare per i propri figli percorsi scolastici che li portano a frequentare licei o istituti tecnici, stigmatizzando gli istituti professionali. L’importanza dei genitori sta anche nel capire le vere attitudini del figlio, come far sì che si senta realizzato grazie ad un percorso di studi che sia il più adatto possibile alle sue competenze e capacità.
Gli istituti professionali, in particolare se gestisti e strutturati come quelli dell’ENAIP, possono fornire una differente ma al contempo soddisfacente e gratificante prospettiva per il futuro della loro prole.
I genitori dovrebbero incentivare i loro figli (soprattutto se, arrivati in terza media, non hanno una particolare attitudine allo studio, ma anche coloro a cui piacerebbe svolgere un lavoro più pratico e manuale) alla scelta di un istituto professionale e professionalizzante come ENAIP che, garantendo un percorso di studi a tappe, riduce il fenomeno della dispersione scolastica e permette al ragazzo di concludere il suo percorso scolastico in vari tempi e modi, garantendogli l’ingresso nel mondo del lavoro velocemente, in giovane età e con un titolo e una qualifica professionale valida sul territorio nazionale ed europeo.
Questi studenti sono quella manodopera specializzata che in Italia manca e della quale si è in continua ricerca.
Come abbiamo anticipato, grazie ad un percorso di studi come quello offerto dell’ENAIP, particolarmente improntato alla collaborazione con il mondo del lavoro e le aziende del territorio, diviene molto più rapido per un ragazzo o una ragazza con la qualifica o il diploma professionale trovare un impiego soddisfacente e redditizio, anche nella stessa azienda dove ha potuto svolgere il suo tirocinio.
Al fine di far meglio conoscere la realtà ENAIP, la sede di Romano ha organizzato dei laboratori con gli studenti delle medie (per esempio con l’istituto comprensivo Rubini) e un progetto di orientamento in collaborazione con le altre scuole presenti sul territorio, con la speranza di eliminare lo stigma che affligge queste tipologie di scuole e riuscire ad offrire una valida opzione a tutti quegli studenti che, per attitudine e capacità, sono più propensi a svolgere attività pratiche e di laboratorio, anziché subire lezioni frontali e nozionistiche che non riescono ad assimilare e memorizzare.
Lo scopo primario della scuola, come hanno fatto ben notare i due relatori, è quello di far crescere i ragazzi, di intessere relazioni e rapporti, di “guardarsi negli occhi” e non solo di trasmettere nozioni. Ogni scuola ha il suo scopo e la sua specificità trasversale.
Chi sceglie un liceo mette in conto di dover affrontare cinque anni pieni di puro studio, dopo i quali dovrà affrontarne altri 3/5 in Università. La scuola, a quel ragazzo, serve per apprendere un metodo di studio in grado di farlo arrivare alla Laurea e per affrontare un modo del lavoro sempre in continuo aggiornamento, ad ampliare le sue conoscenze su varie materie, a formarsi una cultura generale personale che lo faccia approcciare al mondo in un’ottica di collaborazione, sviluppo e continua crescita personale e della società. Non tutti i ragazzi sono in grado di affrontare questa tipologia di percorso, trovandosi ancora sui banchi a 20/25 anni.
Un istituto professionale userà un canale diverso da un liceo o da un tecnico per far maturare i suoi allievi, con metodi più pragmatici e meno nozionistici. Questo non lo rende meno valido come percorso di crescita umana, da ragazzo ad adulto, e soprattutto di crescita professionale. Il suo scopo principale è garantire un lavoro al ragazzo che passa da lì, che già a 17/18 affronta il mondo “dei grandi” e che, quello che ha imparato, deve saperlo fare bene e in sicurezza.
Riprendendo le parole di Mattia, l’adolescente mostrato nel video iniziale della serata, “il valore della scuola è umano”. La scuola deve aiutare i ragazzi a prendere consapevolezza di loro stessi e dei loro talenti. La scuola (di qualunque tipologia sia) deve plasmare gli uomini e le donne di domani, permettendo loro di avere in futuro un lavoro che li soddisfi e dia loro dignità, non importa se lo svolgeranno davanti ad una persona, ad un computer o a un tornio.
Zaira Raffaini










