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  • La patologia depressiva oggi: implicazioni individuali, familiari e sociali del disturbo depressivo. Relatore: dott. Filippo Tancredi

E’ stata una serata talmente coinvolgente che ha colto tutti i presenti di sorpresa per la competenze del relatore dottor Filippo Tancredi Psichiatra, per aver trattato un aspetto profondamente scientifico, intuitivo e coinvolgente.

Questo articolo è stato scritto da Zaira del Rotaract, presente martedì sera, che mi fa piacere  citare per l’estrema competenza, disponibilità e capacità di sintesi.

Diego

 

“DEPRESSIONE – UN VUOTO SENZA MISURA”

La prima conviviale del 2022 del Rotary Romano si è aperta con un tema molto attuale “La patologia depressiva oggi: implicazioni individuali, familiari e sociali del disturbo depressivo”.

Attuale perché questo periodo di pandemia, che ormai perdura da quasi due anni, ha avuto e sta avendo delle profonde implicazioni nella vita di tutti i giorni, soprattutto delle fasce d’età più giovani, causando smarrimento, solitudine, angosce e depressione.

Nella serata del 11/01 il dott. Filippo Tancredi, medico e psicoterapeuta da più di vent’anni e dal 2015 fondatore e coordinatore del Centro Anisé S.R.L. (https://www.anise.eu/), ha spiegato ai presenti alcune tipologie di disturbi depressivi e le loro cause scatenanti, terminando con alcuni consigli.

Il disturbo depressivo ha molteplici sfaccettature e ambiti; importante è sia saper distinguere le varie peculiarità dei disturbi depressivi, sia sapere coinvolgere le famiglie affinché comprendano il fenomeno e siano di supporto al loro caro malato.

«Essere tristi non significa essere depressi» è una delle prime affermazioni del dott. Tancredi, che prosegue «Si può essere molto sofferenti e non essere depressi. Al contrario, non sentire nulla ed essere profondamente depressi».

Con la pandemia da Covid-19 la gente è cambiata. Prendendo come spunto l’opera di De Chirico “Mistero e malinconia di una strada, fanciulla con cerchio”, il relatore ci ha fatto notare come, oggi, lungo la strada, si incontrino sempre più spesso persone arrabbiate, sospettose, paranoiche. Il timore da contagio ci mantiene in un perenne stato d’allerta e allarme, di diffidenza verso gli altri che ci camminano accanto nella vita di tutti i giorni. Sono incrementati i cosiddetti fenomeni da disadattamento, di cui parleremo in seguito.

La pandemia è stata un life event che ha traumatizzato gli equilibri interni delle persone, in modo più o meno consapevole.

Questo evento ha colpito ciascuno di noi ma in modo differente. Questo è dovuto al fatto che ogni individuo può rispondere in modo diverso allo stesso evento traumatico; ognuno ha una propria vulnerabilità biologica, una personalità, una sensibilità e un carattere differente che comporta risposte differenti. Chi è più fragile e percepisce con maggior violenza un evento traumatico e più vulnerabile e può essere affetto da disturbi depressivi. D’altra parte, chi percepisce in modo meno traumatico l’evento stressante è più resiliente e supera con più facilità e in tempi più brevi l’accaduto.

Dopo un evento traumatico possono insorgere molteplici disturbi mentali. Come riporta il DSM-5, alcuni di questi disturbi sono il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo da adattamento e il disturbo narcisistico di personalità (e moltissimi altri sui quali non ci siamo soffermati durante la serata).

Il disturbo post-traumatico è stato evidenziato in alcuni soldati americani rientrati a casa dopo la guerra del Vietnam. Si verifica a seguito di un evento traumatico acuto, tragico come un’aggressione o una guerra e consiste nel paziente che rivive quanto ha subito anche dopo che l’evento è terminato. Il dott. Tancredi ha associato questo disturbo all’opera di Füssli “L’incubo”.

Il disturbo narcisistico è tipico delle persone ossessive, per le quali tutto deve essere perfetto, compresi loro stessi, poiché un errore, di qualsiasi tipo, è identificato come un fallimento che non sono in grado di elaborare. Quando un “Narciso” non riesce ad essere ciò che vorrebbe, regredisce, vuole essere rassicurato come un bambino. Ci si riconduce, in questo caso, alla depressione anaclitica. Associato a questo disturbo è stato proposto il quadro “Narciso” di Caravaggio.

Il disturbo di adattamento è tra quelli più diffusi oggi e nel mondo, anche a causa della pandemia. Dipende dal modo e dal tempo di risposta delle persone ad uno o più eventi stressanti identificabili, ovvero in quanto e come riesce ad adattarsi al nuovo stato di fatto; l’evento può essere singolo (un lutto, il licenziamento, una separazione) oppure possono esserci eventi stressanti multipli (difficoltà economiche e lavorative, problemi familiari), eventi ricorrenti o continuativi, come una malattia, oppure anche evolutivi (legati al naturale proseguo della vita: andare a scuola, andare via di casa, sposarsi…).

Chi riesce ad adattarsi in fretta, in seguito all’accadimento di questi eventi, non presenta disturbi di adattamento. Al contrario, chi non riesce a superare la fase di stress e quegli stimoli emotivi e comportamentali derivati dall’evento traumatico, risulta affetto da questi disturbi.

Tra gli eventi traumatici si è parlato del Lutto.

«Il lutto non è depressione» specifica il dott. Tancredi e invita alla lettura del volume “Lutto e Melanconia” di S. Freud nel quale vengono descritte le varie sfumature del lutto e si parla della tristezza ma anche di rinascita.

La perdita di qualcuno è un evento acuto e annichilente ma non necessariamente porta alla depressione. All’inizio vi è una grande tristezza e un dolore che può essere mitigato nel giorno del funerale, quando lo si condivide con la comunità, lo si celebra e si celebra al contempo la persona cara defunta, ricordandone la vita e gli accadimenti felici.

Complicata è la fase del ritorno alla quotidianità poiché il supporto della comunità viene a mancare. Nella vita di tutti i giorni, a seguito della perdita, si vive un vuoto esistenziale. Il pensiero è costante verso quella parte di te che non c’è più. Si può immaginare questa sensazione guardando l’opera di Füssli “Il silenzio”.

Si deve, tuttavia, lasciar andare “l’oggetto perduto” o si va incontro ad una estrema sofferenza, il cosiddetto lutto complicato.

Osservando l’opera “Malinconia” di Munch, si intravede la fase successiva al lutto: nei pensieri dell’uomo raffigurato nel quadro la persona che non c’è più è presente ma lontana, sullo sfondo, come un ricordo; e si percepisce il suo desiderio che ella possa tornare, senza angoscia e con più distacco. È una tristezza piacevole ed uno stato d’animo che porta ad una grande creatività e produzione artistica. E, soprattutto, non è depressione.

Cos’è quindi la depressione?

Una persona depressa è un individuo che non ha alcuna progettualità. Il depresso non vede il futuro, non sa cosa vuole per il suo futuro, non ha emozioni, non prova nulla, né dolore né gioia, e non gli importa più di nulla. Vive in una ruminazione mentale del presente, rivolto al passato e annichilito su sé stesso. La relazione con il desiderio è annullata. È l’equivalente di essere morti benché si è in vita.

Questa angoscia è ben rappresentata dal “l’urlo” di Munch. Essa spesso porta a causare la propria morte poiché cresce la consapevolezza di non riuscire a stare bene. Quando un depresso in queste condizioni ammette il suo stato ad un familiare o al medico di base è importante non sottovalutare la situazione né sminuirla. Serve l’intervento di uno psichiatra perché, sicuramente, la persona depressa, prima di arrivare ad ammettere questa sua condizione, ha provato ad autocurarsi senza alcun risultato.

In definitiva: quando iniziamo a percepire che lo stress ci sta stritolando e che ci porta ad atteggiamenti scorretti verso noi stessi e gli altri, cosa possiamo fare?

Il dott. Tancredi ha evidenziato due opzioni: attendere la vecchiaia, con la sua saggezza e consapevolezza, oppure procedere con un cambio di visione del modo che abbiamo di intendere la vita, operando una ridistribuzione dei valori che diamo alle cose che occupano la nostra esistenza.

Inoltre abbiamo bisogno di rivalutare la nostra relazione con la morte, che è una grossa problematica della nostra società. Senza morte non ci sarebbe depressione la quale, come già detto, è morte in vita. Per la nostra società la morte è la fine. Altre culture invece, che la identificano come una rinascita o un passaggio, non ne hanno paura e, infatti, è difficile che tra loro vi siano persone depresse.

Pertanto, il modo migliore per affrontare la vita è tramite una profonda conoscenza (culturale e filosofica) del sé rispetto al mondo e anche tramite il superamento del concetto di morte come vuoto-assenza-nulla-fine.

Ognuno trovi il suo modo … come buon proposito per il 2022.

Zaira Raffaini, Rotaract

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