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  • LE ZAVORRE DEL SISTEMA PRODUTTIVO ITALIANO – MARTEDI’ 24 SETTEMBRE RISTORANTE “LA MURATELLA”

Martedì 24 settembre abbiamo ascoltato con grande interesse l’intervento di Giacomo Maurini, che con parole chiare e misurate ha parlato delle zavorre della produttività italica. Professore di Economia aziendale dell’Università degli Studi di Bergamo e P.H. del nostro Club, ha introdotto la sua relazione facendo subito chiarezza sulle cose di cui non intende parlare: 1) la crisi; 2) il confronto con paesi che non giocano nel nostro “campionato” (Cina e compani). Innanzitutto la produttività è un quoziente: al numeratore la quantità o la qualità di beni o servizi mentre al denominatore il costo dei fattori della produzione per realizzare quei beni e servizi. Il problema delle zavorre è primariamente del denominatore. I dati presentati fanno riferimento a una ricerca internazionale condotta su 11 paesi europei dell’Unione monetaria europea e che superano una certa dimensione. Se noi quindi ci concentriamo sul denominatore del quoziente di produttività, a che cosa facciamo attenzione? 3 sono le cose fondamentali + una quarta che ingloba anche le altre 3.

  1. fisco. Pressione fiscale nominale che è quella che pubblicano tutti i giornali e le televisioni, al 31.12.2012, pari al 44%: noi siamo al quinto posto rispetto ai paesi competitori (al 1° posto il Belgio col 47%). C’è però un altro indicatore rispetto alla pressione fiscale che è molto più significativo che non la pressione nominale: si tratta della pressione fiscale effettiva (v. box), che tenendo conto del sommerso che in Italia si aggira attorno al 17% (al primo posto tra gli 11), balza al 53%. Qui siamo primi al … mondo (bello sforzo!). Siamo primi anche come tasso di aumento negli anni (3,4%). Un fisco così elevato è negativo primo per le imprese, perché pagano di più e secondo, perché l’impresa straniera che vuole investire in Italia è disincentivata. Nel caso delle PMI, queste pagano qualcosa come il 68% sull’utile, al 1° posto tra le economie più industrializzate (2a la Francia).! Ancora alcuni dati: nel 2012 sono stati versati in tributi 424 miliardi di euro che divisi x 60 mil di cittadini, significa circa 7000 euro a testa, bambini e anziani compresi.
  2. costi della produzione e la rigidità del lavoro. Su 133 paesi l’Italia è al 117° posto. I servizi pubblici degli Enti locali: l’Italia è al 10° posto su 11, dietro di noi solo la Grecia. Pensate che negli Enti Locali ancora oggi non si è riusciti a introdurre la contabilità economica, analisi dei costi e analisi dei ricavi che ci dice dell’efficienza (solo il 12% dei Comuni dai 15.000 abitanti in su ha questo tipo di contabilità).
  3. strutture istituzionali. Infrastrutture a livello nazionale (strade, ferrovie, porti, sistemi telefonici…): siamo al 10° posto. Per quanto riguarda le strutture istituzionali qualcuno ritiene che lo stato è nato sostanzialmente per 3 cose: per difendere i cittadini dagli invasori esterni, per tener l’ordine interno, per applicare la giustizia quando i cittadini decidevano di non andare d’accordo tra di loro; poi sono nate altre cose… il welfare e via discorrendo. Nel caso della giustizia sociale, ad es., sono stati calcolati i giorni per ottenere l’esecuzione di un contratto: 1210 giorni (40 mesi)=siamo all’11 posto su 11 (prima la France). Se si considera la durata totale della giustizia civile nei 3 gradi di giudizio, in Italia è di 2.866 giorni, mancano 15 giorni a 8 anni (in Slovenia 1.354), per ottenere giustizia. Questo dal punto di vista della competizione e dell’appetibilità del nostro mercato fa a … pugni!
  4. DEBITO PUBBLICO: la zavorra più pesante. Al 31.12.2012 era a quota 1988 miliardi di euro, l’ultimo dato è di 2020 miliardi. Se ho la pressione fiscale più elevata del mondo, eppure ho un debito alto, vuol dire che abbiamo un problema dal lato spese. Quali sono queste spese? Numeri del bilancio dato italiano del 2012. Le entrate finali sono quelle che lo stato riceve e non deve restituire ammontano a 470 miliardi di euro, con quelle tributarie pari a 424 miliardi. Noi abbiamo due soli voci di spesa, 2, che da sole assorbono 338 miliardi di euro: gli interessi sul debito pubblico, 89 miliardi, che drenano liquidità al settore produttivo, e le pensioni con 249 miliardi. Quello che manca da 338 a 470, che sono altri 132 miliardi, serve per mantenere tutto il resto della macchina pubblica, le scuole, l’università, la giustizia, trasferimenti Enti locali, ospedali, tutto. Nel 2012 non sono bastati i 132 miliardi perché si è speso per 179miliardi (=47) con un deficit attorno al 3% del PIL. C’è da considerare un altro aspetto: se noi teniamo conto del bilancio dello stato in termini di avanzo primario (=il deficit – gli interessi passivi), cioè se dai 47 togliamo gli 89 degli interessi passivi, noi siano oggi come oggi a un + 2,5% di avanzo primario, 1° posto in Europa. Se noi non avessimo gli interessi passivi, non si fosse costruito il debito prima, il bilancio dello stato oggi guadagnerebbe il 2,5% sul PIL, con la Germania che viene dopo di noi. Il problema è che dovendo pagare il 5,5% sul PIL di interessi passivi, da + 2,5 scendiamo a – 3%.
  5. In conclusione, Maurini sottolinea di nuovo un aspetto cruciale riprendendo la formula del numeratore e denominatore, chiedendosi: “ma con un denominatore così, come facciamo a stare a galla?” Risposta: “Guardiamo al numeratore”.

p.f. n.= tributi pagati

PIL

p.f. n+e.= tributi pagati

PIL – sommerso

 

 

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