istorante “Antico Borgo La Muratella” Cologno al Serio
Ricordo di Don Giuseppe Rivellini,
il sacerdote e l’uomo
Relatore: il socio Dario Bertulazzi
Martedì 17 settembre alla Muratella, è riecheggiato il ricordo, attraverso la preziosa testimonianza personale di Dario Bertulazzi, di Monsignor Rivellini, Parroco di Romano, socio onorario del nostro Club, spentosi qualche mese orsono…
Nato a Brembate Sotto il 6 marzo 1922 Giuseppe Rivellini, orfano di padre a 5 anni, a 10 anni entra in Seminario e ottiene la maturità da privatista al Liceo Sarpi. Destinato a Roma per gli studi in Teologia in pieno periodo bellico, ritorna a Bergamo e viene ordinato sacerdote nel 1945 dal Vescovo Bernareggi, e subito dopo è all’Oratorio di Gazzaniga, passando poi in Parrocchia sino al 1964, quando viene nominato Parroco di Verdellino. Qui rimane fino al 1970, quando viene nominato Parroco di Romano di Lombardia, succedendo a Monsignor Maggioni, e fa la sua entrata ufficiale il 5 aprile 1970 in una tiepida giornata primaverile, accolto dall’allora Sindaco Carlo Piavani.
Attraverso un filmato realizzato 5 mesi circa prima della morte, intervistato proprio da Dario, emergono le caratteristiche dell’uomo e del sacerdote, in particolare quando al sacerdote viene chiesto cosa ricordava del giorno del suo ingresso proprio a Romano, e a distanza di quarantatré anni rispondeva di aver capito quel giorno che “il ’68 era arrivato al traguardo”. In realtà lui era arrivato a Romano diversi anni prima per la predicazione ai giovani e aveva già incontrato il suo predecessore, che gli spiegò in quanti modi si poteva fare il parroco…
“Ho choccato Verdellino, choccherò anke Romano”: la frase a lui attribuita contiene il senso di una forte determinazione e carattere nel lasciare un segno nella comunità, per un prete che andava molto tra la gente, ‘in piazza’, e questo gli permise di avvicinare quelle persone che non frequentavano molto la chiesa. Nel 1987 viene nominato Cappellano di Sua Santità e diventa Monsignore (anche in quest’occasione non lesina in ironia..). E’ Presidente anche dell’Opera Pia Rubini e negli anni ‘80 da’ l’avvio, dopo qualche titubanza, al progetto del nuovo Oratorio che si completerà negli anni ’90. Subì anche un intervento chirurgico in quegli anni alle corde vocali, lui che teneva molto alla parola e alla predicazione. Forte di carattere, di lui si può ben dire, per chi lo ha conosciuto nella sua parabola, che con l’avanzare degli anni il carattere spigoloso si sarebbe addolcito. Nel 1997 cessa dal servizio come Parroco: è un passaggio delicato per lui. Nel settembre dello stesso anno scrive sul bollettino parrocchiale una lettera di saluto ai romanesi in cui dice “Non so se sono riuscito a choccare Romano, so che non ho fatto grandi cose… sono stato un manovale nelle mani del Signore”. E poi cita una frase di Monsignor Bernareggi “Il sacerdote deve innamorarsi presto e dimenticare subito”, chiosando il capolavoro del Manzoni “Se ho offeso qualcuno, se ho mancato nei confronti di qualcuno, sappiate che l’ho fatto senza volerlo”. Un’ultima carrellata di immagini che ritraggono Monsignor Rivellini in varie occasioni pubbliche: si vedono anche Don Franco Finazzi (zio del nostro Diego), il Vescovo Amadei, il Sindaco Longhi…e via via fino all’ultima immagine.
Proprio recentissimamente nel giorno di San Defendente Patrono della città, gli è stata dedicata la Sala della Comunità nell’Oratorio.
Dopo il suo ritiro, la preghiera e lo studio sono stati il suo punto di riferimento e confidava con la solita ironia “So’ dientàt prope sàe…”.
Seguono le sentite testimonianze di alcuni soci che hanno conosciuto il sacerdote e l’uomo e con il ricordo di una persona che ha rappresentato tanto per una comunità, la serata si conclude e ci si aggiorna per i nuovi appuntamenti a venire, con una consapevolezza in più: che ci parla ancora…
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