Ristorante  “Palazzo Colleoni” Cortenuova

Martedì 24 gennaio 2017


“PARTIRE E VAGARE

TRA BIBBIA E LETTERATURA”

Relatore Mons. Tarcisio Tironi*

Il socio onorario Mons. Tarcisio Tironi presenzia al RC Romano di Lombardia presentando un tema che si annuncia di grande interesse, partendo dal presupposto che “viaggiare determina sicuramente una grande esperienza”, così il Presidente Domenico Giordano introduce il nostro relatore sottolineando con soddisfazione che il socio onorario è tale perché onora il Club con la sua disponibilità e non viceversa.

Diverse sono le circostanze che determinano la necessità o l’esigenza di intraprendere viaggi, ma comunque sempre, viaggiare è un verbo che racchiude una esperienza relazionale e di libertà portatrice di grandi interessi.

Da sempre ed in tutti i contesti, “il viaggiare”, ha offerto terreno fertile: dalla antichità alla mitologia, dal racconto biblico alla letteratura dei nostri giorni; don Tarcisio ci accompagna in questo vagare.

« Il Mondo è un libro, e coloro che non viaggiano leggono solo una pagina. » (Sant’Agostino)
Il viaggio (dal provenzale viatge, a sua volta derivante dal latino viatĭcum; quest’ultimo era la provvista necessaria per mettersi in viaggio) è lo spostamento che si compie da un luogo di partenza a un altro distante (relativamente ai propri mezzi) dal primo.I popoli antichi, finiti i grandi movimenti migratori dell’epoca preistorica, viaggiavano molto, per lo più per motivi commerciali, militari, e religiosi. Non c’è quindi da stupirsi se, per esempio, la cultura classica, greca e romana, è ricca di opere che trattano il grande tema del viaggio: basti pensare all’Odissea di Omero, che consegna alle letterature successive e all’immaginario collettivo di tutto il mondo occidentale la figura di colui che si può considerare il simbolo stesso dell’andare per terre e per mari: Ulisse. La narrazione mitologica dei viaggi ovviamente comprende anche l’approdo di Enea sui litorali latini, ma lo stesso “Divin poema” Dantesco altro non è che un viaggio alla ricerca di quanto perduto.Nel Medioevo, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il viaggio è comunque sempre collegato alla realtà economica e politica. In questi anni, durante lo stato di grave disordine e di precarietà politica e sociale che caratterizzano l’Europa tra il V e il XI secolo, si assiste ad una brusca interruzione dei flussi commerciali e ad una drastica riduzione del movimento delle persone, che molto raramente si spostano da un luogo all’altro. Ben presto, però, con il risveglio economico dell’XI secolo, riprendono in tutta Europa gli spostamenti di uomini e merci. Spinti da ragioni diverse, gli uomini ricominciano a muoversi anche oltrepassando i confini europei. Cavalieri, chierici vaganti, guerrieri e mercanti lasceranno nella letteratura un segno del loro andare.

Anche il pellegrinaggio rappresenta, in un certo senso, la concretizzazione dell’idea, insita nel Cristianesimo, della vita come viaggio: i cristiani infatti, concepiscono l’esistenza come un transito verso l’aldilà. Per questo il pellegrinaggio fu una pratica particolarmente diffusa nel Medioevo, epoca di intensa spiritualità. I viaggi più lunghi e avventurosi, quelli che oltrepassano i confini del mondo conosciuto, sono senza dubbio i viaggi dei mercanti medievali. La documentazione dei loro viaggi è ricca e varia perché amavano lasciare memorie delle loro esperienze. Fondamentali a proposito furono le attività delle repubbliche marinare.

Nell’Epoca Moderna all’inizio del XV secolo, grandi navigatori avevano circumnavigato le coste dell’Africa al servizio della corona portoghese e spagnola alla ricerca di nuovi mondi. Si passò poi alla ricerca dell’agognata rotta delle spezie, un passaggio per l’India intorno alla punta meridionale dell’Africa. Un successo di questo progetto avrebbe permesso di poter fare a meno dell’intermediazione di commercianti arabi, persiani, turchi e veneziani, che gravava sul prezzo delle spezie orientali.

Verso la fine del secolo, questa ricerca è giunta  a compimento, doppiando il Capo i Buona Speranza fino a raggiungere le Indie.

Dagli inizi del XVI secolo molteplici spedizioni  marittime raggiunsero luoghi fino ad allora sconosciuti, ma le imprese di viaggio non furono solo via mare come ci racconta Marco Polo.

Nel settecento e nell’ottocento il concetto di viaggio comincia a trasformarsi: ai mercanti, ai diplomatici e ai pellegrini si uniscono intellettuali letterati, poeti, scrittori, artisti e musicisti. Gli intellettuali di questo periodo si sentono cittadini del mondo e girano l’Europa spinti dalla curiosità intellettuale e dal desiderio di conoscere realtà, mentalità e modi di vita diversi.

Nell’Età Contemporanea, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la produzione industriale accresce il benessere delle nazioni e, parallelamente, suscita l’esigenza di riposo e di fuga dai ritmi caotici della città. I mezzi di trasporto subiscono un’autentica rivoluzione tecnologica e sviluppano la dimensione del comfort. Tra i passeggeri nasce una nuova filosofia di viaggio che viene definito “di piacere”, il cui ruolo era il divertimento e che coinvolse soltanto l’élite economica e sociale. È proprio in questo periodo che cominciano a vedersi i segni di quella che oggi possiamo definire l’industria turistica.

Più recentemente la panoramica dei viaggi si allarga a quelli fuori dal contesto terreno: i viaggi spaziali.

Nella Bibbia chi viaggia più a lungo è Abramo, ma moltissimi sono i richiami ai viaggi: la migrazione in Egitto del popolo ebreo ed il successivo esodo, il viaggio dei Magi da terre lontane fino a Betlemme per adorare  Gesù, la successiva fuga in Egitto per sfuggire alla barbarie di Erode.

In tutte le epoche, in tutti i contesti si sottolinea : “Amo viaggiare”… ma cosa significa veramente questa affermazione?

Cos’è il viaggio per ciascuno di noi? Non esiste una risposta giusta o sbagliata. Con le nostre diverse interpretazioni possiamo solo trasmettere la passione per il nostro modo di viaggiare, che è caratteristica peculiare del nostro modo di essere. Ogni viaggio parla di noi: “dimmi come viaggi e ti dirò chi sei”. E il viaggio può diventare parte integrante di un qualsiasi processo educativo.

Ma per tutti gli altri, cosa significa la frase “amo viaggiare”? Se ci addentriamo scopriamo che sono infinite le poliedricità nascoste dietro queste due semplici parole e soprattutto, scopriamo quanti significati, il più delle volte contrastanti e talvolta incompatibili, si nascondono.

Il viaggio è movimento, scoperta, andare, incontrare, conoscere, assaporare la vita e la realtà del posto, la gente, le abitudini, e questo si può fare solo fuori da circuiti preconfezionati e idee preformate dai viaggi di altri.

Ogni viaggio è diverso, identifica se stessi in tante sfaccettature, racconta di sè, della propria vita, delle scelte più o meno importanti.

Il viaggio ha avuto, nella storia dell’umanità, innumerevoli significati e anche oggi esso viene vissuto e interpretato dalle persone in modi del tutto diversi: i viaggi in terre pericolose, il turismo di massa o la stessa immigrazione clandestina .

Il viaggio ha avuto nel corso della storia dell’umanità innumerevoli significati. Anche oggi esso viene vissuto e interpretato dalle persone in modi completamente diversi.

L’uomo è una specie migratoria. Attraverso le migrazioni dall’Africa verso l’Europa e l’Asia gli ominidi si sono evoluti fino ad arrivare all’homo sapiens.

L’homo erectus è considerato il primo grande migratore dell’umanità: dalle savane dell’Africa che lo videro vagare oltre un milione di anni fa, arrivò fino all’Asia orientale. La trasformazione dell’individuo sociale nel viaggio, il diventare qualcun altro per mezzo del transito territoriale sono stereotipi letterari e fatti comuni nell’esperienza.

Il viaggio come penitenza: anche oggi si può viaggiare per fuga, alla ricerca di una propria libertà interiore, spinti dalla reazione a convenzioni sociali o da filosofie consolatorie.
Si può viaggiare per fede, come avviene nei pellegrinaggi o nelle visite ai santuari e agli oracoli anticipatori del turismo di massa.

La cosiddetta “geografia della devozione” – Lourdes, Fatima, la Mecca, lo stesso Giubileo – sono pietre miliari del viaggio religioso dove si confondono misticismo,svago e penitenza.
La concezione del viaggio come penitenza è vecchia come i viaggi della coppia originaria, scacciata dal giardino dell’Eden per i suoi peccati, alla quale viene ingiunto di viaggiare e faticare per espiare delle colpe.

La partenza spezza i legami tra il peccatore e il luogo, con le sue occasioni di peccato. Forse è per questo che il viaggio, come l’esilio, era visto nello stesso tempo come una punizione, una cura, un castigo, una purificazione.

E lo stesso Ulisse, per Dante, viaggiò per seguire «virtude e conoscenza».
Mons. Tironi ci ha guidato in un “viaggio nel viaggio” accompagnato da numerose slides con immagini tratte dalla tradizione pittorica nelle varie epoche, con il suo aiuto siamo “partiti e abbiamo vagato”; vagando capita di deviare dal percorso, così come ho fatto in questo pezzo dando sfogo anche a qualche libera interpretazione di cui don Tarcisio ci scuserà.

Vivo l’interesse e molte le domande che si sono susseguite a testimoniare il coinvolgimento dei soci. La serata si chiude con i ringraziamenti al socio onorario don Tarcisio per la sua presenza e relazione con la consegna del calendario perpetuo realizzato dal club.

                                                                                                                      dieffe

*nativo di Grumello del Monte, ordinato sacerdote nel 1970, laureto in Sacra Teologia; primo incarico presso la Parrocchia S. Lucia in Bergamo, poi Vice-rettore del Seminario Vescovile, Direttore dell’Uffico della pastorale dell’età evolutiva, Consulente ecclesiastico del Centro Sportivo Provinciale, Cappellano delle Suore Clarisse, incaricato regionale per la pastorale giovanile e deglioratori, assistente diocesano dell’AC, dal 1991 Cappellano di Sua Santità; nel 1997 diventa Prevosto di Romano di Lombardia.

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