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  • RESPONSABILITA’ GENITORIALE E GIUSTIZIA MINORILE: QUESTIONE DI EDUCAZIONE Relatore: avv. Gabriele Goldaniga

Nella serata del 09 Novembre, a seguito di una squisita cena a Palazzo Colleoni a Cortenuova, ha preso la parola l’ospite relatore della terza conviviale sul Service “La Famiglia”: l’avv. Gabriele Goldaniga.

Iscritto all’Albo degli Avvocati di Bergamo dall’anno 2010, svolge la sua attività professionale sia in diritto civile che penale, oltre ad essere interpellato come formatore e relatore in vari convegni.

È inoltre senior partner dello studio SGHS LAW FIRM che offre assistenza alle aziende, coprendo tutti i rami del diritto aziendale, sia a livello nazionale che transnazionale.

Durante la sua carriera ha avuto modo, grazie soprattutto alle difese d’ufficio, di prendere parte a vicende e tematiche legate ai reati minorili.

La presentazione preparata dall’avvocato riporta il seguente titolo: “MINORI E REATI. RISARCIMENTO DEI DANNI CAGIONATI DAI MINORI” e come sottotitolo “La responsabilità dei genitori nell’era digitale”, un tema che coinvolge sia il diritto civile che penale.

La problematica del digitale e dell’uso che ne fanno le giovani generazioni era già stata ampiamente e dettagliatamente presentata dall’arch. Donati, durante la conviviale dell’11 ottobre.

Il nuovo spunto sul tema dato dall’avvocato ha riguardato la tipologia di crimini che può essere coadiuvata dai dispositivi elettronici connessi a Internet: cyberbullismo (fenomeno che ha visto la sua origine circa dieci anni fa),  interferenze illecite nella vita privata (art. 615bis del Codice penale), ingiuria (recentemente depenalizzato e passato al Codice Civile), diffamazione, sostituzione di persona (catfishing), accesso abusivo a dispositivi personali, pornografia minorile, violazione/sottrazione e diffusione di corrispondenza privata.

I reati commessi da minori, tuttavia, non si fermano qui. Spesso si “macchiano” di crimini legati all’uso e consumo di droghe, vengono giudicati per reati di percosse, lesioni, violenza privata e sessuale, risse tra coetanei o contro adulti, danneggiamento del patrimonio altrui o pubblico. Reati che esistevano anche prima dell’avvento dei telefoni cellulari.

Di conseguenza anche se “l’era” è passata da “analogica” a “digitale”, non sono cambiati i minori e tanto meno i genitori; ma soprattutto non è cambiata la “responsabilità dei genitori” rispetto a reati commessi dai propri figli e l’importanza dell’educazione che gli stessi danno alla prole.

L’esistenza e l’uso più o meno conscio di internet, l’assorbimento dei ragazzi nei videogiochi più disparati (e spesso violenti), lo scambio quasi immediato di contenuti, pensieri e parole, il commentare sempre tutto e tutti senza davvero pensare a quanto il commento scritto d’impeto possa o meno ferire, il voler attirare l’attenzione ed essere visto/considerato dagli altri ad ogni costo, tutto ciò fa sì che le azioni dei più giovani rischino di arrecare un danno maggiore, con tempi molto più rapidi e su scala globale;

tutto ciò fa sì che l’educazione dei genitori debba spaziare su molti più fronti, magari poco noti agli stessi genitori;

tutto ciò fa sì che “i vecchi modelli educativi” debbano essere integrati e aggiornati perché non bastano più.

Capita inoltre che gli stessi genitori si deresponsabilizzano verso i propri figli e la loro educazione, demandando il tutto a Scuola, Oratorio, associazioni sportive e accusando le stesse nel caso i propri figli commettano grandi o piccoli reati.

Essere insegnanti oggi è più complesso rispetto a 40/50 anni fa: se prima, quando l’alunno combinava un guaio a scuola oltre ad essere redarguito dall’insegnante, era anche “punito” dai genitori, oggi i genitori stanno dalla parte del figlio, accusando l’insegnante o il compagno di classe coinvolto o i genitori del compagno di classe coinvolto, scaricando la loro responsabilità genitoriale sulle lacune di altri e non sulle proprie.

L’educazione scolastica, sportiva, religiosa non è e non può sostituirsi all’educazione “di vita” che deve essere impartita da coloro i quali quella vita l’hanno voluta e la stanno crescendo.

La responsabilità genitoriale non è qualcosa che puoi indossare quando ti va e se ti va (in realtà ti appartiene da quando sei sposato, anche se non hai figli).

I genitori non devono essere gli amici dei figli. I figli non hanno bisogno di altri amici. Hanno bisogno dei loro genitori e hanno bisogno che questi si comportino da genitori, che insegnino quale è il valore o il disvalore delle proprie azioni, che li rendano consapevoli che ogni azione che compiono ha delle conseguenze.

Se è difficile educare e trovare dei modelli educativi, d’altra parte la legge è chiara.

Dal codice civile. Art.315-bis. Diritti e doveri dei figli: Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.

Dal codice civile. Art. 2048 Responsabilità dei genitori; dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte: Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non avere potuto impedire il fatto.

C’è altresì il caso in cui i genitori sono consapevoli “di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere ed all’indole del minore (c. anche Cass. 14.3.2008, n. 7050).” ma il figlio, over 14 e quindi imputabile, commette comunque reati, consapevolmente e cosciente del disvalore delle proprie azioni. In questo caso consapevolmente e coscientemente dovrà assumersi lui solo la responsabilità delle sue azioni.

Significa che i genitori “hanno fallito”?

Zaira e Letizia Raffaini

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