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Martedì 17 novembre 2020
dal Bollettino del Bergamo Nord

con RC Bergamo Nord, videoconferenza on line

“Riscoprire meraviglie: la sfida del FAI Fondo Ambiente Italiano – e il caso dell’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli“
Relatrice: Ing. Arch. Elisa Baccega consulente FAI

Trattare di bellezza non è impresa da poco; luce, candore, meraviglia, stupore (la rima non è voluta) infine la conoscenza, ed il sapere mai appagati.

Sentendo la relazione di questa sera, emotivamente declinata dalla nostra (a proposito di bellezza) splendida ospite mi è sembrato sin da subito chiaro che lì saremmo finiti ed infatti nella sua stessa chiosa sta il senso del suo lavoro in FAI : “si difende ciò che si ama e si ma ciò che si conosce !”

Basterebbe solo questo e ci si presenta come regalo prezioso ancor più tale dopo per aver scoperto che l’Ing. Arch. Elisa Baccega ha speso con noi la serata del suo compleanno (ma quanti saranno ???)

Il povero notista, invece, avvilisce con una scarna prosa la cronaca di quanto trattato e, credetemi, vi è pudore perché quanto descritto e visto tratta di natura, paesaggio, patrimonio artistico che altro non sono che un sarcofago dove il connubio fra conoscenza e sapere si esalta e si raccoglie.

Si era in 34 collegati questa sera; una dozzina i soci del RC Bergamo Nord ma tant’è, lo sforzo profuso dalla Presidentissima Silvia nel promuovere questo CyberInterclub ha avuto successo perché molti, fra noi, seguendo la relazione hanno rivisto luoghi, ricordato emozioni già vissute ed altri hanno avuto percezione diretta di cosa ci sia dietro lo sforzo del FAI teso al mantenimento del bene comune.

Si è trattato dell’Abbazia di S. Fruttuoso a Camogli; ma già questo appare riduttivo perché vi era il profumo dei 33 ettari di macchia mediterranea, gli olivi coltivati per dare 100 litri all’anno di olio per palati fini,vi era la storia antica (il sito era già stato “sperimentato” dalle genti romane) a quella medievale (la Abbazia benedettina risale all’VIII secolo, fondata da Prospero vescovo di Tarragona sfuggito con le spoglie di S. Fruttuoso all’invasione dei Mori in terra spagnola) per arrivare all’epoca rinascimentale con la famiglia Doria che ne costruì la torre omonima verso la metà del 1500. Ma le foto meravigliose che ci ha presentato ci hanno fatto capire come l’abbandono dei luoghi romiti e meravigliosi dura poco ed infatti sino alla metà del secolo scorso l’abbandono della località da parte dei monaci era stato ampiamente compensato dalla realizzazione di un borgo di pescatori a metà strada fra iconografia e presepe.

L’archivio storico della famiglia Doria, la stessa che ha poi donato il sito al FAI perché ne rivelasse lo splendore, ha portato ai nostri giorni immagini e scritti di testimonianza reale di come la storia plasmi l’uomo ed i luoghi e non il contrario.

Poco mi soffermo sull’ampia disamina del recupero architettonico, reso difficile dalle difficoltà logistiche (via mare, via aria, via terra ) sempre ostaggio delle bizzarrie metereologiche perché la natura pretende rispetto totale delle sue leggi; faccio solo notare che il fulcro dello sforzo profuso si è sostanziato nella creazione di un team eterogeneo quanto coeso, organizzazione ed efficienza con saldo coordinamento e ferrea volontà (ottimo auspicio per il nostro sodalizio).

Ogni moderna tecnica di analisi e ricostruzione è stata utilizzata, entusiasmo e sapienza hanno fatto da condimento sino a creare, di quel luogo, quel lo che la natura stessa aveva deciso fosse; un angolo di paradiso e, non a caso, i diversi hanno deciso quella baia fosse e diventasse dimora del Cristo degli abissi.

Una serie di domande interessanti hanno fatto da corollario alla serata e una, in particolare, mi ha solleticato l’interesse quanto è stata data la spiegazione sulla differenza fra restauro conservativo e integrativo, l’uno teso a preservare forme, qualità e materiali dell’esistente; l’altro volto a sostituire con diverso materiale la struttura o le parti compromesse e qui la mia immaginazione mi porta a ritenere che la nostra scelta diventa obbligata ….

Alberto Longo

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