Ristorante “Palazzo Colleoni” Cortenuova
Martedì 3 novembre 2015
S. MESSA IN SUFFRAGIO DI SOCI E FAMILIARI DEFUNTI
A seguire
“LA SPIRITUALITA’ DI VAN GOGH” Celebrante e Relatore Mons. Tarcisio Tironi*
Martedì 3 novembre ci siamo ritrovati a Palazzo Colleoni per la prima nostra riunione novembrina, come di consueto preceduta dalla S. Messa dedicata ai nostri cari defunti. La S. Messa è stata celebrata dal Parroco Emerito di Romano di Lombardia, Monsignor Tarcisio Tironi*, e con l’occasione sono stati ricordati anche tutti i soci defunti.
Dopo la cena, presentato dal nostro Presidente Diego Finazzi, prende la parola Don Tarcisio che con grande maestria e attraverso l’ausilio di diapositive introduce il tema della serata “LA SPIRITUALITA’ DI VAN GOGH”. Prima di entrare nel vivo, rivolge il proprio ringraziamento per la possibilità di affrontare questo affascinante tema.
LA VITA
1. Vincent van Gogh (1853-1890) è considerato oggi uno dei più grandi artisti di sempre, ma in vita le sue opere (ha realizzato ben 864 tele) erano poco conosciute e apprezzate, pare che abbia venduto un solo dipinto. Oggi il suo Ritratto del dottor Gachet vale più di 100 milioni di dollari.
2. Pur essendo appassionato di disegno fin da bambino, van Gogh comincia a dipingere solo verso i 30 anni. Le sue opere più conosciute sono quelle dipinte tra il 1888 e il 1890.
3. La vita di van Gogh è stata funestata dal malessere psichico. Non si sa ancora con certezza quale fosse la malattia ma si sa che l’artista soffriva di attacchi di panico e allucinazioni alle quali reagiva con atti di violenza e tentativi di suicidio, seguiti da uno stato di torpore. Il tutto era aggravato dall’alcool. Van Gogh era un amante dell’assenzio.
4. Aveva un rapporto molto stretto con suo fratello Theo, mercante d’arte che per anni lo sostenne economicamente. Tale legame è testimoniato dalle oltre 600 lettere che Vincent inviò al fratello.
5. Nel 1979 van Gogh si reca nelle regioni minerarie del Belgio per prendersi cura dei malati e predicare la Bibbia ai minatori. Decide di vivere come loro, in povertà e dormendo in una baracca. Tuttavia la Scuola di Evangelizzazione di Bruxelles, spaventata da questo eccessivo fervore non gli rinnova l’incarico di predicatore.
6. Gli umili, i lavoratori dei campi e i minatori sono i soggetti preferiti da van Gogh, oltre ai numerosi autoritratti, ai paesaggi, ai dipinti con cipressi e alla rappresentazione di campi di grano e girasoli.
7. Alcuni avvicinano lo stile di Van Gogh all’impressionismo, ma a differenza degli impressionisti puri, van Gogh nelle sue opere non descrive la realtà dal suo particolare punto di vista, ma compie l’operazione inversa: è la realtà che diventa una creazione e una rappresentazione dell’io interiore dell’artista. Per questo è considerato un pioniere dell’espressionismo.
8. Nel 1888, su consiglio del fratello Theo, van Gogh si trasferisce ad Arles, nel sud della Francia per vivere con il pittore Gaugain. Non fu un rapporto facile, pare che un giorno van Gogh inseguì Gauguin in strada con un rasoio minacciando di aggredirlo, ma il rapporto degenerò del tutto quando una sera, ubriaco, Vincent scagliò un bicchiere contro l’amico. Quel giorno Gaugain decise di lasciare Arles.
9. Nel 1889 van Gogh, in preda alle allucinazioni si mozza con un rasoio metà dell’orecchio sinistro e lo spedisce a Rachele, prostituta di un bordello che frequentava con l’amico Gaugain.
10. Van Gogh muore a soli 37 anni per un colpo di rivoltella probabilmente auto inferto. C’è però chi sostiene che non si sia trattato di un suicidio ma che sia stato un incidente. Secondo alcuni infatti fu colpito per sbaglio mentre vagava per i campi da due ragazzi che giocavano con una pistola. La comunità accademica tuttavia non ha accolto questa ipotesi.
Il centocinquantesimo anniversario della nascita, ci porta a ricordare e celebrare uno dei più grandi artisti moderni, Vincent Van Gogh. Se in altri casi le ricorrenze possono servire a scoprire o riscoprire un artista, nel caso di Van Gogh possono solo ribadire la straordinaria forza di un mito che non conosce cedimenti. Van Gogh è uno degli artisti più conosciuti e amati; le sue quotazioni di mercato rimangono le più alte, esorbitanti perfino per i più grandi musei americani. Una bella rivincita, anche se poco consolante per chi in vita non aveva goduto dei privilegi della fama, né del benessere economico avendo venduto uno solo dei suoi dipinti.
C’è poi l’altro aspetto del personaggio Van Gogh, la relazione fra la genialità artistica e la «pazzia». Tutti sappiamo che Van Gogh è stato vittima di precoci turbe psichiche (famosa la mutilazione dell’orecchio, dovuta alla fuga di Paul Gauguin da Arles) e sfociate prima nell’internamento all’ospedale di St. Remy, poi nel tentato suicidio che gli costò la vita. Questa psiche tormentata ha avuto un peso determinante nello stabilire un rapporto sempre più allucinato fra l’artista e la realtà, ai suoi occhi straripante di una vitalità incontrollabile che egli traduce attraverso una nuova, formidabile tecnica che decompone e assembla la materia.
Van Gogh si avvale di una pittura sgrammaticata, da modesto disegnatore e modesto pittore, ma è un grandissimo artista, poiché, per primo, stabilisce che l’arte deve coincidere con la vita. L’arte non è rappresentazione di un’emozione semplice, pura, diretta, cioè quel passo avanti fatto dagli impressionisti rispetto alla pittura precedente; l’arte coincide con la vita, quindi il dipinto è un prolungamento dell’esistenza, è una specie di grido che si incide sulla tela. È come se il corpo dell’artista si calasse dentro l’opera d’arte.
Gli impressionisti rappresentano quello che si vede; Van Gogh rappresenta quello che non si deve vedere, ma che c’è. In questo senso la sua sensibilità straordinaria e le sue ossessioni vanno di pari passo con la scoperta del profondo, della psiche, di una spiritualità non esplicitata. Van Gogh esprime la propria emozione, e quindi il suo trauma è una verità, è la realtà della sua interiorità. E, con questa sua volontà di ribaltare il mondo e mostrarne gli aspetti anche più sgradevoli e infelici, Van Gogh diventa il più importante artista moderno; ed è perciò, oltre che per l’irruzione della sua vita nell’opera che la sua fama e il suo valore sono superiori a quelli di ogni altro artista.
Van Gogh è uno di quegli artisti che arrivano alla fine della vita nella totale infelicità, per poi, dopo la morte, diventare i più amati, i più ammirati; con uno straordinario incremento di attenzione non soltanto spirituale e culturale ma anche commerciale, cioè di mercato. Van Gogh, infatti, non è soltanto il più grande artista dell’età moderna, per la capacità evocativa ed emotiva che stimola in chiunque lo guardi, ma è anche l’artista più costoso; e il fatto che un Van Gogh costi l’equivalente di 50 o anche 100 milioni di euro sta a confermare l’aspirazione dell’arte a essere inestimabile. Più un dipinto costa più sembra impossibile possederlo. Sicché avviene che in tutte le aste internazionali nessun artista antico (né Mantegna né Antonello né Raffaello) abbia mai raggiunto la cifra raggiunta da Van Gogh. Lo scandalo esiste per cui un artista importante ma «pur sempre» moderno costi più di un artista antico e scandalizza il fatto che Van Gogh costa più di Raffaello.
Vivo l’interesse e molte le domande che si sono susseguite a testimoniare il coinvolgimento dei soci. La serata si chiude con i ringraziamenti al socio onorario don Tarcisio per la sua presenza e relazione con la consegna del guidoncino del club.
dieffe
*nativo di Grumello del Monte, ordinato sacerdote nel 1970, laureto in Sacra Teologia; primo incarico presso la Parrocchia S. Lucia in Bergamo, poi Vice-rettore del Seminario Vescovile, Direttore dell’Uffico della pastorale dell’età evolutiva, Consulente ecclesiastico del Centro Sportivo Provinciale, Cappellano delle Suore Clarisse, incaricato regionale per la pastorale giovanile e degli oratori, assistente diocesano dell’AC, dal 1991 Cappellano di Sua Santità; nel 1997 diventa Prevosto di Romano di Lombardia.



























