“Ogni bambino è un campione” sono le parole che il socio Diego Finazzi ha utilizzato per introdurre il tema della Conviviale a Palazzo Colleoni del 22.02.2022, dal titolo “Tutti in campo…la Calcistica Romanese per lo sport giovanile a Romano”.
A marzo 2020 un gruppo di sei amici ha deciso che era tempo per rifondare la Calcistica Romanese. Alla serata erano presenti Diego Finazzi (Presidente della Calcistica Romanese), Luca Danelli (Consigliere) e Antonio Forlani (Rapporti Società Sportive).
Per chi non conoscesse la vicenda della società calcistica di Romano di L. riportiamo di seguito qualche veloce cenno storico, rinverdito durante la serata.
La società è nata negli anni Venti del Novecento con il nome Pro Romano. Divenuta Fiorita Pagliarini a seguito di una fusione con la squadra dell’Oratorio, negli anni Sessanta, grazie ad Antonio Danelli e Albino Trepla (allora neo-dirigenti della società), diventa la seconda squadra per importanza nella provincia di Bergamo, arrivando nel 1971 alla Serie D e rimanendoci fino al 1984 (sfiorando per tre volte la Serie C).
A seguito di un’ulteriore fusione con una società calcistica del Comune di Calcio, cambia nome in Calcio Romanese spostando allenamenti e squadre a Calcio. Romano pertanto resta senza una società e i riflettori si spengono…fino a marzo 2020.
La coincidenza con la pandemia Covid-19 non è stata assolutamente voluta. Prima si era deciso di rifondare la società e poi il Covid-19 ha deciso di trasferirsi nel bel Paese.
La società Calcistica Romanese viene fondata a Maggio 2020. Nonostante le evidenti difficoltà dovute a chiusure, lock-down, stop alle partite e agli allenamenti, a Febbraio 2022 raggiunge i 110 giocatori con quattro squadre (Prima Squadra in terza categoria e Under 18, Under 16, Under 15 e Under 14).
La società riparte da zero e punta sul settore giovanile. L’ambizione di tornare ai livelli degli anni Settanta c’è ma per adesso, ancora nelle fasi iniziali di questa avventura, il vero obiettivo è far giocare i ragazzi di Romano e delle zone limitrofe, perché lo “Sport è una palestra di vita” che insegna il sacrificio, la collaborazione, l’impegno, la responsabilità, l’autostima, il rispetto e la crescita umana.
Per maggiori dettagli sulla società e la loro mission vi lascio il link del sito: https://www.calcisticaromanese.it/
La Calcistica Romanese si avvale di figure professionali di livello, con allenatori provvisti di patentino della Federazione, affiancati da uno studio medico (ortopedico, massoterapista, fisioterapista, nutrizionista); ha a disposizione una palestra per riprendersi dagli infortuni e di recente ha deciso di interpellare anche una psicologa, la dott.ssa Arianna Maffi, presente alla conviviale e relatrice della serata.
Perché una psicologa?
Questa nuova sensibilità, dimostrata dalla società Calcistica Romanese, è scaturita dalla pandemia e dalle sue conseguenze.
Si è notato infatti che, da quando la società è stata rifondata, sette ragazzi hanno smesso di praticare sport: chi per questioni di green-pass rafforzato, chi per “non voglia/perdita di interesse”.
È ormai evidente che il Covid-19, con le derivate restrizioni e l’obbligo di stare chiusi in casa (soprattutto nei primi tempi), ha avuto un impatto forte sui ragazzi e gli adolescenti, creando in alcuni di essi un’inclinazione all’isolamento e all’allontanamento da quanto prima era considerato parte fondamentale della loro crescita (incontri con gli amici, lo sport, la condivisione di esperienze, ecc).
Alcuni ragazzi non sentono più la necessità di uscire di casa, anche ora che le restrizioni sono minori e che ci sono meno rischi di contagio grave. Questa situazione è complessa e riguarda non solo i ragazzi ma anche le loro famiglie.
Pertanto, la dott.ssa Arianna Maffi è stata incaricata di organizzare incontri con i ragazzi e gli allenatori, così da fornire supporto psicologico ed emotivo alla squadra. Inoltre ha tenuto tre serate a cui sono stati invitati anche i genitori intitolate: “Il perfetto genitore sportivo”, “Motivazione e comunicazione” e “Lo sport come palestra di vita”.
Nella serata del 22 febbraio in particolare la dott.ssa Maffi ha riproposto gli aspetti principali del primo dei summenzionati appuntamenti, modificando il titolo iniziale in “Il bravo genitore sportivo”, rendendo così l’obiettivo più raggiungibile.
Per iniziare ha precisato che per essere un “bravo genitore sportivo” è necessario collaborare con gli altri soggetti che operano all’interno della squadra: allenatori e dirigenza, così da “remare tutti dalla stessa parte” verso gli obiettivi comuni. Solo facendo gioco di squadra, infatti, si riesce a vivere al meglio l’esperienza sportiva.
Successivamente, ha sottolineato come il modo di comportarsi sul campo dei ragazzi sia fortemente influenzato dall’educazione che è stata loro impartita dalla famiglia. Se il genitore ha insegnato valori positivi, il comportamento del figlio durante partite e allenamenti rispecchierà tali valori. Dunque è necessario correggere certi atteggiamenti genitoriali che tendono ad avere ripercussioni negative sui ragazzi. Ad esempio i genitori devono evitare di riversare le proprie aspettative sui figli, perché è possibile che gli obiettivi che si sono prefissati non siano, nella realtà, raggiungibili dalla prole ed insistendo, affinché li raggiungano, finiscono per generare ansie e stress nei propri figli (oltre a far nascere in loro la sensazione di aver deluso la propria famiglia).
Per meglio inquadrare i comportamenti errati la dottoressa ha fornito una lista di tipologie di genitori che si incontrano a bordo campo: il falso distaccato, il falso modesto, il competitivo, il simpatico incompetente, il mai contento e la mamma organizzatrice.
Il genitore sportivo che, invece, bisognerebbe aspirare ad essere è: presente e partecipe (non accompagna solo il figlio agli allenamenti e alle partite, ma s’interessa, chiedendo come è andato e cosa hanno fatto), non critica l’operato del ragazzo o dell’allenatore e vede lo sport come un’occasione di svago, un’opportunità di crescita ed un’esperienza per diventare autonomi, responsabili e rispettosi (degli allenatori-dirigenti-adulti, dei propri pari, nonché delle regole). Inoltre, il “bravo genitore sportivo” non deve mostrare tedio e fastidio per aver dovuto “scarrozzare” il figlio agli allenamenti e alle partite. Infatti, se dimostra di essere poco invogliato, con il tempo rischia di diventarlo anche il figlio, spingendolo ad abbandonare la squadra.
Tale scelta comporta tuttavia un grande detrimento per quest’ultimo. Lo sport infatti ha un’influenza positiva sulla crescita: riduce lo stress (ove vissuto con positività e sportività), incoraggia a superare i propri limiti, ma anche a riconoscerli e accettarli, accresce l’autostima ed insegna l’importanza di collaborare per raggiungere il comune traguardo.
Concludendo il discorso, la dott.ssa Maffi suggeriva ai genitori, per avvicinarsi al modello presentato, di: collaborare con le persone che ruotano attorno alla squadra; mostrare apprezzamento anche a livello di comunicazione non verbale; aiutare a superare i momenti di sconforto; parlare, iniziando un dialogo corretto e rispettoso con gli altri genitori, con gli allenatori e i dirigenti; incoraggiare il cammino dei propri figli; rispettare le regole e le decisioni altrui; applaudire il bel gioco a prescindere dalla squadra che l’ha realizzato ed infine congratularsi con i vincitori ma anche con gli sconfitti. Se i genitori terranno questi comportamenti i ragazzi vivranno meglio l’esperienza sportiva diventando campioni non solo sul campo, ma anche nella vita.
La serata è terminata con il punto di vista di un genitore, presente alla cena, che ha raccontato della sua esperienza con il figlio, giovane calciatore. Anticipando che fare il genitore non è semplice, ricorda che è suo compito anche supportare il figlio e garantire un ambiente sereno con gli altri genitori, con gli allenatori e con i ragazzi della squadra. Deve essere presente per subire/incassare le reazioni del figlio (di insoddisfazione o rabbia, ecc.) e tamponare la sua frustrazione.
Fare il genitore è difficile, nello sport come nell’educazione e nelle varie fasi di crescita dei propri figli, ma l’importante è essere lì per loro … sempre.
Zaira e Letizia Raffaini








