CONVIVIALE ON LINE

In Interclub
con tutti i Club Orobici e con i Club di Brescia

Relatori: Giorgio Gori Sindaco di Bergamo ed Emilio Del Bono Sindaco di Brescia

Una conviviale online di eccellenza con ospiti il Sin-daco di Bergamo, Giorgio Gori, e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono. Il pubblico è delle grandi occasioni: oltre trenta club coinvolti, 253 collegati via piattaforma Zoom e circa 70 in live streaming su YouTube. Tema della serata: la candidatura congiunta di Brescia e Bergamo a Capitale Italiana della Cultura 2023. Questa candidatura è stato il progetto di rilancio di un territorio già epicentro della pandemia in Occidente.

Ripartire dalla cultura, ripartire dalla bellezza: un messaggio forte e in piena sintonia con il mondo rotariano.

Il Presidente del RC Brescia Nord, Roberto Zani, introduce la serata a nome dei Distretti 2042 e 2050. Il Rotary è espressione della società e come tale deve mettersi in gioco per dare aiuti concreti, specie in un momento come questo. Prosegue il Presidente del RC Bergamo Ovest, Giorgio Donadoni, che sottolinea come questo sia il primo di un ciclo di incontri sul tema della Capitale Italiana della Cultura. I saluti iniziali vedono poi l’intervento di Laura Brianza, Governatore del Distretto 2042, che porge i suoi complimenti per aver mostrato il lato della cultura di due città che sono tradizionalmente più conosciute per la propria industriosità. Interviene successivamente Ugo Nichetti, Governatore del Distretto 2050, che ringrazia gli illustri ospiti e sottolinea che il Rotary è presente e disponibile ad aiutare la nostra società nella ripartenza.

L’intervista è moderata dalla socia del Brescia Nord Luisa Monini, la quale esordisce sottolineando che entrambe le città, Brescia e Bergamo, hanno già dei beni patrimonio Unesco e una storia importante. Dunque, hanno un’eredità di tutto rispetto in campo culturale, da cui partire. Il Sindaco Giorgio Gori, socio onorario del Bergamo Ovest – sottolineando che la collaborazione con i club rotariani bergamaschi è stata particolarmente intensa e feconda durante questi mesi così difficili – evidenzia come la candidatura congiunta sia inusuale. Le candidature avrebbero potuto essere presentate separatamente dalle due città per l’anno 2022, ma probabilmente da separati non si sarebbe ottenuto il risultato di cui oggi discutiamo. La Cultura, in senso proprio e con la maiuscola, dovrà essere protagonista, auspicabilmente con molte attività dal vivo, proprio in contrappunto alla pandemia che ci richiede di rimanere separati. L’orizzonte, peraltro, non vuole essere solo nazionale, ma europeo. Il senso vero della designazione sta nell’opportunità di far parlare e collaborare i due territori ad ogni livello. I due capoluoghi saranno al centro, ma gli interi territori provinciali dovranno essere coinvolti, anche se non sarà facile. C’è convinzione che insieme si possa andare più lontano. È fondamentale che il senso del lavoro congiunto permanga oltre l’iniziativa della Capitale Italiana della Cultura. Questa prospettiva di unità di Bergamo e Brescia è cruciale per dare più fiducia al nostro futu-ro.

Interviene quindi il Sindaco Emilio Del Bono evidenziando che il modello della collaborazione si è già manifestato in risposta all’emergenza sanitaria. Da una tradizione di “cugini”, siamo ora al tempo di diventare province “sorelle”. Siamo la rappresentanza della parte di Lombardia che ha mantenuto una propria caratteristica distintiva rispetto alla grande metropoli di Milano, che fortunatamente abbiamo vicino. Va ricordato, altresì, che le nostre terre sono terre di missionari, che denotano la propensione alla spinta internazionale, pur fortemente radicata nelle proprie origini. La circostanza di essere insieme Capitali della Cultura è un’opportunità unica che richiede di intrecciare le nostre vite e le nostre persone, per dare nuovi frutti. Con particolare riferimento alla prospettiva di Brescia, è inoltre giunto il tempo di valorizzare meglio la città a la sua architettura. La sfida è riuscire a pensare queste due città con nuove vocazioni, che in parte già ci sono: la vocazione universitaria, quella turistico-culturale, quella dei servizi e, non da ultimo, quella sanitaria. La domanda importante a cui ri-spondere è: cosa vuol dire essere Capitali della Cultura? Significa avere una forte e solida radice di civiltà, una Civitas, ossia una stratificazione nel tempo dei valori che uni-scono la comunità e le sopravvivono. Sono proprio questi valori che ci hanno consentito di affrontare con compostezza e rigore la tragedia della pandemia. La civiltà europea è oggi scossa da un XXI secolo che sposta il baricentro ad oriente, con la Cina attore principale e indiscusso. Non va dimenticato, tuttavia, che la civiltà europea si è fatta popolo proprio anche nei nostri territori. Quindi, abbiamo il compito di rilanciare la densità civile propria dell’Europa e che ne ha fatto la storia.

Luisa Monini chiede se si possa applicare la frase del filosofo René Dubos: “Pensare globalmente, agire localmente”. Risponde Giorgio Gori sottolineando come lo stereotipo del bergamasco, in parte vero, è quello di una persona chiusa. Tuttavia, questo è profondamente cambiato negli ultimi anni, perché la città si è aperta, senza peraltro perdere le proprie radici. In tal senso, hanno contribuito in misura fondamentale l’impresa e l’Università, che hanno saputo, rispettivamente, andare all’estero ed attrarre dall’estero. Ad esse si aggiunge l’infrastruttura dell’aeroporto, che ha visto uno sviluppo che lo ha portato, prima del Covid, a movimentare circa 13 milioni di passeggeri all’anno. Il tutto senza peraltro dimenticare le radici locali, perché sono quelle che danno stabilità anche nella difficoltà. La proiezione internazionale di Brescia e Bergamo deve combinarsi con l’emersione e la saldatura delle proprie radici.

Prosegue la moderatrice, spostando il focus sui giovani e chiedendo se, all’interno delle iniziative previste per il 2023, ci sia qualcosa specificamente pensato per i giovani.

Il Sindaco Del Bono prende la parola ed evidenzia che, sui giovani, ci sono elementi di criticità. Su tutti, il livello di istruzione ancora basso, con la maggioranza della popolazione che detiene un titolo di studio non superiore alla terza media e una diffusione di analfabetismo totale intorno al 2-3%. È chiaro che se si vuole proiettare il territorio nel XXI secolo, sarà necessario spingere le nuove generazioni ad aumentare il proprio livello di istruzione. Un’altra fragilità è la frattura tra città e provincia, tema che riguarda molte aree d’Europa, frattura che deve essere ricomposta anche per ridurre le disuguaglianze. Entrambe queste due criticità si affrontano mescolando le persone e le idee, rompendo i “contadi” e le pigrizie generate dall’abitudine. Per affrontare tutto questo, è essenziale un concept che innervi tutto il palinsesto dei programmi previsti per l’anno della Capitale della Cultura. Questo concept deve avere al proprio centro la circolazione della cultura, della scienza e dell’istruzione.

Luisa Monini si rivolge al Sindaco Gori per chiedere se ritiene che la pandemia possa essere un catalizzatore delle forze.

Il Sindaco Gori risponde indicando che la pandemia è certamente stata un catalizza-tore e, potenzialmente, lo potrà ancora essere, pur con alcuni distinguo. Non c’è dubbio che la comunità ha reagito, nelle settimane più difficili, facendo perno sulla propria dorsale dei valori. Sul futuro, tuttavia, la pandemia rischia di diventare un fattore di disgregazione, come quella appunto tra città e provincia. Il rischio nasce dal fatto che la fase più critica è alle spalle, ma siamo comunque dentro una vicenda che non ha una fine definita e, dunque, genera sofferenza. Infine, c’è una lettura più positivista che spera in un “riscatto” come vero auspicio di uscita dalla pandemia.

Le testimonianze dei due ospiti, come sottolinea la moderatrice, sono eccellenti anche perché vengono dal cuore. Sul cuore e i sentimenti, la domanda successiva: due città che hanno avuto due Papi Santi, Giovanni XXIII e Paolo VI, che si sono succeduti sul soglio di Pietro. Cosa rimane oggi dell’insegnamento sulla pace trasmesso da questi due Papi?

Emilio Del Bono sottolinea che sono stati i due protagonisti del Concilio Vaticano II, la più grande operazione della Chiesa per confrontarsi con la modernità. E l’operazione è così importante che i due Papi successivi, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, porteranno il nome congiunto dei due predecessori protagonisti del Concilio. È emozionante pensare che dalle nostre terre siano partite due personalità così rilevanti che hanno cambiato il mondo e contribuito a fare la storia. Questo ci indica l’eredità che abbiamo e la tipologia del cattolicesimo delle nostre terre: non bigotto, non autoreferenziale e non solo liturgico, ma vivo e che entra nell’umanità e nella svolta antropologica. L’eredità di questi due giganti del nostro territorio è molto pesante e richiede una responsabilità individuale: nessuno può limitarsi a fare l’osservatore di ciò che gli accade intorno.

Giorgio Gori evidenzia come il 2023 possa costituire un’occasione di rilettura di quanto ci hanno lasciato Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI, due riformatori non senza fatiche. Sono stati soprattutto costruttori di una chiesa in uscita, per costruire ponti, pur in modo diverso tra loro. Da un lato, Papa Giovanni XXIII che è più affettivo. Dall’altro, Montini che è più intellettuale, ma forse anche più moderno grazie al dialogo con i non credenti. Entrambi i pontefici hanno generato un pensiero che è molto attuale e invita la nostra società ad aprirsi all’altro, anche per far fronte a un calo demografico che non è sostenibile.

Interviene Roberto Zani, Presidente del RC Brescia Nord, che ringrazia per i pensieri profondi che si augura siano raccolti dal Rotary. Egli chiede inoltre come si possa con-tenere l’impatto climatico che deriverà dallo spostamento di turisti per l’iniziativa

Emilio Del Bono spiega che Brescia ha già iniziato a fare sforzi importanti per la mobilità pubblica locale (ad esempio, metropolitana leggera), che ha trasportato 58 milioni di passeggeri nel 2019 a fronte dei 41 milioni del 2013. Ciò, a riprova del fatto che il cittadino usa le mobilità pubblica di qualità. Mezzi efficienti, puliti e puntuali sono de-mocratici, perché usati da tutti. Non basta però lavorare a livello urbano, ma anche occorre muoversi anche in un panorama regionale. Qui ci sono grossi problemi, basti pensare al collegamento tra Brescia e Bergamo. La Germania ha previsto di investire più di 400 miliardi nei prossimi 30 anni nel trasporto ferroviario e nelle relative reti. È chiaro che anche noi possiamo e dobbiamo fare di più, considerato anche che il nostro territorio è particolarmente inquinato.

Conclude Giorgio Donadoni, Presidente del RC Bergamo Ovest, che riprende l’ultimo punto sulla necessità di migliorare le infrastrutture. Su questo, continua, è importante coinvolgere anche le rappresentanze industriali, perché possono e devono dare il loro contributo: è anche con questa finalità che infatti verranno coinvolte in un prossimo e non lontano incontro, in fase di definizione da parte dei due Rotary già promotori della riunione odierna.

Si torna a casa. Ma come, non lo eravamo già, costretti dalla pandemia? Sì, ma per un paio d’ore abbiamo davvero messo le ali e viaggiato. Siamo partiti dalla nostra casa, abbiamo sorvolato la Civitas, ricordato due Papi Santi, riflettuto sulla pandemia e sul futuro dei nostri territori in prospettiva europea. E adesso siamo tornati a casa, nel nostro alveo, ma più ricchi d’animo grazie alle profonde riflessioni antropologiche che abbiamo condiviso. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche e mettere in pratica i buoni propositi.

Grazie Sindaco Del Bono! Grazie Sindaco Gori!

 

DAL BOLLETTINO DEL RC BERGAMO OVEST

(Marco Ghitti)

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