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  • “G. Antonio Tadini, un intellettuale contro” Relatore: prof. Francesco Tadini

Piacevole serata in presenza con relatore il Prof. Francesco Tadini:  dirigente scolastico in pensione, ha studiato la cultura a Bergamo nella seconda metà del Settecento, approfondendo in particolare le figure della contessa Grismondi, del matematico Lorenzo Mascheroni e recentemente dell’ingegnere idraulico G.Antonio Tadini. Ed è appunto di quest’ultimo che ci ha parlato con passione. Di seguito una sintesi della relazione tenuta.

G. Antonio Tadini è stato un personaggio controverso in vita e in morte. Negli anni 1783-93, in cui faceva parte del gruppo di insegnanti del Collegio Mariano di Bergamo, si scontrò più volte con il partito conservatore, venendo accusato di eresia e segnalato alla censura della Repubblica Serenissima. Con l’arrivo dei Francesi, dopo un breve percorso politico come membro del Consiglio degli Juniori e poi ministro dell’interno della Repubblica Cisalpina, fu escluso perché ritenuto non abbastanza favorevole alla linea imposta da Napoleone. Durante il regno d’Italia fu ispettore generale del Corpo di Acque e Strade ed ebbe una luminosa carriera per più di dieci anni, finendo poi nel 1812 per dare le dimissioni a causa dei contrasti con i colleghi. Nel 1814 la Società Italiana delle Scienze bandì un concorso sulle tecniche migliori per la distribuzione delle acque ad uso di irrigazione. La soluzione radicale da lui proposta risultò soccombente rispetto a quella di Vincenzo Brunacci, più moderata tecnicamente e politicamente.

Quando morì nel 1830, l’amico Giuseppe Bravi gli dedicò un’opera, Analisi delle opere di Antonio Tadini, che era la celebrazione della sua figura di scienziato. Nel 1860, tuttavia, un altro bergamasco, Pietro Paleocapa, pubblicò un breve scritto in cui non solo criticava severamente le sue tesi sul modo di affrontare i problemi della laguna veneta, ma finiva per demolirne la figura umana e professionale giudicandolo un “forte, ma troppo vanitoso ingegno”.

Poi per circa centocinquant’anni il silenzio, interrotto solo da qualche breve cenno nelle storie locali. Con la fine del secolo scorso la sua figura di scienziato è tornata a interessare gli studiosi. Anzitutto la famiglia Galbiati ha deciso di depositare presso la Biblioteca Mai di Bergamo l’intero archivio che aveva custodito con cura. Poi Barbara Cattaneo ne ha fatto un catalogo disponibile on line. In seguito Giulia Giannini ha pubblicato le esperienze condotte da Tadini sulla deviazione della caduta dei gravi dovuta alla rotazione terrestre. Infine nel 2014 Mario Di Fidio e Claudio Gandolfi ne hanno delineato un’ampia biografia come ingegnere idraulico in Idraulici Italiani, una tappa fondamentale negli studi su G. Antonio Tadini.

Tuttavia emerge ancora il problema di una valutazione complessiva non solo della sua opera, ma della sua figura umana e professionale nei rapporti con il potere e con la cultura ufficiale, nelle sue diverse forme e articolazioni fra governo veneziano, repubblica cisalpina e periodo napoleonico. Il giudizio rischia di oscillare fra gli stereotipi elogiativi dovuti ad una gloria locale e le formule liquidatorie di una personalità caratteriale, incapace di controllare i propri impulsi.

Proprio entro una interpretazione meno schematica del personaggio possiamo porci un interrogativo: fu un perdente di talento, visto che non accettò mai compromessi e mediazioni e fu soccombente nei contrasti? Forse sì, nelle circostanze immediate di tempo. Ma fu un vincente nei tempi più lunghi in almeno due occasioni importanti: anzitutto l’introduzione delle scienze nell’insegnamento e l’approccio razionale all’analisi dei fenomeni quando era insegnante al Collegio Mariano. Inoltre la sua proposta di soluzione radicale nel concorso indetto dalla Società Italiana delle Scienze fu soccombente nel 1814 ma in seguito fu adottata da tutte le Amministrazioni per la distribuzione delle acque.

 

Riconoscimento al Prof. Fabio Cleto

La PHF è uno dei riconoscimenti che i Rotary Club conferiscono a persone, rotariane e non, che, con la loro attività  hanno promosso i valori del Rotary.

Questa sera consegniamo la PHF al prof. Fabio Cleto, a dimostrazione della nostra riconoscenza per l’impegno e la professionalità espresse, in qualità di direttore scientifico, nelle due edizioni del nostro Festival della Cultura.

Impegno e professionalità spese a tutto tondo, nell’interpretare il messaggio rotariano, nell’individuare esponenti di spicco del panorama culturale nazionale e internazionale, e nel condurre gli appuntamenti della kermesse culturale che tanto ha dato alla Comunità e al nostro Club.

Grazie Fabio anche per la disponibilità e per aver contribuito, insieme al Club e a tutti gli attori coinvolti, a portare a compimento la seconda edizione, nonostante il difficile periodo pandemico.

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