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  • “LA SANITA’ MALATA” – MARTEDI’ 26 NOVEMBRE 2013 RISTORANTE “LA MURATELLA”

Ristorante “Antico Borgo La Muratella” Cologno al Serio

 

SANITA’ MALATA

 

 Relatore: dr. Benito Melchionna

 

 

023Martedì 26 novembre abbiamo ricevuto con piacere la visita di una persona molto nota anche al nostro Club, che ha presentato la sua ultima fatica letteraria. Non si tratta di un romanzo o di una raccolta di poesie. Stiamo parlando di un saggio dal titolo accattivante e per certi versi non troppo provocatorio, vista la situazione attuale, “Sanità malata”, di Benito Melchionna.*

 

Introdotto dal nostro Presidente Pino Pisacane, il Dr. Melchionna nella sua relazione ha toccato alcuni degli argomenti ripresi e approfonditi nel testo che ha consegnato a fine serata, vergando le numerose dediche dei partecipanti.

 

Innanzitutto è partito dalla considerazione che la medicina, è incontrovertibile,  ha contribuito pesantemente a allungare la vita media delle persone, e l’invecchiamento è diventato sempre più dinamico e attivo. Si sono fatti passi avanti incredibili e tuttavia si è perso per strada l’approccio empatico tra paziente e operatore sanitario. Abbiamo troppo da fare, andiamo troppo di corsa: questo succede anche nei tribunali dove si registrano distrazione, nervosismo, indifferenza verso chi accede ai servizi (“vortice di impegni, carrierismo”). Abbiamo a disposizione le tecnoscienze che sono arrivate addirittura a prospettarci un mondo futuribile, di tipo post-umano: la scienza della bioingegneria e delle tecniche applicate in medicina evoca un panorama sempre più estensivo, quasi che si potesse sconfiggere la morte (e infatti le prospettive di vita sono aumentate enormemente negli ultimi decenni), con risultati strabilianti. In questo modo però si affida troppo spesso a strumenti tecnologici, protesi, la nostra scienza, il nostro intervento: di conseguenza il rapporto medico paziente diventa più difficile, perché c’è il prevalere della tecnica. Un esempio viene dalla diagnostica, dove l’immagine tecnologica comporta una sorta di ‘separè’, venendo meno il contatto umano, vibrante, partecipativo. Non c’è molto spazio per una forma di compartecipazione, di cura, quella che si chiama empatia, di chi sa di partecipare allo stesso destino, di chi sa di avere un ministerium, cioè un servizio, altissimo, che è quello di salvare una vita. Allora l’alleanza terapeutica è importante quanto il consenso informato (senza consenso che sia informato non ci può essere un intervento di natura medica). Attenzione: il consenso informato si può trasformare nell’ipocrisia più colossale che si può riscontrare nell’ambito della medicina, se si riduce a una liturgia preconfezionata, dove il paziente che è terrorizzato all’idea di sottoporsi a una operazione, viene sottoposto a un rapidissimo contatto magari con l’infermiere per la raccolta intempestiva di una firma su un modulo. Qualche medico più scrupoloso passa del tempo a spiegare, magari con termini gergali… e il paziente il più delle volte tende a rispondere “Dottore mi salvi…faccia quello che può fare…”. Si stabilisce un rapporto contrattuale asimmetrico, sperequato che vede il medico in una posizione sovraordinata: si parla, a questo proposito, di paternalismo medico che per fortuna risulta oggi ridimensionato, deviando però verso l’indifferenza, la corsa, la fuga. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista medico legale con la pretesa da parte del paziente di avere a ogni costo un successo, cioè un risultato conforme con le proprie aspettative e tutti gli scostamenti, per ragioni obiettive o per ragioni di malpractice, dalle aspettative desiderate dei pazienti generano contenziosi che portano il medico a adottare contromosse tipiche della cosiddetta medicina difensiva: e quindi prescrizione di esami e analisi a gogò, anche se non sono necessari per la definizione della diagnosi , ecc. ecc.

 

E allora come si rimedia a tutto questo? Si rimedia attraverso un recupero del senso umano della medicina, secondo quella che viene chiamata la medicina compassionevole, ispirata alla pietas romana e secondo la nostra tradizione cristiana, che vuole la vicinanza al prossimo. Dal punto di vista tecnico giuridico per rimediare a tutto questo bisogna recuperare un rapporto più autentico che presuppone una profonda assunzione di responsabilità da parte dell’operatore sanitario e, diremmo noi, anche da parte del paziente. Per quanto riguarda l’operatore questa responsabilità ha a che fare con 2 aspetti patologici, cioè la malpractice (incapacità professionale dell’operatore sanitario) e la malasanità (incapacità dell’organizzazione nel suo complesso). Peraltro il SSN italiano che è tra i migliori al mondo (siamo II dopo la Francia-stì francesi!-ndr) è passato di legge in legge di riforma, sin dalle Legge del ’78, la 833 (gli 883 son venuti dopo…-ndr), dove nei suoi primi due articoli si possono intravvedere obiettivi molto alti di nuovo umanesimo. Nel tempo si sono susseguite varie riforme sanitarie, arrivando alla più recente, la Legge Balduzzi dello scorso anno, dopo il giro di boa del ’92 con l’aziendalizzazione degli ospedali e delle USL. Tutte queste riforme sono andate avanti per attualizzare l’art. 32 della Costituzione, che stabilisce che la salute è un diritto soggettivo perfetto della persona, e è anche un interesse della collettività, perché… se io sto bene, sta bene la mia famiglia, sta bene la società, posso dare un contributo con il mio lavoro.

 

Con un accenno alle direttive anticipate e all’eco che ha avuto la vicenda di Eluana Englaro, all’accanimento terapeutico, insieme a altri temi delicatissimi (es. il sistema sanitario muove volumi elevatissimi di risorse economiche: l’80% del bilancio di Regione Lombardia è della sanità; la spending review; i costi standard), il Dr. Melchionna si è avviato verso la conclusione, sottolineando che sono più le domande che vengono poste nel suo libro che ha visto la luce nel mese di giugno c.a., senza nessun pretesa di essere così rigoroso nelle risposte. Altro tema lambito è quello della bioetica, disciplina giovane, altro suo cavallo di battaglia, cui nel libro si può attingere a piene mani.

 

Il grande interesse per i temi esposti e la pluralità dei punti di vista sono stati testimoniati da alcuni interventi su diritto alla salute e diritto alla cura, esperienza clinica personale e umanizzazione della medicina, allocazione delle risorse e relazione di cura, prevenzione e salute (Brandazza, Giordano, Locati, Bertulazzi) e dalla puntuale replica del relatore che hanno permesso di approfondire ulteriormente la conoscenza e la sensibilità.

 

 

 

* laureato in giurisprudenza con una tesi sul pensiero di Maritain, ha percorso l’intera carriera di magistrato in terra bergamasca e a Crema, e come procuratore aggiunto alla Corte di cassazione. Scrittore e saggista, è chiamato come consulente di varie istituzioni pubbliche e private italiane e estere. Oltre a possedere a menadito la sua materia, spazia in differenti ambiti con profonda curiosità e ricerca del vero, e la “Sanità malata” – la medicina tra bioetica spending review e tribunali, ne è la riprova.

 

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